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22.02.2010 di Paolo Casiraghi
CONTROCORRENTE
Avete visto Avatar? Paolo Casiraghi e sua zia ottantenne si, e ora ve lo raccontano secondo il loro personalissimo punto di vista

Avatar, il capolavoro di James Cameron: beh, parliamone. Mio nonno diceva che ogni tanto per variare il punto di vista bisogna “pisà cuntra il vent”, cioè fare il bastian contrario. Lo faccio io che di cinema me ne intendo: una volta ho parlato con Pupi Avati e ho due foto di Ridley Scott. Tutti l'hanno visto o ne hanno sentito parlare, tutti entusiasti, anche mia zia Delfinamaria, ottantenne di Piacenza: “la spendut un sacc' ma l'è propi un bel films” (ha investito molte risorse ma la pellicola è di pregevole fattura).

Insomma, Cameron è un genio. Ha addirittura realizzato i bozzetti di alcuni degli animali del pianeta Pandora. Il primo dubbio viene a mia zia, che sulle creature ha da dire la sua: “quel caval gà quater zamp in sul davant, l'è minga pusibil” (la creatura simile all'equino possiede quattro arti anteriori, lo ritengo poco plausibile). Ha ragione. Del resto faceva la macellaia: va bene alieno, va bene diverso, ma a tutto cè un limite! In natura (anche quella aliena) tutto ha un motivo, evoluzionistico e biologico. Senza esagerare con la biomeccanica, ogni arto anteriore ha bisogno di una spalla, quindi clavicola e scapola. La seconda zampa anteriore di quel coso dove ce l'ha? E se si muove contemporaneamente alla gemella per non sbattere, perché avere il doppione solo davanti e non dietro?

Le incongruenze, a voler ben guardare sono molte. Ad esempio: la dottoressa (Sigourney Weaver, immortale protagonista di Alien) è un'ambientalista radicale, ama le piante più degli umani, ha un quoziente intellettivo che Einstein è uno che gioca col lego e intanto fuma come un'ossessa, in ambienti chiusi e sigillati perché l'atmosfera del pianeta è irrespirabile per gli umani. Allora, scusa, facciamola radicale davvero e diciamo che si fa le canne con la canapa di Pandora, che è buonissima.



Discutibile è anche l'utilizzo dei macchinari per il controllo degli avatar nella zona “in mezzo al flusso” cioè un luogo del pianeta dove le trasmissioni radio e gli strumenti elettronici vanno in tilt. Se si pensa che il collegamento uomo-avatar è wireless, ci sono tutte le premesse per una tragedia: tralasciando i problemi che la configurazione dell'Adsl crea a chiunque, figurati un coso che ti collega telepaticamente con una creatura a chilometri di distanza. Pensa se ci fosse anche un mezzo secondo di ritardo nella trasmissione: la bella aliena (perché bella è bella: alta, magra, culo sodo e codino che neanche i costumini di playboy, e soprattutto due sole braccia, che se litighi altrimenti son fastidi) si avvicina all'avatar umano per baciarlo, ma lui sta ancora facendo cucchiaio con la mano per controllarsi l'alito e la colpisce sotto il mento con la manona blu, incidente diplomatico e fine di un amore. Figuriamoci i riflessi: guidare un pipistrellone rosa, collegato anche lui ma via cavo. Magari non è compatibile col software dell'hardware umano. Oppure mentre fai una picchiata giù dal dirupo ti senti nelle orecchie: aggiornamento disponibile, inserire il numero seriale e premere invio.

E il cattivo? Il comandante in capo di tutti i marines? Perchè comanda tutto lui. Direttamente. Non un tenente, un capitano o un sergente nei paraggi. C'è solo lui, ebbro di potere, in piedi sulla navetta con la tazza del caffè in mano, in barba alla 626 sulla sicurezza. E se viene un colpo d'aria? Metti che il caffè gli cade sul pilota, che invece è blindato con la cintura da rally ai comandi... vien giù tutto e addio comandante cattivo. Che cattivo poi va bene, ma quello lì è proprio antipatico. Si vede che ci gode a fare la guerra. Che poi son capaci tutti con i missili contro gli omini blu e le frecce. Allora nuclearizza il pianeta e tira fuori l'unobtanium colle ruspe, scusa. E poi il metallo si chiama strano... dai, sembra un nome metà latino e metà romano che vuole dire chiaramente “inottenibile”, “nun lo poi avè”. Si capisce da subito, e infatti a Roma il film è andato così così, non c'era la suspance.

Però Cameron è un genio. Sicuramente l'idea è geniale: un umano paraplegico che si collega telepaticamente ad una creatura creata apposta per lui, tutta blu, per sopravvivere su un pianeta ostile all'uomo, e poi preferisce restare nell'avatar. Bellissimo! Come si fa a pensarci?

Provate intanto a leggere il racconto "Call Me Joe" di Paul Anderson. Scritto nel 1957.


(Leggi la biografia di Paolo Casiraghi)

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