#charliehebdo: LA PAROLA AI SATIRISTI

La strage alla redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo ha scosso tutti. In prima fila chi vive di satira. Qui di seguito le prime reazioni di alcuni protagonisti della satira e della comicità italiana e internazionale.

Questi sono giorni brutali per la satira: prima il comico americano Dylan Avila è stato aggredito durante un suo spettacolo, poi il terribile attacco terroristico alla rivista francese Charlie Hebdo. Quasi parafrasando Marty Feldman (cit. La penna è più potente della spada e decisamente più comoda per scrivere) a quest’ultimo attentato i fumettisti hanno risposto compatti pubblicando – senza paura di ritorsioni – vignette satiriche con gli hashtag #JeSuisCharlie e #CharlieHebdo.

Ovviamente da maestri di satira, il mondo degli stand up comedian non è stato a guardare.

Per Giorgio Montanini fortunatamente i cattolici sono dei paciocconi paraculi:

montanini
Dagli States è arrivato un contributo di Conan O’Brien: “Questa storia colpisce chi giorno dopo giorno, si fa beffa di figure politiche, sociali e religiose. In questo paese, diamo per scontato che il nostro diritto di prendere in giro l’intoccabile o il sacro.

 

Sabina Guzzanti, come il suo stile ci ha abituato, si muove fra il polemico e il biografico
sabina guzzanti

In situazioni come queste, è importante ascoltare Jon Stewart un comico che spesso fa tremare la linea fra politica e satira: “Questo tipo di violenza chiarisce solo che questa è la realtà

 


Bill Maher,
 in onda col Jimmy Kimmel Live, ha detto che Charlie Hebdo “aveva le palle della dimensione della Torre Eiffel” ma anche che “tutte le scommesse sono perse, quando si scherza col Profeta

 

Daniele Luttazzi: “La satira tiene viva nel nostro immaginario quella sana oscillazione fra sacro e profano che chiamiamo dubbio.”

luttazzi
L’opinione di Natalino Balasso è molto articolata e potete leggerla cliccando qui. Colpisce nel segno però il commento di una sua follower, tale Carmen Cappozzo:

balasso

 

Fabrizio Casalino sulla sua pagina Facebook la risolve con un’invettiva:
Neanche io sono Charlie
Non siete Charlie.
E neanche io.
Charlie ha espresso idee profondamente libere, e offensive per altre religioni.
Io no.
Voi no.
Voi siete quelli che si dichiarano laici e poi vanno a sposarsi in chiesa, perché mamma ci tiene.
Voi siete quelli che non vanno a messa ma il figlio lo fanno battezzare, perché si fa così. E poi lo mandate a catechismo.
O peggio, a messa ci andate.
Non siete Charlie.
Né io né voi abbiamo la libertà di Charlie, o il suo coraggio.
Noi viviamo in un paese in cui la libertà di espressione di Charlie non esiste.
E se la pensate diversamente, se credete che in Italia esista la libertà di espressione, andate a vedervi le classifiche sulla libertà di stampa.
Quello di Charlie, per cominciare, è un dramma che ha luogo in un paese laico.
Il vostro paese non lo è. Se foste Charlie, avreste fatto qualcosa in questa direzione.
Io non sono Charlie.
Perché il mio diritto di satira non l’ho mai esercitato in faccia a pericolosi integralisti.
E come me, nessuno dei miei colleghi.
Perché se fai la battuta sbagliata ci puoi anche lasciare la pelle. E noi alla pelle ci teniamo. Abbiamo il mutuo.
Non dite che siete Charlie, colleghi.
Che da noi ci sono i dieci comandamenti di Benigni. Non i dieci comandamenti di George Carlin.
Non dite che siete Charlie, gentile pubblico, che poi mi arrivano minacce di morte se dico in televisione che uno con il camper sta nei coglioni.
Da queste parti, uno come Charlie ce lo sogniamo.
Anche per questo siamo pronti a indossare il dolore altrui, sentirci paladini di una libertà che non abbiamo perché semplicemente non ce la siamo guadagnata. A noi è sempre andata bene così, siamo gente che prende volentieri le scorciatoie. Odiamo facile, sbandieriamo facile. Poi manifestiamo, cambiando foto del profilo.
Perché dico queste cose impopolari? Che non mi porteranno alcun giovamento? Perché in mezzo a tutto questo coro di sdegno, e improvviso falso coraggio, credo sia doveroso per rispetto verso Charlie, che qualcuno vi dica chiaramente:
-col cazzo che voi siete Charlie.

Toccante Filippo Giardina in una sua nota su FB: “La satira non va difesa, la satira andrebbe capita.”
E in un altro suo post rabbioso:
“Da tanti anni faccio satira e vi posso garantire che della satira non è mai fregato niente a nessuno e anche dopo la tragedia di Parigi, continuerà a non fregare niente a nessuno.
La satira, non serve a niente.
Se il giullare avesse detto la verità al re sarebbe stato ucciso.
Il giullare prendeva per il culo il re.
La satira è una tara mentale.
La satira è un gioco intellettuale.
La satira apre la mente di chi la fa, non del pubblico.
La satira non cambia il mondo, la satira ride del mondo.
Detto questo, oggi avrei voluto leggere questo titolo:
“Stamattina a Parigi la religione ha ucciso 12 persone innocenti. Sai che novità.”

 

Concludiamo con Saverio Raimondo che in un articolo pubblicato sul nostro sito ha scritto: “Non si uccidono gli stupidi: è stupido.”

 

Raffaele Palumbo

Author: Raffaele Palumbo

Figlio non riconosciuto di Virginia Woolfe e Irvine Welsh, fu concepito nella peggiore toilette della Scozia la notte in cui il Muro di Berlino cadde nel Cielo Sopra Berlino. Ama scippare alle poste, fare l'aperivita fra Corso Como 10 e il Frida, trollare sul web. Dopo aver donato il fegato ai peggiori bar di Caracas si è laureato in Lettere Moderne all'Università Federico II di Kagoshima corrompendo tutti i prof. col frutto dei suoi scippi. Nella vita si occupa di tecnologia e umorismo. È bipolare. Non vede i refuusi.

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