40 ANNI DI FANTOZZI

Il ragionier Ugo Fantozzi compie 40 anni: il 27 marzo del 1975 avvenne la “prima” cinematografica del personaggio più famoso fra quelli creati da Paolo Villaggio, e sicuramente il migliore. Molto umano..

L’impiegato servile e sottomesso, eternamente sfortunato, venne accolto con un grande successo di pubblico anche perché il primo “Fantozzi” era semplicemente un film comico geniale, anche se oggi ne siamo quasi disturbati: l’italiano medio, alla fine, è diventato peggio del povero ragioniere, sempre pronto a inchinarsi (se non inginocchiarsi) ai propri superiori, investiti di livelli burocratici che non si erano mai sentiti prima, come Megadirettore o Presidente Galattico, e di avanzamenti di carriera spaventosi (la poltrona in pelle umana ve la ricorderete sicuro).

Un personaggio del genere non poteva che uscire dalla penna di un genio come Paolo Villaggio, genovese di nascita e con alle spalle una reale carriera da impiegato, seppur in un ruolo non proprio da ultima ruota del carro: era direttore del personale all’Italsider di Genova. Vide con i suoi occhi situazioni grottesche di lotte per gli spazi dei muri removibili fra un ufficio e l’altro, e servilità ai limiti dei diritti umani. Trovò la chiave giusta per raccontare le disgrazie di un povero cristo: quella del grottesco, un genere che non era stato ancora trattato nella comicità italiana, influenzato però dai travet della letteratura francese o dei disgraziati di Cechov, e dalle gag impossibili e deliranti dei cartoni animati di Tex Avery.

Fantozzi è stata l’ultima maschera del cinema italiano: fantozziano è un termine ormai entrato ufficialmente nel dizionario della nostra lingua. A differenza delle altre maschere, come quella di Totò, che erano non dico vincitori ma almeno ottimisti, quella di Fantozzi è tragica e perdente. Mai una gioia: neanche l’amante, o quella che crede di avere, è qualcosa di meglio della mostruosa moglie, la signora Pina, perché è segretamente innamorato di una spilungona scheletrica e sboccata come la signorina Silvani.

La felicità è vedere la partita della Nazionale senza rotture, con vestaglia di flanella, frittata di cipolle, familiare di birra peroni ghiacciata e rutto libero, subito demolita dal cineforum aziendale. Alla fine griderà: “Per me, La corazzata Kotiomkin, è una cagata pazzesca”, accolto da 92 minuti di applausi dei suoi colleghi. Sono quei pochi momenti di ribellione che Fantozzi si sentirà vincente, senza neanche tanto crederci. Il resto lo conoscete: arrivano il Direttore dei Direttori e la polizia che lancia i fumogeni e saranno condannati a ripetere fino all’età del pensionamento la famosa scena della scalinata del film muto originale di Ejzenstejn.

Fantozzi ci ha portato in situazioni paradossali che ricordiamo con sincero affetto e divertimento: sono passati 40 anni, e ancora ci fa ridere come matti. Il primo Fantozzi aveva fra l’altro sequenze d’antologia: la partita di biliardo con il capo del personale, la partita a tennis e quella di calcio, caratterizzata dall’arrivo della Nuvola da impiegato, e la cena al ristorante cinese con la signorina Silvani, con delirio finale del ragioniere che si tuffa nell’acquario delle triglie.

La mano tagliente e satirica, per quanto anche pesante, del regista Luciano Salce si fa sentire e non a caso il secondo capitolo, intitolato Il secondo tragico Fantozzi (1976), era più compatto se non addirittura ancor più divertente: valga per tutti gli episodi di Fantozzi porta fortuna al casinò per il Megadirettore Clamoroso Duca Conte Semenzara e l’incredibile domenica di caccia, trasformata in una giornata di guerra (fino all’arrivo di un megalomane con un aereo da bombardamento a noleggio), e ovviamente la disgraziata sequenza della partita di calcio alla tv interrotta dal perfido cineforum.

Fantozzi è un personaggio memorabile e amato, è indubbio, anche perché la gente si è riconosciuta nelle sue disgrazie e continua a sentirsi e comportarsi come lui. La missione di ognuno di noi, schiacciati dai mass-media e dal potere, è quella di sopravvivere. Come Fantozzi.

Non possiamo non citare che Fantozzi era un personaggio nato durante la trasmissione Quelli della domenica nel 1968, dove un debuttante Villaggio raccontava di questo timido e sfigato personaggio raccontato durante le sue esperienze d’ufficio.

Il successo ottenuto convince Villaggio a scriverne gli episodi sulle pagine de “L’Europeo”, racconti raccolti in un volume da Rizzoli nel 1971 e poi infine trasformati in film: la saga di Fantozzi è iniziata nel ’75 ed è continuata per dieci film fino al 1999. Il personaggio è interpretato ovviamente da Villaggio, ma al suo successo contribuiranno non poco il cast di contorno: il pericoloso organizzatore di gite aziendali ragionier Filini, interpretato dal grande Gigi Reder, la signorina Silvani interpretata da Anna Mazzamauro, lo sgradevole collega Calboni interpretato da Giuseppe Anatrelli, e la famiglia, composta da Pina, interpretata prima da Liù Bosisio e poi da Milena Vukotic, e la figlia Mariangela, interpretata in realtà da un uomo, Plinio Fernando.

filini e fantozzi

Diretti dallo straordinario Luciano Salce e scritti da quella coppia storica di sceneggiatori composta da Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, i film di Fantozzi passarono la palla a Neri Parenti a partire da Fantozzi contro tutti (1980): nonostante alcune ripetizioni, aveva delle scene d’antologia, come la tragica (nel vero senso della parola) gara ciclistica o la “vacanza” con il direttore Marchese Conte Barambani (Camillo Milli). La saga si trasformò brevemente in farsa e la qualità cominciò a scendere.

La forza comica di Villaggio, fra l’altro, si esaurì presto anche perché gli altri film interpretati da lui non riuscivano a farlo uscire dal personaggio, tarpando il suo grande talento in situazioni ripetitive e spente. Le uniche eccezioni non vedono neanche Fantozzi, ma un ennesimo clone, come in Ho vinto la lotteria di capodanno (1989) o di altri personaggi, come Fracchia, fortunatamente riproposto in due pellicole discrete. L’ultimo fuoco sarà Fantozzi in paradiso (1993): condannato alla morte, Ugo Fantozzi ritrova il piglio crudele e sanamente comico (e regala alla Vukotic, bravissima, il Nastro d’Argento) e allontana le malinconie dei precedenti film. Ma non finisce bene: Fantozzi il ritorno e Fantozzi 2000-la clonazione, saranno gli ultimi e terrificanti episodi che uccideranno – questa volta davvero – una Maschera che ha avuto ben altri giorni di gloria.
Quando nel ’93 Villaggio ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra cinematografica di Venezia, è probabile che gli sia stato dato per il film di Fellini che aveva da poco interpretato, ma sotto sotto, sappiamo che gli è stato dato per Fantozzi. Ed era tutto meritato, caro lei.

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