ADDIO AL GRANDE FABRIZIO CANCIANI

 

Un talento che non rimaneva chiuso tra le pagine ma usciva e incontrava la musica, il teatro, la comicità. Cantore di storie così vere che sembrava di poterle vivere, personaggi così umani che ci si scopriva subito ad amarli.  Fabrizio Canciani questa notte si è spento a 58 anni a causa di una grave malattia, dopo aver vissuto in un modo tutto particolare il suo essere artista, e l’ha fatto raccogliendo intorno a sé amici, colleghi e lettori, tutti coinvolti in qualcosa che andava molto oltre il classico rapporto fra autore e lettori. Aveva un modo di porsi unico: dolce, gentile, quasi intimidito dai complimenti, e uno sguardo tagliente, che si ritrova nei suoi libri.

Laureato al DAMS di Bologna, era un virtuoso del giallo. Ha pubblicato diversi racconti di genere per la collana “Oltre il giallo”, il thriller umoristico “Il Killer dei cacciatorini” per Greco e Greco e per Todaro Editore “La regola della cattura” (2004), “Qualcosa che non resta” (2006), “Il mio mitra è il contrabbasso” (2007), il racconto “Da tera an pianta” per l’antologia “Delitti di vino” (2008) e, insieme a Stefano Covri, “Delitti e canzoni – una jam session letteraria” (2009), “Sporchi di luce” (2011), “Acqua che porta via” (2013). Con Sagoma Editore Fabrizio si è messo alla prova con una raccolta di gialli lunghi solo poche righe, il divertente “Gialli in un minuto”.

Il teatro canzone è stato una delle sue grandi passioni e lo ha accompagnato fino all’ultimo, lavorando alacremente sulla trasposizione teatrale proprio di Gialli in Un Minuto. Neppure la malattia lo ha fermato: circondato da tanti colleghi e amici ha continuato la sua vita con grande forza e lo sguardo timido ma al tempo stesso beffardo che lo ha sempre caratterizzato. Un grande artista, ma soprattutto un uomo forte e determinato. 

Author: Redazione

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