ADDIO A GIANNI BONCOMPAGNI

 

E’ scomparso domenica a Roma Gianni Boncompagni, all’età di 84 anni. Era nato nel 1932 ad Arezzo, ed era malato da tempo.

Ci rendiamo conto che Boncompagni non scateni la commozione generale del mondo dei social network – e non poche persone fortunatamente si sono anche indignate per questo silenzio – forse anche perché il suo ruolo soprattutto di autore lo ha rilegato dietro le quinte per molti anni, per quanto il suo volto era notissimo e leggendaria era la sua ironia cinica e irresistibile.

Il suo nome oggi rischia di essere ricordato per essere stato – secondo una delle leggende che gli ruotano attorno – l’uomo dietro l’auricolare di Ambra Angiolini al suo debutto di “Non è la Rai”, ma bisognerebbe far grande giustizia nel ricordare una lunghissima carriera che fece la storia della radio e della tv, perché Boncompagni, dalla metà degli anni Sessanta in poi, da uomo di grande cultura soprattutto musicale che era, ha sfornato programmi come Bandiera gialla.

Bandiera gialla – la prima di una serie di collaborazioni con Renzo Arbore – era un programma musicale dedicato ai giovanissimi che andò in onda sul secondo canale radiofonico della RAI (prima di diventare Radio Rai2) dal 1965 al 1970. Scritto assieme a Luciano Rispoli, fu fondamentale per il lancio dei giovanissimi talenti musicali come Mita Medici, Renato Zero, Giancarlo Magalli, Valeria Ciangottini, Barbara Palombelli, Clemente Mimun (proprio lui..) , e della musica americana e i gruppi inglesi dei Rolling Stones e dei Beatles, e del genere Beat. “Da noi si vedevano i primi capelli lunghi, le minigonne” , racconta Arbore, “dopo la Swinging London lanciammo la Swinging Rome grazie al Piper, il locale creato da Crocetta e Bornigia, i giornali ci seguirono. Non sapevamo come definire questa musica: allora si chiamava yé-yé, era figlia del rock’n’roll, in America rientrava nella pop music, noi scartammo pop e io proposi a Gianni di rubare l’etichetta “beat”. La beat generation era quella di Ferlinghetti, Kerouac. Telefonammo a Marcello Mancini, direttore della rivista musicale Big e lo sventurato ci disse sì. Così beat divenne l’etichetta più di moda, c’era la ragazza beat, la protesta beat: tutto quello che era curioso diventava beat. I ragazzi svegli che cercavano novità erano beat, chi non era giovane veniva chiamato “Matusa” o benpensante”.

Finita l’esperienza, le due pesti Arbore e Boncompagni inventano un programma radiofonico entrato nella storia della radio, e che sul genere comico contribuì non poco allo sviluppo del nonsense e che lanciò due incredibili personaggi come Giorgio Bracardi (e suo fratello Franco) e Mario Marenco. Stiamo parlando di Alto Gradimento. Andato in onda dal 1970 al 1976, e in seconda battuta nel 1979-80, registrò indici di ascolto impensabili per l’epoca e non avendo nessuna logica di scaletta, andava a ruota libera lasciando improvvisare questa squadra di geniacci che interpretavano personaggi diventati proverbiali per gli ascoltatori degli anni Settanta: Bozambo (servitore personale tuttofare di badrone Maurizio Costanzo), il Ragionier Affastellati (col il tormentone “Perché non sei venutta? Ping!”, interpretato da Giorgio Bracardi), il federale Romolo Catenacci (inizialmente Castellacci, ex-gerarca fascista che raccontava assurdi episodi e improbabili retroscena della vita di Mussolini: “Quando c’era lui, caro lei!”, sempre Bracardi), Max Vinella (personaggio infilato in un film incredibile del 1975: Vinella e don Pezzotta, sempre Bracardi), il Colonnello Buttiglione poi diventato Generale Damigiani (interpretato da Marenco, col tormentone esilarante: “Pronto? Chi sei? Bàllico? Passami Ruffolillo. Ruffolillo? Passami Bàllico”; alla base di questo personaggio vennero girati una serie di brutti film firmati Castellano e Pipolo).
Menzione speciale per Achille, sempre Bracardi, che urlava come un matto “Patroclo!”.
Con molta lungimiranza, la RAI ha distrutto tutto il materiale senza dare importanza alla conversazione del programma. Fortunatamente, qualcosa è stato conservato e vi consiglio di dedicarvi all’ascolto di quello che rimane sul sito di Radio Rai 2, ci ringrazierete.

Nel 1977 Boncompagni approda in televisione dove conduce il programma musicale Discoring, uno dei primi musicali destinato a un pubblico esclusivamente giovanile. Come autore, firmerà programmi analoghi come Superstar e Drim nel 1980 e poi, per quasi 10 anni in coppia con Giancarlo Magalli come autore, Sotto le stelle e Che Patatrac nel 1981, Illusione, musica, balletto e altro nel 1982 e Galassia 2 nel 1983, dove debuttò giovanissima Alba Parietti. E’ però la collaborazione con Raffaella Carrà a cominciare dal 1984 che avrà maggior successo: ricorderete forse “Pronto Raffaella?” – con il giochino della quantità di fagioli da indovinare – che praticamente consacrò la Carrà, per la quale Boncompagni scrisse anche delle canzoni che ebbero successo. Di seguito scrisse “Pronto, chi gioca?” che lanciò la carriera televisiva di Enrica Bonaccorti (1985-1987), e tre stagioni di Domenica In condotto da Edwige Fenech, che si scrollò così l’etichetta di attrice sexy per un ruolo più familiare, e Marisa Laurito. Ricordate il Crociverbone?

Nel 1991, passa alla Fininvest, e sforna il programma da lui scritto Non è la Rai, che per quanto incisivo fu, non risultò essere il più memorabile. Dal 1991 al 1995, è bene ricordare che la conduzione non fu solo di Ambra, arrivata alle ultime due stagioni, ma anche della Bonaccorti e di Paolo Bonolis. Noi ci occupiamo di comicità, e parlare di questo programma non ci interessa, ma non possiamo dimenticare quanto influenzò nel costume popolare italiano, e lanciò decine di futuri talenti, soprattutto femminili. Ambra Angiolini, prima su tutte, si è poi rivelata una brava attrice, anche dotata di talento comico. Per non parlare di Claudia Gerini, che alla fine del programma venne chiamata da Carlo Verdone per il film a episodi “Viaggi di nozze”.

Un altro programma che mescolava vari argomenti, fra cui la comicità, fu “Macao”, andato in onda su Rai2 dal 1997 al 1998: lanciò alcuni volti allora sconosciuti, come Sergio Friscia, Paola Cortellesi, Biagio Izzo, Sabrina Impacciatore, Fabio Canino, Enrico Brignano ed altri. Sarà autore anche del programma che riporterà Chiambretti in tv dopo anni di assenza, “Chiambretti c’è” (2001).

Il suo straordinario talento – anche come talent scout come si è visto – e il suo umorismo dirompente, alcuni dei suoi pregi, saranno quello che ricorderemo di un personaggio incredibile che, di fatto, cambiò la radio e la televisione italiana.

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