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02.03.2010 di Cesare Gallarini
CARA MAMMA
Una lettera indirizzata alla propria madre diventa lo spunto per un racconto in prima persona di chi lascia il paese per ambientarsi in una realtà nuova, sconosciuta e tutt'altro che perfetta

Carissima mamma,
ti scrivo, visto che non l'ho mai fatto da quando sono partito. Sarebbe meglio dire scappato, perché da noi, come sai, non c'è lavoro e chi comanda ci sfrutta e basta. Inoltre, proprio vicino a dove avevo casa (ti ricordi mamma la mia casa anonima, chissà chi me l'ha spedita) c'era il rischio che crollasse tutto. Forse a causa delle grandi piogge di questi anni. Forse perché siamo poveri e le case per i poveri sono povere e costruite in economia. Come sta mio fratello? Si droga sempre con le spezie? Almeno si fa meno male, ed è un viaggio aromatizzato. Consigliagli di usare la cannella. E mia sorella gioca sempre con le sue amichette a prendersi? Cosa si è presa ultimamente: la rosolia, il vaiolo, il tetano?

Sono contento di essere partito in cerca di un lavoro e di un po' di fortuna. Per ora sono stato fortunato ... non ho trovato lavoro. Però ho visto alla televisione del bar che nella grande città dove vivo si sta meglio e non ci sono frane, solo nebbia. Il viaggio per arrivare nella grande città è stato un po' movimentato: ho viaggiato su una barca, poi a piedi, poi su un camion e infine in treno. Si tratta di treni sempre affollati: di cimici, scarafaggi e zecche. E si fermano un sacco di volte. Per lo più per far passare quelli veloci, quelli belli. Almeno sette volte più belli. Il sette, cara mamma, è il mio numero fortunato: a scuola mi rimandavano in sette materie, ho preso sette volte gli orecchioni e papà è morto durante una partita a tre sette.

In questa settimana sono avvenute molte cose qui nella grande città. Per esempio qualcuno ha pensato di fare benzina da un vecchio distributore abbandonato, solo che si è sbagliato e il petrolio non l'ha messo nell'auto ma in un fiume. Non che il fiume fosse molto pulito prima. I pesci, per esempio nuotavano a filo d'acqua e a dorso per cercare di respirare dell'aria un minimo più pulita. Con l'arrivo dell'olio ora però sono tutti fritti. Pensa, cara mamma, che una volta nello stesso fiume ho trovato una carpa, una carpa destra numero 43. Se riuscissi a trovare la sinistra avrei un paio di carpe nuove. Qui i politici dicono che non è grave e che tutto si risolve, che gli unici pesci in pericolo sono i pesci rossi perché sono comunisti e si stanno estinguendo.



Sempre questa settimana nella grande città dove vivo, alcune ragazze molto belle hanno sfilato con addosso degli strani stracci colorati e pieni di strappi e borchie. Dicono che sarà la moda del futuro. Ti farà piacere sapere che anch'io indosso dei vestiti del futuro.
Forse avrai saputo che proprio questa settimana hanno ancora accusato il gran capo di essere un corruttore (ha corrotto un inglese, con il nome di uno yoghurt). Ma lui, il gran capo, ha detto che se ne frega: tanto, dice, va in prescrizione. Non so dove sia questa Prescrizione ma deve essere una città davvero molto frequentata. Molti miei amici vorrebbero andarci, ma ho saputo una cosa stranissima: ti fanno entrare solo se accompagnato da un bravo avvocato. Non è stranissimo?
Per me invece, cara mamma, il gran capo è una brava persona, sempre elegante, con i capelli in ordine e sempre sorridente. Forse troppo sorridente. Esageratamente sorridente. Poverino, forse ha una paresi.

Sai cara mamma, proprio oggi ci hanno proposto di fare uno sciopero. Per non essere sfruttati o additati come delinquenti sporchi e cattivi. Il grande capo parla di sicurezza. Ti ricordi che anche papà era fissato con la sicurezza? Per combattere la delinquenza ci perquisiva tutti quando rientravamo a casa. E ti ricordi mamma quella volta che ha installato un allarme collegato alla polizia? I ladri hanno rubato da noi, poi hanno seguito il filo e hanno rubato anche dalla polizia!
Come lavoro adesso disegno le madonne per terra, ma non sono riuscito a vendere un solo marciapiede. Purtroppo nella grande città hanno fermato le automobili per un giorno. Così invece di posteggiarle in seconda o terza fila, come si fa di solito,  le hanno messe tutte sui marciapiedi. Così mi hanno impedito di lavorare. Le auto si sono fermate tutte, tranne quelle dei mezzi di soccorso, delle modelle e dei modelli, dei medici, quelle dei cortei dei matrimoni, delle cresime, delle comunioni, dei funerali, quelle degli artigiani, degli infermieri, dei tassisti, delle partorienti, dei turnisti e dei turisti. In pratica hanno viaggiato tutti tranne me e i miei sette amici. Siamo dovuti rimanere in albergo mentre tutti gli altri viaggiavano tranquillamente per la città. In ogni caso non è stato un problema visto che nessuno di noi possiede un auto.
Ciao cara mamma, salutami i fratelli.
Ti scrivo appena posso.

Un abbraccio

Tuo Salvatore

Dalla grande città,  2 marzo 1965

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