ADDIO A FURIO SCARPELLI

Scompare un grande della commedia, firmò La Grande Guerra e altri capolavori.

Ora la commedia è davvero finita. Furio Scarpelli ci ha lasciati a novant’anni e con lui termina idealmente l’età dell’oro iniziata con i Totò e i Gassman, l’Italia dell’eldorado economico e di una Cinecittà che ha saputo battersi alla pari con Hollywood. Grande sceneggiatore, scrittore e illustratore, Scarpelli è stato padre al 50% della commedia all’italiana. Con l’amico Agenore Incrocci aveva formato l’inossidabile coppia Age&Scarpelli, per oltre tre decenni la sacra diade che firmò decine di grandi film e una manciata di capolavori.

Da Totò le Mokò (1949) fino a C’Eravamo Tanto Amati di Ettore Scola (1974), che chiude virtualmente un’era, Scarpelli e Age (scomparso nel 2005) hanno contribuito a traghettare il nostro cinema dal neorealismo verso la commedia all’italiana, con film che sapevano far ridere e sorridere ma anche raccontare la gente e la società che stava cambiando.

Tra le sceneggiature più celebri ricordiamo quelle per i film di Mario Monicelli I Soliti Ignoti (1958) e La Grande Guerra (1959), con il miglior Alberto Sordi di sempre, e poi I Mostri (1963) di Dino Risi, Sedotta e Abbandonata (1963) di Pietro Germi, e addirittura il western Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966) di Sergio Leone. Ma da grandi manipolatori della lingua quali erano, Age&Scarpelli hanno soprattutto inventato, sempre per Monicelli, l’estroso dialetto maccheronico-medievale de L’Armata

Brancaleone
(1966), uno dei picchi creativi non solo della loro filmografia ma di tutto il cinema italiano.

[Ne riportiamo un passaggio, pronunciato da Brancaleone-Gassman: “Sai tu qual sia, in questa nera valle, la risultanza e il premio d’ogni sacrifizio umano? Calci nel deretano! D’ora in poi verrò nomato lo cavaliere amaro!”]

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

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