ALBERTO PATRUCCO E LA SATIRA 2.0

 

Un nuovo libro, un nuovo spettacolo e il Premio Borsellino. Cosa volere di più?

D: Eccoci qui con Alberto Patrucco. O meglio, potremmo parlare di Alberto Patrucco 2.0. Dopo l’era televisiva, ti ritroviamo con un nuovo libro, un nuovo spettacolo e con in mano un premio di gran peso. Raccontaci di questa tua apparente metamorfosi.

R: Una fase della mia attività artigianale un po’ diversa, ma essenzialmente perché diversa è l’esposizione mediatica. Stiamo infatti parlando di progetti legati al teatro e all’editoria e quindi, a dispetto dei fantasmi, a modi espressivi più legati all’essere che all’apparire.

Patrucco con Nicola Gratteri, Procuratore di Reggio CalabriaD: E cosa ci dici del Premio nazionale “Paolo Borsellino” per l’impegno culturale che hai appena ritirato? Un premio – leggo per essere chiari – “nato con l’intento di rendere omaggio a chi ha mostrato impegno, coerenza e coraggio per la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità”. Mica pizza e fichi…

R: Nonostante sia, diciamo così, un po’ “agnostico” ai riconoscimenti in genere, questo lo aggiungo volentieri “sul camino” proprio perché spiazzante, in quanto non è strettamente legato al mio ambito. Insomma, un premio del genere in qualche modo ti fa capire che, rispetto al tuo piccolo entourage, quello che stai facendo va un po’ più in là, e la cosa mi emoziona molto. (Nota: nella foto Patrucco durante la premiazione, con Nicola Gratteri, Procuratore di Reggio Calabria)

D: Dicevamo del tuo libro, “NECROLogica. Un libro lapidario”, che esce a giorni in libreria. Lo abbiamo ricevuto in redazione in anteprima: una bella confezione che va di pari passo a un contenuto che è la summa del tuo approccio alla satira. Parlacene un po’.

La copertina e il DVD di LAPIDARIO, l'ultimo libro di PatruccoR: Il libro è una sorta di moderna e divertente “Antologia di Spoon River”; una carrellata umoristica di coccodrilli ed epitaffi satirici riguardanti personaggi famosi. Tutti, beninteso, rigorosamente in vita. Scritto con Antonio Voceri, mio compagno di viaggio dal lontano 2003, in questo lavoro la satira, o meglio, il genere satirico, è presente nelle sue più diverse declinazioni. Quella breve, di battuta, degli epitaffi umoristici e quella più articolata dei coccodrilli satirici. In più c’è la satira disegnata di Sergio Staino – sul cui spessore mi sembra superfluo dilungarmi – e, nel CD musicale allegato al libro, la satira in musica di Georges Brassens. Cinque canzoni di rara ironia e poesia, mai tradotte in italiano prima d’ora, sul tema, diretto o mediato, della morte, che ho tradotto e interpretato. Certo, sono di parte, ma sono convinto che in NECROLogica ci sia parecchia materia.

D: Eccoci a Brassens. Le sue canzoni hanno un ruolo fondamentale nel tuo spettacolo “Chi non la pensa come noi”, che riproponi in una versione “updated” al Teatro della Cooperativa di Milano (dal 3 al 7 novembre) e al Teatro Ariston di Mantova (il 23 novembre). Un bellissimo one man show che, proprio grazie alle note e soprattutto alle parole di questo chansonnier, riesce a coniugare intrattenimento intelligente e poesia.

R: Lo spettacolo è un insieme di comicità ed emozioni, dove al serrato ritmo del monologo puro segue la genialità e l’ironia delle canzoni di Georges Brassens. L’idea è quella di suggerire, intorno alla comicità, altri temi, altre vie. Non è una celebrazione brassensiana, quindi, tutt’altro. È soprattutto un atto di contrasto all’omologazione. Brassens non è mai banale, è imprevedibile, non si compiace; ha un modo di scrivere tutto suo. Ogni strofa è una micro-storia a sé che aiuta a sviluppare un tema più ampio con tanto di inizio, sviluppo e finale a sorpresa. Lo spettacolo si propone di offrire questo. Come qualsiasi forma d’espressione, anche la comicità deve essere emozione. Oggi è mostrata solo come algebra. Per carità, l’algebra intesa come ritmo è un fattore non secondario, ma certamente non è l’unico elemento fondante. Oggi, nientemeno, la scrittura dei monologhi è pensata per suscitare – nelle intenzioni – le risate con tempi predeterminati. Un modello antitetico al mio e, soprattutto, a quello proposto da Brassens. Ecco perché ritengo suggestivo unire la satira parlata con quella cantata di Brassens. Le sue canzoni sono attuali oggi come nel momento in cui sono state scritte – alcune addirittura più di 50 anni fa – e riescono ancora a scuotere e toccare. Grazie anche a traduzioni che ritengo riuscite e ad arrangiamenti del tutto inediti che il pubblico italiano potrà apprezzare grazie a questo spettacolo.

 

Carlo Amatetti

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

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