
20 ottobre 2009
ore 11.26
garage di casa mia mentre pulisco l'auto
Squilla il cellulare: “ti va di andare a New York a intervistare Gene Wilder?”
15 dicembre 2009
ore 19.03
ristorante Siena – Stamford – Connecticut
“And so you are an actor, dear Omar!”
In queste otto righe (non contando quelle vuote che però hanno un loro significato, ma già so che se avessi scritto “dieci righe” sareste preoccupati che qualcuno abbia tagliato qualcosa di quello che ho scritto, quindi: otto righe!) ci sarebbe già tutta la mia avventura di questo fine 2009. Ma si sa: il piacere della prosa porta tutti, poeti esclusi, a lasciarsi andare nel racconto.
22 novembre 1983 - Alzano Lombardo, provincia di Bergamo, Italia
Padre e figlio si siedono sul divano per vedere un film assieme. Il figlio sono io, il padre è il mio. Il film? Il Più Grande Amatore del Mondo. Il protagonista è un curiosissimo uomo coi capelli biondi e ricci. Ha grandi occhi azzurri e dopo qualche anno avrei scoperto che si chiama Gene Wilder e che è un genio della commedia. Per quella sera però per me è solo il protagonista di Un Bel Film Da Vedere Con Papà. In una scena del film questo Grande Amatore seduce una donna semplicemente spalancando i suoi grandi occhi azzurri. La sua espressione è un mix micidiale di furbizia, stupore e consapevolezza del proprio fascino. Decido che il giorno successivo avrei fatto come lui e avrei sedotto la ragazza più carina della scuola. Si chiama Laura Licini, biondi capelli raccolti in una lunga coda, occhi chiari, pallavolista e ovviamente irraggiungibile. Ma non mi perdo d'animo: la mattina seguente, all’intervallo, corro al piano superiore, dove so che l'avrei trovata con le sue amiche, e mi metto dalla parte opposta del corridoio. Mi appoggio al muro e inizio a guardarla con insistenza. Ogni volta che lei guarda verso di me e i nostri sguardi si incrociano io spalanco gli occhi come Il Più Grande Amatore. Vado avanti per otto giorni consecutivi, a tutti gli intervalli e a tutte le sue partite di pallavolo. Al nono giorno, decido di aver "seminato" abbastanza e chiedo a Michela Minotti, in classe con me, di provare a indagare sull'impatto della mia strategia seduttiva. Le chiedo di farlo in maniera discreta. Michela è un guanto di velluto. Va dalla bella Laura e le fa: "Ti piace quello nuovo?" Laura mi guarda da lontano e risponde: "E’ carino… peccato quel tic agli occhi". GRAZIE GENE!!!
15 dicembre 2009 - Stamford, Connecticut, USA
Albergo, camera, doccia, vestiti, puliti. Io e Carlo, l'editore dell'edizione italiana dell'autobiografia di Gene Wilder, ci troviamo in ascensore e dopo un attimo di silenzio strozziamo un grido in gola: "Geeeeeene!" Mister Gene Wilder è lì nella hall che ci aspetta. Il cuore per un attimo si ferma: il momento in cui il sogno di una vita si realizza è questo. Tutto quello che precede questo momento, il volo, le attese, il jet lag, i suoi film visti tutti in un sorso, tutto si asciuga in quest’attimo quando, stringendoci la mano, io dico: "Mr. Wilder, is a big pleasure." Lui ricambia con: "Omar, nice to meet you". Ecco, qui vado vicinissimo a perdere i sensi. Gene Wilder sa il mio nome! Un neurone di questo splendido cervello è momentaneamente occupato a ricordare il mio nome!
Cambio di scena: siamo nella cucina di Gene Wilder. Io, Gene e la traduttrice. Attorno cameraman, fotografo di scena, truccatrice, producer e l'editore. Gene mi sprona a intervistarlo senza la traduttrice, perché sostiene che io parlo un ottimo inglese e che lui capisce perfettamente quello che gli chiedo. E’ l’unico momento in cui penso che forse un po’ di Alzheimer il buon Gene può effettivamente averlo. L’intervista raggiunge per me il picco emotivo quando alla domanda "Vedi nel panorama della comicità mondiale un tuo erede?" Lui sorride e risponde: "Certo… Tu!" Perfetto, spegnete tutto, per quanto mi riguarda l’intervista finisce qui. Ma la giornata ha in serbo per me un ultimo, dolcissimo regalo. Dovendo registrare i tipici saluti televisivi in italiano, chiediamo a Gene di farci il mitico “si-può-fare!” Lui prontamente esegue ma pronuncia le parole tutte attaccate. Al che lo guardo e gli dico: "Gene, could you separate the words?" Lui: "Oh yes, thank you Omar". Forse a molti sfugge un dettaglio in tutto questo, ma a me no… io ho diretto Gene Wilder!
Omar Fantini