
Richard Pryor è un fottuto genio. Non avesse avuto il gene dell'umorismo avrebbe fatto l’emcee, ma di quelli veri, con un milione di cose da dire. Il pubblico italiano lo conosce come il Monty Brewster di Chi più Spende... più Guadagna! (1985), in realtà è un mostro sacro del monologo on stage e un’icona della blaxploitaion, il movimento che ha spezzato le catene dei neri d’America. La sua vita è il capolavoro di eccessi che farebbe apparire scontata la biografia di Jim Morrison. Cresce a Peoria, nell’Illinois ultraconservatore, dove un africano americano ha gli stessi diritti di uno di quegli spaventapasseri che punteggiano i campi di mais. I genitori gestiscono un bordello e Richie è un ragazzetto dagli occhi grandi e profondi che subisce abusi sessuali da parte di un prete e di un ragazzo (lo stesso che anni più tardi gli chiederà un autografo al termine di un suo show). Tenta la strada del piano bar ma capisce che il suo dono è la parola: quando sale sul palco la sua lingua tagliente strappa risate a tutti. Sempre. Ma Pryor è insoddisfatto e affamato di tutto: donne, successo, soldi, amore, approvazione. Bazzica Los Angeles e la strip di Las Vegas, frequenta Sammy Davis Jr e Bill Cosby, esce con donne bellissime, da Pam Grier a Diana Ross, e dai joint passa all’alcol e alle droghe pesanti. Richard perfeziona l’arte del monologo, osserva la realtà e la sbatte in faccia alla platea, senza filtri, attraverso soliloqui torrenziali e i suoi comedy album vanno a ruba. Il suo tema preferito è la questione razziale, e Mudbone (il suo alter ego) è un vendicatore nero che usa le parole nigger e motherfucker come scudisci per intimorire la razza padrona. Col microfono in mano è un Dio, ma ogni volta che scende dal palco Pryor è consumato dal fuoco dell’autodistruzione. Dopo una notte passata con Redd Foxx a nasare cocaina, si chiede davanti all’amico perché la polvere bianca non gli basti mai. La risposta dell’anziano comedian è lapidaria: “Perché sei un drogato”. Ed è così. Richard ha un’aspirapolvere al posto del naso e arriva a sniffarsi 250.000 dollari l’anno. Nel 1974 scrive con Mel Brooks lo script di Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco ma viene escluso dal cast perché scomodo e imprevedibile. Sfonda al cinema con Gene Wilder in una serie di blockbuster milionari: il primo di questi è Nessuno Ci Può Fermare (1979), anche se Richard non si presenta mai sul set prima di mezzogiorno. Nel 1980 tocca il fondo: dopo settimane segregato in casa a fumare freebase, si cosparge di cognac e si dà fuoco con un Bic, e poi corre come una torcia umana per le strade piene di macchine. Sopravvive ma riporta ustioni ovunque e rimane in ospedale per mesi. Nel 1984 è il villain di Superman III e con 4 milioni di $ di cachet è anche l’attore nero più pagato di sempre. Nel 1986, durante una vacanza a Maui con una delle cinque mogli, la vita gli presenta il conto. Pryor vede un lampo di luce: sono le avvisaglie della sclerosi multipla, malattia che lo divorerà lentamente costringendolo negli ultimi anni su una sedia a rotella. Nel 2004, un anno prima della sua scomparsa, Comedy Central lo elegge a più grande comedian di tutti i tempi e Mudbone può trovare quella pace che in vita gli era sempre stata negata.
Filmografia Richard Pryor


Perché la sua lingua tagliente ti strappa una risata e poi ti schiaffeggia. Intransigente, usa la parola "nigger" come uno scudiscio intimorendo la razza padrona. Non avesse avuto il gene dell'umorismo avrebbe fatto lo scrittore o il rapper, ma di quelli veri, con un milione di cose da dire.
