A ME GIGI, PLEASE: PROIETTI COMPIE 75 ANNI

Ieri ha compiuto gli anni un vero maestro: Gigi Proietti.

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Nato il 2 novembre del 1940, è giunto alle 75 primavere uno dei più grandi attori viventi. Presto detto.

Proietti, il cui nome completo è Luigi, ha passato cinquanta anni sul palcoscenico, mantenendo la freschezza degli esordi e il carisma di colui che ci stregò, nel lontano 1976, con uno dei più clamorosi one-man-show che il teatro italiano ricordi: A me gli occhi, please. Colto e profondo conoscitore della storia della commedia dell’arte e degli albori di Ettore Petrolini – genio dimenticato dal paese che gli dovrebbe fare un monumento -, Proietti sbalordiva il suo pubblico con tutto il suo bagaglio recitativo, fra canzoni e ballate romane, dialetti, sketch e personaggi che sono rimasti nella memoria collettiva. Chi scrive ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo, pochi anni fa. All’alba dei 70 anni, quello che sembrava consumato attore esplodeva in tutta la sua forza: che patto col diavolo ha fatto per cantare e recitare ancora in quella maniera!? Si è indubbiamente inserito nelle file dei Grandi Comici, è completamente maestro dei tempi e della dizione, e ha vinto più di una sfida con chi non riusciva a vederlo al di fuori del teatro.

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Per molto tempo, infatti, girava la voce nel mondo dello spettacolo che per quanto fosse bravo, e che riusciva come pochi a coinvolgere il pubblico nei suoi sketch (che, spesso, gli anticipava le battute), Proietti non “bucava” lo schermo, che fosse piccolo o grande. Con quell’aria da primo della classe, si diceva, risultava antipatico, per questo ci sono voluti molti anni prima che diventasse un divo nazionale a tutti gli effetti. O meglio, prima che cominciasse a fare “cassetta”.

Anzitutto, c’è da dire che Proietti ha avuto una formazione molto, ma molto diversa dalle esperienza che avrà giovanissimo, alla fine degli anni Sessanta, e che gli permetteranno di uscire dall’anonimato. Come lui stesso ha raccontato nella sua autobiografia, “Tutto sommato”, non figlio d’arte e con un padre che lo voleva trascinare all’università, decise di provare a sfruttare la sua voce facendo il cantante nei night-club, con risultati modesti e a volte involontariamente comici. Facendo le ore piccole e faticando di conseguenza negli studi, arrivò al teatro per puro caso, spulciando i fogliettini che spesso invadono le bacheche dell’università: decise di seguire un corso di teatro, inconsapevole che quella scelta gli cambiò la vita, e fu preso a benvolere dal direttore del corso, Giancarlo Cobelli, che notò le sue abilità scritturandolo per alcuni spettacoli d’avanguardia. Proietti infatti iniziò nel teatro sperimentale – esperienza che lo portò nel cast degli sceneggiati RAI più impegnati –  ma per “campare” (visto che erano sì spettacoli belli ma con un pubblico di numero inferiore all’intero cast) si salvò grazie al doppiaggio.

 

Cantante, quindi, poi attore di prosa e poi doppiatore: non tutti conoscono questa sua attività, eppure fu (e continua ad essere) un eccellente doppio, sua è la voce di Dustin Hoffman in Lenny (1974), quella del primo Rocky (1975), di uno dei primi Robert De Niro (Mean Streets – tornerà ad essere la sua voce nel fantastico Casinò di Martin Scorsese), Paul Newman, Richard Burton (Chi ha paura di Virginia Woolf?), Marlon Brando, Donald Sutherland (nel Casanova di Fellini), persino (un irriconoscibile) la voce di Bourvil in Tre Uomini in fuga, e ovviamente una delle sue performance più note: il Genio della lampada di Aladdin della Disney (1996).

Ma il passaggio fra il teatro impegnato e quello leggero, che lo porterà ad avere il vero successo popolare, era accaduto prima, nel 1970, quando viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente. Conosce poi Carmelo Bene, con cui lavorerà assieme ad una versione de “La cena delle beffe” di Sam Benelli, e lo scrittore Roberto Lerici, al quale si deve la stesura del copione di quello che sarà lo spettacolo consacratore di Proietti: A me gli occhi, please. Questo one-man-show risale al 1976, e sarà riportato in scena più volte con centinaia di repliche e migliaia di spettatori: Proietti, senza sosta, si calava per circa tre ore in un incredibile serie di canzoni, imitazioni, balli e sketch. Racconta lo stesso Gigi che una volta origliò un omaccione chiedere al botteghino, “Voglio sta’ in prima fila, voglio vede’ ‘r sudore!”.

Tutto questo sforzo procurò a Proietti un successo clamoroso. La sua storia teatrale la conoscete bene: dal 1978 ha diretto il teatro Brancaccio di Roma e creando da subito un laboratorio teatrale da dove usciranno molti futuri “divi” del cinema e della televisione (cito Giampiero Ingrassia, figlio di Ciccio, Giorgio Tirabassi, Enrico Brignano, Gabriele Cirilli, Francesca Reggiani, Pino Quartullo, Rodolfo Laganà, Massimo Wertumuller, fra gli allievi più noti) e dove a volte intervenivano come “insegnanti” gente come Fiorenzo Fiorentini e Mario Carotenuto. Avete avuto i brividi anche voi, vero?

La sua carriera teatrale continua intensamente – uno show è un chiaro omaggio al suo ispiratore, Caro Petrolini (1983), un altro è I sette re di Roma, diretto dal regista “storico” Luigi Magni, e quando nel 2007 lo “defenestrano” dal Brancaccio per Costanzo, Proietti si scrolla le polemiche di dosso e inizia a dirigere il Gran Teatro di Roma. Nel momento in cui scrivo, è il direttore artistico del Silvano Toti Globe Theatre.

Cantante, attore serio, poi di prosa e di musical, doppiatore, infine one-man-show. Manca il cinema, e la televisione.

Non faceva cassetta, abbiamo detto. Eppure Proietti ha alle spalle alcuni film davvero notevoli, come il dimenticato La mortadella (1971), unico film di Sofia Loren diretto da Mario Monicelli, Brancaleone alle Crociate (1970), Meo Patacca (1972), il bellissimo La Tosca, regia di Luigi Magni (1973), o La proprietà non è più un furto, regia di Elio Petri (1973). Spulciando nella sua filmografia, comunque, ci sono i titoli che sicuramente più conoscete: Febbre da cavallo (1976), di Steno, Casotto (1977), di Sergio Citti, e un piccolo classico come Non ti conosco più amore, regia di Sergio Corbucci (1980), in “trio” con Johnny Dorelli e Monica Vitti. Certo, l’attore fallito con il pallino delle scommesse Mandrake è diventato un personaggio immortale, non solo nella sua carriera, eppure Gigi si sarà tolto delle soddisfazioni ma poche sono quelle da ricordare. Ultimamente, si è prestato nei film di Carlo Vanzina e vale la pena di citare Un’estate al mare (2008): nell’episodio La signora delle camelie, interpretava un attore pasticcione chiamato a sostituire un collega per il ruolo del Conte Duval, con risultati davvero esilaranti. Poco da dire sugli altri titoli: nell’altro film a episodi Le barzellette (2004) Proietti sfruttava la sua fama di barzellettiere straordinario con un paio di numeri divertenti, ma a volte poco onorevoli alla sua carriera (come quando cita lo spot del caffè nella famosa barzelletta del “18”).

E infine? La televisione. Non fa cassetta, dicono, ma non buca neanche lo schermo.

Da spettatore ricordo una curiosa serie da lui stessa diretta, Villa Arzilla, ambientata in un ospizio pieno di vecchie glorie (da Marisa Merlini a Fiorenzo Fiorentini, da Giustino Durano a Ernesto Calindri!) e andata in onda nel 1990. Se non fosse stato interprete del Maresciallo Rocca, Proietti rischiava di non rientrarci più, in televisione: eppure sbancò l’auditel (quando gli ascolti erano mostruosi: la prima stagione, andata in onda nel 1996, raggiunse picchi di 15 milioni di spettatori) e durò cinque stagioni e una miniserie conclusiva, nel 2008. Il suo maresciallo dei carabinieri, umano, sanguigno e ironico, conquistò talmente tanto il pubblico che Proietti rischiava di finire etichettato come il “Maresciallo”. Eppure il tempo aggiusta tutto. Sono certo che vi siete quasi dimenticati che ha fatto molti spot per la Lavazza (A me, me piace!, era la sua battuta storica) o per il Caffè Kimbo, ma vi consiglio di ricercarli per la gioia di rivederli: sempre unico, divertente, e con il suo tempismo del romano dalla battuta pronta.
Ecco, Proietti è stato tutto e di più.

Cantante e attore completo nel vero senso della parola.

Perché a me, me piace.

Auguri Maestro

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