CI HAI FATTO TANTO RIDERE!

 

Daniele Formica, scomparso due giorni fa, raccontato in un ritratto di Max Morini

Se ho cominciato a fare il comico, e ad occuparmi di umorismo e comicità, in parte lo devo anche a Daniele Formica. Indirettamente, certo. Andavo a vedere i suoi spettacoli e volevo essere come lui, qualcuno che racconta qualcosa su un palco, da solo. E fa ridere il pubblico. A Roma negli anni ’80 il suo spettacolo A Luci Rosse-X-Rated divenne rapidamente un cult, supportato amorevolmente dal circuito della radio private e dai media alternativi: uno spettacolo di stand-up cattivo e graffiante, modulato sui grandi maestri ebraico-americani, in bella mostra in una città sonnolenta e in un’Italietta fatta di craxismo, yuppies e Pronto, Raffaella?

Daniele disse “no” quando la Carrà lo chiamò per il suo show, ma “X Rated” ormai gli aveva dato visibilità e lo portò poco tempo dopo su Rai2 con L’ Altro Varietà insieme a Maurizio Micheli. Certo, nelle memorie televisive di noi quarantenni da qualche parte c’è anche l’indimenticato maestro di yoga ma Formica era soprattutto un monologhista di razza, elegante e colto. Un Walter Chiari meno esplosivo ma espressivamente mobilissimo, con i bellissimi “dentoni” sempre in evidenza, e soprattutto molto più acido e corrosivo. Insomma, poco italico, come indole, cultura e approccio comico. 

D’altra parte era nato in Irlanda. Di sé stesso raccontava: “Figlio di musicisti, negli anni sessanta sono venuto a Roma, non per scelta mia (ancora!) ma dei miei che vedevano nel paese di sole, pizza & mandolino una svolta epocale. Non andò proprio così, ma mi salvai grazie ai miei cinque zii che sempre mi accompagnano: lo zio Buster (Keaton), lo zio Jimmy (Joyce), lo zio Miles (Davis), lo zio Stanley (Kubrick) e lo zio Willie (Shakespeare). Sono tutti morti, ma non per me. È per loro che cerco di fare ridere la gente. Ed è meglio”. L’ho conosciuto nel ’95 e occasionalmente mi è capitato di frequentarlo ancora; parlandoci a volte mi sembrava di intuire le sue zone d’ombra, le stesse che, azzardo, probabilmente gli hanno precluso un successo popolare più largo e duraturo. 

Oppure, forse, più semplicemente è stata la sua voglia di continuare a dire “no” e di non scendere a compromessi che lo hanno portato a rimanere indifferente alla televisione degli anni zero, mentre la sua carriera continuava a  teatro, al cinema e nel doppiaggio. E nella terra del compromesso, qualcosa vorrà dire.

Grazie, Daniele.

 

Carlo Amatetti

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

Share This Post On