Nella Toscana degli anni Settanta imperversa un gruppo di cinquantenni terribili: il nobile decaduto conte ‘Lello’ Mascetti (Ugo Tognazzi), l’architetto innamorato Rambaldo Melandri (Gastone Moschin), il giornalista disilluso Giorgio Perozzi (Philippe Noiret) e il barista scansafatiche Guido Necchi (Duilio Del Prete). I quattro amici, per sfuggire alla noia della quotidianità, vanno a zonzo cantando e ordendo scherzi crudeli. In una di queste zingarate si imbattono nel dottor Alfeo Sassaroli (Adolfo Celi), che dimostrerà di non esser da meno e che finirà per unirsi a loro.
Ha passato da un pezzo i trent’anni, ma se non fosse per le auto (il Perozzi viaggia su una Mini Innocenti), i vestiti (mancano solo i borselli) e il telefono a gettoni (al quale si attacca il Mascetti per controllare la sua Titti), ad Amici Miei nessuno glieli darebbe. I meriti vanno equamente divisi tra interpretazione e sceneggiatura: gli attori principali sono (quasi) tutti dei pezzi da novanta del nostro cinema che qui danno il meglio di sé (Tognazzi venne premiato con il David di Donatello), e anche tra quelli secondari c’è qualche nome di spicco (su tutti l’ottima Milena Vukotic, in una parte simile a quella della Pina di Fantozzi). Lo script, oltre a creare tormentoni entrati nel linguaggio comune (“supercazzola” e “zingarata”), mescola sapientemente momenti esilaranti a pause di riflessione, e anzi è proprio da queste, dal senso di vuoto e di tedio per gli obblighi del vivere quotidiano, che scaturisce la necessità della fuga con gli amici, dello schiaffo a tutto ciò che è serio e per bene (magari, non figurato, ai pendolari di un treno in partenza). E persino di fronte alla morte è meglio ridere che prenderla sul serio, come insegna il Perozzi con la supercazzola al prete che lo confessa per l’estrema unzione.
CONTENUTI EXTRA:
Gli extra si limitano al minimo sindacale. Ci sono solo la filmografia degli attori protagonisti (vista la caratura degli attori, non sono elenchi brevi) e i due trailer originali. L’unica nota curiosa è proprio relativa ai trailer, che contengono fotogrammi in bicromia (nero abbinato a colori acidi, come il giallo o il verde) che fanno molto anni Settanta.
CURIOSITÀ
Nei titoli di testa appare la scritta: “Un film di Pietro Germi”. In realtà il celebre regista e sceneggiatore, scomparso nel 1974 (un anno prima dell’uscita della pellicola), fece solo in tempo ad abbozzare il progetto, che fu portato a termine da Monicelli.
LA BATTUTA
... senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col talapia tapioco