Caro diario e cari lettori eccomi di nuovo qua, che ero stata alle ferie e non c’ero.
Appena sono arrivata ho saputo di quei poveri minatori intrappolati nel sottosuolo e non ne usciranno che tra 5 mesi. Mio marito purtroppo non ha mai fatto il minatore e quindi me lo sono tenuto nel soprasuolo sempre. Non dico che sarebbe dovuto starci 5 mesi ma anche solo qualche giorno, tanto per respirare un po’. Io intendo.
Stavo dicendo che sono stata alle ferie ma in realtà sono stata impegnata solo in una fantastica gita. L’altro mese mi è arrivato un deplià che inneggiava ad un bellissimo tour con le pentole. Non che me ne sono partita già da casa con le pentole, bensì le avrei trovate sul luogo. Il luogo meraviglioso e di sogno chiamavasi Gardalà, inserito in quello che si può definire nord. Sul deplià si diceva: Alberobello - Gardalà 12 euri tutto compreso, tranne l’autista del pullman.
E dopo un tira e molla massacrante con mio marito, son riuscita a convincerlo! Avrebbe guidato lui, anche perché era il più giovane della compagnia. L’ unico problema è che a mio marito alla guida ci viene sonno e quindi solo per l’andata ci abbiamo messo una settimana sana sana, perché si fermava ogni due autogrill a dormire un poco.
Eravamo un bel gruppo di allegroni, cantavamo a crepapelle le canzoni di Toto Cutugno e tanta era la foga, che un signore sull’acuto di “Un italiano vero!!!”, si è alzato in piedi e ha battuto una cornata sul portabagagli, che è rimasto tramortito fino a Verona. Quando si è risvegliato era convinto di essere una gallina, così gli abbiamo tirato il collo e l’abbiamo messo nella borsa frigo.
Seduto dietro di me c’era il nostro vicino di casa, dico c’era perché durante il viaggio è passato a miglior vita. Solo perché gli abbiamo fatto un scherzo: è sceso in una piazzola per fare un po’ d’acqua e mio marito ha fatto finta di ripartire. Quello ci ha rincorso intanto che mio marito faceva retromarcia...Tanto era già anziano e di qualcosa doveva morire!
Un gruppo di vecchietti invece, si è fatto prendere dal vandalismo e ha voluto lanciare un sasso sopra il cavalcavia dal pullman in corsa. Oddio corsa... camminata!
Che mio marito andava talmente piano, che il sasso è stato lanciato dal finestrino davanti e ha sfondato il vetro dietro, colpendo una signora sulla faccia! Lei però è rimasta contenta perché avrebbe sempre voluto rifarsi il naso e non aveva mai trovato il coraggio. Altri due nonnetti ce li siamo persi in tangenziale, perché avevano fatto amicizia con due signorine col fuoco davanti, che facevano il barbechiù. Queste qua urlavano ai nonnetti: “Ragazziii! Abbiamo bisogno delle vostre salcicceee!!!”. Mi è sembrato strano che i nonnetti si erano portati il mangiare da casa, perché era compreso nei 12 euri. E queste qua insistevano, anzi chiamavano pure mio marito. A Tonino ci ho detto: “Fai attenzione che chissà quale carne ti danno, ancora ti intossichi!”. Così mi sono affacciata e ho urlato: “Grazie tante dell’invito, signorine, ma noi ci fidiamo solo del nostro macellaio!”. Queste qua hanno iniziato a ridere come le pazze. Non avessi visto coi miei occhi che facevano il barbechiù, avrei detto che erano due battone!
Quando finalmente siamo arrivati a Gardalà, c’erano tre racchie della ditta delle pentole, che ci hanno detto che se non compravamo tutta la batteria, non ci facevano entrare nel luogo di sogno che era il parco giochi.
Dentro lo scatolone c’erano: una pentola con la pressione di Agostina, una padella antiadiacente, un golapasta, due presine a forma di cappasanta, un mescolo di mogano, due grembiuli satirici con il cesso a mio marito e a me con lo sciacquone. E tutto questo ben di Dio a soli milletrecento euri! Che affarone! Abbiamo comprato tutto, abbiamo lasciato i nostri acquisti sul pullman e siamo entrati.
Appena dentro al paradiso, me ne sono andata subito nel trenino dell’amore, per vedere se me ne uscivo con un nuovo marito, ma niente da fare.
Quello della giostra mi ha consigliato di provare con il castello dell’orrore, che forse un mostro me lo potevo portare a casa. Vedi che c’è della gente maleducata al mondo, più di mio marito! Poi per consolarmi mi sono scofanata un chilo di zucchero filato e sette croccanti di mandorle filato e mi son cariata tutti i morali. Questa gita me la ricorderò sempre, anche perché all’uscita le racchie erano scappate col pullman col ben di Dio e coi nostri soldi, e il mio dentista quando son tornata mi ha accolto con la banda del paese!
Alle volte restare alla propria casa è più da persone intelligenti.