BENNY HILL, RE DELLA RISATA

 

Oggi ricordiamoil mitico Benny Hill, a 22 anni dalla scomparsa.

Un modo per rendere proverbiale un personaggio, legarlo per sempre ad una immagine: il veloce inseguimento da comica classica. Siccome i nostri ricordi non riescono più ad essere in bianco e nero, il genere delle comiche lo associamo generalmente ad un gruppetto di volti noti: se gli indimenticabili Stanlio e Ollio si tengono ancora solidi nei ricordo, sì mi ricordo del pubblico medio, la memoria non corre così lontana e si fanno due nomi, Mr. Bean e Benny Hill. A quest’ultimo siamo tutti affezionati, anche perché era più simpatico di Mr. Bean, e perché tutti noi abbiamo desiderato essere, da adulti, maliziosi e arzilli come Benny Hill. Alla fine della sua carriera, ormai vecchiotto e senza molta inventiva, reggeva ancora il suo successo senza rendersi patetico, per quanto fosse chiaro che la sua stella era spenta e le gag sempre le stesse. Si sarà ripetuto molto, e forse avrà fatto anche tenerezza vedendo lui e tutti gli altri della sua squadra fare le stesse scemenze di trent’anni fa, ma chi scrive non ha mai resistito ad una sua comica. Ciò nonostante, famoso in tutto il mondo, di Benny Hill non sappiamo niente, neanche se sono passati novanta anni dalla sua nascita o più di venti anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 aprile 1992, all’età di 68 anni.
In Inghilterra, dove ho vissuto per circa un anno, potevo trovare memorabilia su Benny Hill ovunque, e un giorno mi sono incappato in un libro su di lui, quasi quattrocento pagine che sembravano essere molte di più. Quel libro era Funny, Peculiar: The True Story of Benny Hill (2002), scritto da Mark Lewisohn e definito in genere il testo più attendibile sul comico inglese. Incuriosito, presi quello ed un paio di DVD del suo show, e scoprii un sacco di cose.

Alla fine non sapevo nulla della sua storia e del suo show: in Italia le sue comiche sono giunte frammentate nel programma “Drive In“, negli anni ’80, e poi, senza un filo cronologico, su Italia1 con un contenitore chiamato semplicemente “Benny Hill Show” (doppiato dal bravissimo Sergio Fiorentini). E se invece vi dicessi che il suo show era uno spettacolo tradizionale con balletti, ospiti, sketch, e che la sua storia artistica era di tutto rispetto?

La sua faccia rotonda e l’espressione birbona non poteva negarsi al mondo dello spettacolo, nel quale entrerà giovanissimo, come membro di un gruppo musicale di Southampton, dove era nato come Alfred Hawthorne Hill il 21 gennaio 1924. Si trasferisce a Londra all’età di sedici anni, fa la sua gavetta in diversi mestieri, tra cui lattaio, camionista, bridge operator (praticamente alzava un ponte), finché venne chiamato alle armi nel 1942 e addestrato come meccanico; siccome Hill era un ottimo cantante e batterista, venne velocemente trasferito nel Combined Services Entertainment, un reparto dedicato all’intrattenimento per i soldati, composto principalmente da commilitoni che preferivano divertire i compagni che impugnare un fucile. Tornato a casa, decise di lasciare una impronta nel mondo dello spettacolo; cambiò nome in “Benny“, in omaggio al suo comico preferito, Jack Benny, e trovò lavoro presso i club e locali dove l’unico pubblico erano uomini e sopratutto massoni, finché debuttò ufficialmente sul palcoscenico come spalla della futura stella tv inglese Reg Varney, che lo preferì ad un giovane e sconosciuto Peter Sellers. La sua fortuna iniziale si deve alla radio, dove venne notato e invitato ad apparire nella BBC. Gli anni Cinquanta sono, per Benny Hill, di formazione e prima grande popolarità. E’ infatti nel 1955 che viene trasmesso il primo di tre “Benny Hill Show” che la BBC produce fino al 1968.

Nel 1969, lascia la BBC per la Thames Television, dove ha maggiore controllo e libertà creativa: Benny Hill infatti era uno dei pochi comici televisivi ad essere stati produttori di se stessi. La prima stagione del nuovo show va in onda il 19 Novembre 1969: questo era lo spettacolo destinato ad avere popolarità mondiale diversi anni più tardi, specie quando venne importato prima in America e poi negli altri paesi dove venne accolto trionfalmente. Il mondo delle comiche di Benny Hill era fatto di belle ragazze discinte e di adulti e vecchietti sessualmente scatenati – per quanto, l’equivoco che lo show fosse volgare, persiste ancora -, di gente sempre in fuga, pasticciona e un po’ scema, e quando non erano scout che inseguivano guide, o infermiere che faticavano a tener buoni i loro pazienti arrapati, il gruppo di Benny Hill si calava in parodie gustose di serie tv a loro contemporanee (memorabile il suo tenente Kojak), fatte di comicità demenziale e ben studiate. A rivederle oggi, queste comiche sembrano sopratutto facilone e semplici, ma facevano ridere perché Hill trasportava lo spettatore in queste storie strampalate, sciocche e dove tutti sembravano masochisti e al di fuori di ogni logica, con arie molto umide, quindi inglesi, e risultava così simpatico che anche noi avremmo voluto fare il saluto militare in maniera così sciocca e goffa, e poi darsi alla fuga.
La popolarità di un comico dal nome così facile da ricordare era dovuta anche ad un paio di fattori: la musica (il tema di Benny Hill era in realtà “Yakety Sax“, scritto nel 1963 da James Q. “Spider” Rich e resa popolare dal musicista Boots Randolph; ora è tema di ogni parodia televisiva, ed è stata usata anche dal film V per Vendetta; e lo storico tema Mah-Nà Mah-Nà, opera del nostro Piero Umiliani, era stata usata la prima volta nel film Svezia, inferno e paradiso, 1968), e sopratutto il gruppo di attori che accompagnò Benny Hill nei trent’anni del suo show. Ricorderete il vecchietto pelato vittima del carnefice che riceveva sempre colpetti sulla sua testa pelata, o il gigante calvo che era famoso per la sua reazione controllata, o lo spilungone dalla faccia vuota? Certamente, e mi riferisco a Jackie Wright (1905 – 1989), Bob Todd (1921-1992) e Henry McGee (1929-2006), senza nulla togliere alle sue attrici preferite e alle bellezze che spesso usava, definite Hill’s Angels (grassone incluse) un nutrito cast di navigatori attori e attrici che devono allo show l’uscita dall’anonimato.
Se Benny Hill andava forte (e da noi arrivò ufficialmente nel 1978, sulla Rete2, per poi trasferirsi, a spezzoni, al Drive In nel 1983 – ed infine trovare il suo spazio ufficiale, nel 1991), critiche ed una fine ingloriosa non gli sono state negate.
Brutto a dirsi, quando tra i suoi fan aveva anche Charlie Chaplin. Ma a Benny vennero rinfacciati sessismo (lui che nella vita era un gentiluomo assoluto, non si sposò mai e morì praticamente solo), misoginia, e sopratutto ripetitività delle sue trovate (ma si auto omaggiava spesso e non amava le repliche, girando così i suoi stessi remake) oppure semplicemente che il suo umorismo era ormai datato. In più, e questo lo leggo da alcuni articoli d’epoca, a Hill vennero rinfacciati troppi stereotipi razziali nei suoi sketch (e forse questo perché il suo umorismo si allacciava al tradizionale music-hall degli anni della Guerra, dove il nero parlava come un Bongo, l’indiano sembrava scemo, e il cinese…be, faceva il cinese). Quando venne chiesto a John Howard Davies, il responsabile dell’intrattenimento della Thames Tv perché venne cancellato lo show, diede tre spiegazioni: lo show non faceva più gli ascolti di una volta, costava troppo e Benny Hill sembrava sempre più stanco. Ciò nonostante, al picco del suo successo lo show incollò, nel 1977, oltre 21 milioni di spettatori, e quando la Thames Tv mandò in onda l’ultimo episodio della serie, nel 1989, gli ascolti oscillavano sui 9 milioni e mezzo di spettatori. Ultimo, già, perché il contratto venne concluso lasciando Hill nello sconforto e nella delusione. Da lì cominciò un declino fisico che portò al grande sforzo durante un tour americano chiamato Benny Hill’s World Tour: New York!, finché, nel Febbraio del 1992, la Thames dovette fare un passo indietro. La cancellazione dello show scatenò così tante polemiche da parte degli spettatori che decise di programmare numerose repliche e di ricontattare Benny Hill, ma senza sorprese lui rifiutò preferendo la Central Independent Television. Quando la bozza del suo contratto arrivò nella cassetta delle lettere della sua casa a Middlesex, quartiere di Londra, il suo cuore era ceduto ed era morto d’infarto, il secondo dopo quello di due mesi prima, per il quale rifiutò di mettere un by-pass, causandogli un blocco renale. Hill era morto il 20 aprile 1992. Due giorni dopo, viene trovato morto seduto davanti al televisore dalla polizia avvertita dai vicini di casa preoccupati. Ad un intervistatore che gli chiedeva come si vedeva in tv, rispose, “Vedo diversi menti e una grande pancia. Questo perché rovisto molti scaffali dei supermercati, ma non per vedere quanto costano, ma per vedere quante calorie contengono!“.

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