ADDIO A BUD SPENCER, PIEDONE DEL CINEMA ITALIANO

È giunta da poche ore la notizia che Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, è scomparso all’età di 86 anni.

“Io distinguo due tipi di successo: quello che ho avuto nello sport e quello nel cinema. Il primo è mio e non me lo leva nessuno. Il secondo è quello che il pubblico ha deciso di darmi e che mi ha permesso di fare 120 film”

bud600Sono quelle notizie dure da digerire perché, inutile negarlo, Bud Spencer era entrato nei nostri cuori sin dalla più tenera età, da almeno tre generazioni. Sia in coppia con l’inseparabile Terence Hill, sia da solo, come Piedone lo sbirro, Banana Joe, il Soldato di ventura, e via elencando, definendosi comunque un “personaggio” e non un “attore” nel vero senso della parola, è stato uno dei più grandi personaggi della nostra cultura che, ancora oggi, vanno fortissimo in paesi come la Germania o il Brasile. In Italia, nella classifica dei film di maggior incasso nella storia del cinema, sette film interpretati dalla coppia Spencer & Hill sono presenti con cifre da capogiro.

Arrivarono nel cinema italiano quando il western stava subendo una fase calante, fra troppi titoli in uscita che si mescolavano fra decine di sparatorie di serie C, incontri improbabili, troppi Zorro, troppe parodie francociccio, nel momento che servivano due personaggi originali nel preciso istante che un valido regista come Giuseppe Colizzi, autore di Dio perdona, io no, tornò da un personale giro nei maggiori cinema del paese, alla fine del quale disse “Non so perché ma quando sono nella stessa inquadratura, si respira un’aria diversa, divertita, la gente si diverte maggiormente, insomma non so perché, ma li metto insieme”. E con I quattro dell’Ave Maria, 1968, Colizzi avviò ufficialmente un duo molto singolare, formato come nella tradizione di unioni fortuite e occasionali, due persone che non erano destinate ad incontrarsi e che, soprattutto, non sembravano destinati neanche a diventare due star del western prima, e poi be’, sapete cosa diventarono in seguito Bud Spencer e Terence Hill. Due pseudonimi americani come andava di moda all’epoca in Italia, quando in realtà uno è di Napoli e si chiama Carlo Pedersoli e l’altro è mezzo veneziano e mezzo tedesco, e si chiama Mario Girotti.

La loro formula che si è imposta credo automaticamente essendo così diversi fisicamente, uno enorme scorbutico e barbuto, l’altro sbarbato, occhi azzurri e atletico, è stata quella del gigante non proprio buono che ha una mosca rompipalle sempre sorridente che lo infila in un sacco di guai, non ha cambiato di una virgola nei sedici film girati dal 1967 al 1994 (tra molti intervalli solitari), eppure ancora oggi nei passaggi televisivi ottengono dignitosi ascolti, i loro DVD sono venduti ovunque, ci sono i fan che sanno a memoria battute, volti (quanti valorosi stuntman hanno lavorato con loro!), insomma questi film che hanno mescolato cazzotti e risse molto vicine ai ritmi delle comiche mute classiche, buoni sentimenti, donnine sorridenti, umorismo a volte rozzo a volte a livello parrocchiale, fanno ancora ridere. Alcuni sono invecchiati male, vero, ma altri, cito i primi due Trinità, Più forte ragazzi! (1972), Altrimenti ci arrabbiamo (1974), Due superpiedi quasi piatti (1977), Pari e Dispari (1978), non fanno polvere e in una serata di relax ci stanno benissimo.

Sono stati due tra i personaggi più onesti e simpatici meglio sfornati dal cinema italiano negli ultimi anni, comici da fumetto, forse maschere, che difficilmente si rimpiazzano perché sono due volti così immediatamente familiari da rendere lo spettatore pienamente partecipe delle loro avventure, a volte troppo zuccherose (l’Africa sorridente dove nessuno muore di fame, Io sto con gli ippopotami, 1979), o troppo sceme anche se sghignazzanti (Chi trova un amico trova un tesoro, 1981), ma comunque ripeto godibili [Fondamentale contributo furono le frizzanti e divertenti musiche dei loro film, spesso composte dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis (noti come Oliver Onions, la Dune Buggy è loro), senza dimenticare Carlo Rustichelli, Franco Micalizzi].

Il loro successo è stato praticamente un botto al botteghino. Il pubblico impazzì. Si racconta che durante una proiezione in Svezia di uno dei Trinità, Spencer e Hill assistettero ad una scena curiosa, un attacco di riso isterico da parte di una spettatrice, talmente forte che dovettero chiamare una ambulanza..
E per rispondere a questo clamoroso successo i due non potevano girare decine di film assieme, e così separatamente girarono i loro film, non sempre con gli incassi sperati. Anzi, bisogna ammettere che dei due, è stato Spencer ad aver avuto più successo da solista, con i Bomber, i Bulldozer, la serie di Piedone lo sbirro, i Banana Joe. Buoni sentimenti, e comicità slapstick, con i cazzotti e tanta onestà intellettuale. Il personaggio di Bud era sempre quello che mangiava e proteggeva i più deboli: strizzava l’occhio rassicurante e mangiava fagioli.
In anni più recenti, il responso del pubblico si è poi ribaltato a favore di Terence con l’exploit di Don Matteo che dura ormai da 16 anni.

Man mano che il loro successo aumentava, però, le idee sono calate (anche se certe autocitazioni sono divertenti, vedi l’inizio di Due Superpiedi quasi piatti, che è lo stesso di Continuavano a chiamarlo Trinità), e cominciarono a diventare pesantemente ripetitivi, gli incassi calarono e con Miami Supercops (1985) il ciclo si chiuse, con una eccezione nel 1994 con Botte di Natale, simpatico ma anacronistico e diciamolo un po’ noioso. A parte gli ultimi fuochi, la coppia Spencer e Hill è stata tutt’altro una meteora, merito anche del successo avuto da soli e da un segreto di alchimia di coppia forse azzeccato da Ermanno Olmi, “padrino” del loro premio David di Donatello alla carriera nel 2010, ai quali disse di essersi convinto che il cinema non deve essere diviso fra qualità e consumo, due nomi sciocchi e presuntuosi, classificato con asterischi e palline, e giunto all’età del buon senso, si rese conto che a salvar il mondo non è solo la cultura e la bellezza ma anche la gioia, come condivisione di sentimenti di pace, perché una bella risata è anch’essa a pieno titolo opera d’arte, e Bud Spencer e Terence Hill rimarranno nella storia di un cinema di qualità senza asterischi.

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