
Non chiamatelo comico. Dudley Moore era la persona più divertente di questo mondo e la più triste. Se solo avesse fatto le scelte giuste avrebbe potuto vincere l'Oscar, vendere milioni di dischi o diventare celebre come James Bond. Ma non è andata così. C’è un tempo in cui pensa di essere una nullità, Dudley. Impiega anni prima di imparare a convivere con i suoi complessi, un handicap instillato per via genetica nei suoi 159 cm di altezza e cresciuto fino a diventare un gigante nelle scuole dell'Essex, quando i compagni lo apostrofano "Dudley-il-nano" e "Dudley-lo-sgorbio", per via di una malformazione a un piede. Quelle voci nella sua testa gli avrebbero ricordato sempre che non sarebbe mai stato come gli altri. Come antidoto Dudley cresce con una marcia in più: è colto, è sensibile, è già swingin' quando questo termine ancora non è di moda. La musica è il suo primo amore, non un hobby ma una carriera parallela con centinaia di concerti jazz e vinili delle sue session. Sul finire degli anni Cinquanta si impone come comedian in Beyond The Fringe, seminale satira che sbanca prima il West End e poi Broadway. Da una costola dello show lui e Peter Cook rinascono come Pete e Dud, un duo che travolge l'ingessato palinsesto britannico con Not Only... But Also (1965). Dudley è pieno di opposti: solare e ombroso, ambizioso e insicuro, capace di suonare una struggente ballata al pianoforte e poi di vestire i panni di un hooligan per uno sketch. Il suo fascino ha grande presa sulle donne, che lo chiamano "Cuddly Dudley" - Dudley-il-coccolone - ma i suoi quattro matrimoni finiscono tutti davanti a un giudice. Negli anni Ottanta prova a riformare il duo con Peter ma il suo vecchio socio alza troppo il gomito e la reunion non funziona. Si dedica allora alle commedie hollywoodiane e, per paradosso, proprio nei ruoli da alcolista ottiene un successo planetario: in 10 (1979) con Bo Derek e in Arturo (1981) con Liza Minnelli. Dudley si sposta a Hollywood con gli status symbol d'ordinanza: villa sulla spiaggia, limousine, flirt e mondanità. Ma il vento cambia in fretta. Rifiuta Splash - Una Sirena a Manhattan (1984), poi girato da Tom Hanks, e sceglie pellicole di basso profilo come La Vera Storia di Babbo Natale (1985) e Tale Padre Tale Figlio (1987) che stoppano la sua ascesa. Poi accade qualcosa che non è scritto su nessun copione. Dudley si comporta in modo strano, sembra stralunato e invece di parlare farfuglia. Voci superficiali lo vogliono nel tunnel dell’alcol, complici i suoi trascorsi di scena. Dudley-il-beone. La verità è ben più drammatica. Il suo male si chiama Paralisi Sopranucleare Progressiva ed è una malattia degenerativa del cervello. È incurabile e terribile. Colpisce una volta ogni cento pazienti affetti da Morbo di Parkinson, come dire che si accanisce su chi è già alla canna del gas: puoi sperare di vivere altri 5 anni, ma il finale è già deciso. Quando la verità viene a galla l'attore è già un pariah messo di peso sul viale del tramonto. Con grande stile e dignità, Dudley annuncia la sua prossima scomparsa alle telecamere della BBC e saluta i suoi fan, quindi esce di scena in punta di piedi e attende il suo destino.
Filmografia di Dudley Moore


Perché esterna il suo amore per la vita con battute dirette e incalzanti, messe in bocca a personaggi devoti al culto di Bacco e Venere. Moore è un concentrato di vitale umorismo in un corpo fin troppo gracile. Strappa sorrisi e insegna che la vita, in fondo, è un'avventura meravigliosa.
