
Comicità d'altri tempi, è proprio il caso di dirlo. I due fratelli Howard, Moe e Shemp, cominciano col vaudeville, facendo la parte dei due stooge, letteralmente "spalla", di Ted Healy. Lo stesso anno il duo, con l'arrivo di Larry, diventa un trio e si specializza in parodie e grottesche scene di inseguimento. La formazione rimane tale fino al 1932, quando Healy e Shemp se ne vanno. Subentra quindi il terzo fratello Howard, Curly, e inizia l'ascesa dei Three Stooges, che in italiano vengono ribattezzati i Tre Marmittoni. Registrano centinaia di corti e decine di film, fra cui Hollywood Party (1934) e Swing Parade (1946). Sono gli anni migliori del team, che si fa notare per la fisicità e l'immediatezza delle gag. Curtis scompare per un ictus nel 1946, ed ecco quindi tornare Shemp, che porta un umorismo più sofisticato. Fra vari cambi di formazione, i Marmittoni arrivano agli anni Sessanta, quando il loro humour naif viene messo in ombra dall'emergere di altri artisti più moderni come Jerry Lewis e Woody Allen. Trovano nuova notorietà con un cartoon (1965) che li sdogana definitivamente nel Vecchio Continente. Larry viene colpito da paresi qualche anno dopo e per i Tre Marmittoni è la fine. Ma il loro contributo allo spettacolo rimane immortale e abbondano le citazioni e i tributi, primo fra tutti l'omonimo film per la TV prodotto da Mel Gibson nel 2000.


Perché rappresentano l'espressione di una comicità immediata, spontanea e diretta. Strappano sorrisi con situazioni grottesche, gesti, movimenti e sketch semplici ma efficaci. Il loro è un umorismo infantile e naif, in grado di divertire senza troppe pretese. Comicità nella sua forma più pura e primitiva.
