CAMALEONTICO ZELIG: DA MIMETIZZATO A SPARITO

Il programma non compare nel palinsesto Mediaset 2016.  Addio definitivo o pausa di riflessione?

Forse il destino di Zelig (il programma televisivo) è proprio nel suo nome che cita esplicitamente il film Zelig di Woody Allen in cui il protagonista Leonard Zelig è vittima di una strana malattia che si manifesta nella trasformazione psicosomatica dei tratti per adattarsi al contesto in cui si trova: Leonard Zelig come un camaleonte si mimettizza con l’ambiente circostante.

Probabilmente è stato questo il problema maggiore del programma Zelig: mimetizzarsi fin troppo con la TV generalista fino al punto di… sparire! Infatti dopo 18 anni Zelig chiude: il programma tv di Canale 5 dice addio, non si sa se per sempre o solo per un anno.
L’annuncio è arrivato a qualche giorno dalla presentazione dei palinsesti Mediaset in cui, appunto, il programma non compare.

Zelig 2015_600

Lo storico cabaret televisivo, esploso dopo il passaggio da Italia 1 a Canale 5, forse paga il suo essere rimasto fin troppo fedele a se stesso, il non aver saputo osare, rinnovare e soprattutto graffiare. Anche la trovata – deboluccia – dell’ultima stagione infatti (ogni sera la puntata veniva condotta da un VIP diverso) non ha aiutato ad aumentare lo share. Di contro c’è da dire che a memoria non si ricorda un programma comico TV di così lunga durata e che abbia lanciato così tanti comici. Quanti, poi, sopravviveranno al letargo televisivo solo il tempo ci dirà.

Il programma aveva debuttato in seconda serata su Italia 1 il 5 maggio 1997 con il titolo Facciamo cabaret, conduttori Claudio Bisio e Antonella Elia. Nel 2000, con il ritorno alla conduzione di Claudio Bisio, che per alcuni anni aveva abbandonato il programma, prende il titolo definitivo di Zelig , mettendo le basi di quel successo che lo ha portato a condizionare l’intero universo della comicità italiana per i quindici anni successivi. Un successo clamoroso che ha portato, tuttavia, alcuni effetti nefasti: una sostanziale omogenizzazione dell’offerta comica sia televisiva che editoriale (i libri dei comici di Zelig per anni hanno invaso le librerie, togliendo definitivamente spazio a qualsiasi altro libro di format o ispirazione diversa), con conseguente creazione di numerosi programmi “in linea”, Colorado in primis. La formula è sempre la stessa: 3 minuti massimo per l’artista e ampio ricorso al tormentone. La capacità di incidere profondamente nella cultura comica italiana gli derivava anche dalla complessa macchina per la selezione degli artisti. In ogni dove sono sorti “laboratori” in cui per tutto l’anno comici o aspiranti tali si esibivano gratuitamente (o quasi) in attesa della “grande chiamata”. Da una parte erano i comici stessi che erano portati a fare il verso ai colleghi televisivi, nella speranza di agevolare la propria selezione. Dall’altra, una volta selezionati, il loro repertorio veniva ampiamente rivisto dai capo-autori della trasmissione, per una tombale omologazione senza appello.

La notizia ha raggiunto i comici che hanno reagito in maniera differente. Il commento strappato ad Alberto Patrucco è allo stesso tempo laconico e graffiante da par suo: “Una notizia mica da ridere”. Ma moltissimi sono i commenti di giubilo, soprattutto tra le fila di molti comici che raramente sono entrati nelle grazie del duo Gino & Michele. Come molte le riflessioni anche delle nuove leve della comicità italica che mai nulla hanno condiviso con l’ilare carrozzone Mediaset. Ne riportiamo qui di seguito qualcuna, integrale o meno.

 

commenti dei comici su chiusura zelig

Per i fan, invece, una parziale consolazione: secondo La Stampa, Gino e Michele e Giancarlo Bozzo, creatori del format, sarebbero al lavoro su un programma per la stagione 2015-2016: purtroppo i tre non rilasciano dichiarazioni, non resta che aspettare per saperne di più.

 

Raffaele Palumbo

Author: Raffaele Palumbo

Figlio non riconosciuto di Virginia Woolfe e Irvine Welsh, fu concepito nella peggiore toilette della Scozia la notte in cui il Muro di Berlino cadde nel Cielo Sopra Berlino. Ama scippare alle poste, fare l'aperivita fra Corso Como 10 e il Frida, trollare sul web. Dopo aver donato il fegato ai peggiori bar di Caracas si è laureato in Lettere Moderne all'Università Federico II di Kagoshima corrompendo tutti i prof. col frutto dei suoi scippi. Nella vita si occupa di tecnologia e umorismo. È bipolare. Non vede i refuusi.

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