DARIO FO, IL CORAGGIO E LA FOLLIA

 

Il gigante della cultura se n’è andato. Serenamente, a 90 anni, Dario Fo si è spento oggi a Milano.

Premio Nobel per la letteratura nel 1997, è stato attore, drammaturgo, scrittore, regista teatrale, costumista, pittore, scenografo, cantante. Ma soprattutto è stato il vero maestro della Commedia tradizionale italiana: grazie ai suoi lavori teatrali ha riportato alla luce gli antichi stilemi della Commedia dell’Arte, e assieme alla moglie Franca Rame, scomparsa tre anni fa, hanno esportato la cultura del nostro paese in tutto il mondo.

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Un personaggio totale, folle, geniale e dirompente, nato a Sangiano (Varese) nel 1926, studia all’Accademia di Belle Arti a Milano dove si diplomerà nel 1950; propone i suoi testi satirici alla Radio-RAI e poi alla neonata televisione, scrive soggetti per il cinema nella seconda metà degli anni Cinquanta, con la moglie conduce Canzonissima nel 1962, dove fanno scoppiare il finimondo. Lui propone sketch e monologhi su temi scottanti (dalla mafia agli incidenti sui cantieri), e vengono continuamente censurati: mollano il programma e fondano la compagnia teatrale Fo-Rame.

Nel 1968 Dario e Franca fondano con  Massimo de Vita, Vittorio Franceschi e Nanni Ricordi la compagnia Nuova Scena, nata con l’intento di portare spettacoli che si rifacevano alle tradizioni teatrali popolari. È qui, nel ’69, che Fo propone per la prima volta uno dei suoi lavori più importanti, Il mistero buffo, dove recitava testi antichi – anche sacri – in grammelot, un linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla Commedia dell’arte, costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più parlate reali con intenti parodici. L’effetto satirico è immediato, e consacra Fo e il suo “teatro di strada”.

Negli anni Settanta, a  causa delle sue posizioni politiche di estrema sinistra e del suo stile, molti teatri gli chiudono le porte. Allora assieme alla moglie Franca,  prende possesso di una villa stile Liberty abbandonata di Milano, facendone un teatro personale.

L’attività si fa fitta, ricca di spettacoli – trasmessi anche dalla RAI, dopo 15 anni di esilio – e di sperimentazioni anche in terreni meno battuti, come la lirica: portata in scena fra mille polemiche l’Histoire du soldat di Igor Stravinskij.

Ripercorrere però tutta la sua carriera, quasi sempre condivisa con l’amatissima moglie Franca, è impossibile in questo articolo, ci vorrebbero puntate e capitoli. È stato un giullare senza freni, anticonformista, anticlericale, antiberlusconiano, antitutto, e a detta del figlio Jacopo, anche lui autore e attore, fino alla fine non ha smesso di pensare al lavoro.

Vogliamo però ricordare che nel campo del cinema comico Dario Fo ha avuto un ruolo minore, ma comunque incisivo. È stato sceneggiatore di alcuni film a episodi dove c’era anche Alberto Sordi (come Souvenir D’italie, 1957), o anche attore (Domenica è sempre domenica, 1958). Nel ruolo di protagonista ha realizzato una delle poche commedie di Carlo Lizzani, Lo svitato (1955) che, ricordiamolo, è stata una delle poche commedie pure riuscite del nostro cinema.

Personalmente ho sempre adorato la sua lezione di satira quando fu ospite di Daniele Luttazzi a “Satyricon”, nel 2001, ed è questa che vi propongo per indurvi a gustare nuovamente la sua figura, gigante assoluto di teatro e commedia.

Saluti, Maestro.

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