
L'ennesima nevicata di quest'inverno mi sorprende in macchina sulla perigliosa tratta Monza-Milano. Mi convinco che l'Inverno, nel Suo altruismo, ce ne stia facendo dono solo per preservarci dall'azione nociva di alcuni microorganismi che le polveri sottili diffondono nell'atmosfera lombarda, raggiungendo livelli di guardia secondi solo a Liunfen in Cina. Città che ha il triste primato di essere il luogo più inquinato al mondo, insieme al cavo orale di Camilleri.
Il traffico e la noia mi stanno avvelenando i pensieri e ragiono sul fatto che, forse, se avessi fatto l’altra strada avrei avuto sorte migliore. Ma ormai è troppo tardi e non ho una seconda possibilità, ho fatto una scelta sbagliata e adesso ne pago il fio. In qualche modo questo pensiero si allarga a macchia d’olio, per altro imbrattando di immaginazione i sedili dell'auto.
È questo che ci manca, penso: disporre di una seconda possibilità di fronte a certe scelte. La storia di molti avvenimenti sarebbe oggi diversa: forse, per dirne una, Roberto Baggio quel rigore, ritirandolo, lo avrebbe calciato sotto la traversa anziché sopra. Forse il colonnello Stauffenberg avrebbe preparato con un pelo più di cura l’Operazione Valchiria e, morto Hitler, non staremmo qui a ricordarcelo di anno in anno. Infine Lapo Elkann, a pensarci bene bene, non avrebbe ritenuto appropriato usare una Ferrari gialla per andare a trans a Milano (come sostiene Corona) ma magari un KMW Grizzly fucsia, solido corazzato in uso al battaglione Lagunari Serenissima. Perché ci vuole comunque del talento per farsi prendere per il culo.

Se una persona potesse fare una brutta degli episodi importanti della propria vita e poi copiarne la bella, sarebbe una persona migliore? Otterrebbe il compendio di tutte le scelte migliori o sarebbe solo un individuo perso e confuso nelle sue altre e infinite possibilità? E se questo dono non ci venisse concesso, almeno che si possa patteggiare un’alternativa: l’alter ego. Un facente funzioni incaricato del lavoro sporco, che vada in missione per conto nostro, che svolga i compiti più impegnativi e che trovi (lui) le parole per poter uscire dignitosamente da situazioni onestamente imbarazzanti. E sono convinto che il doppione di qualche celebre personaggio già esista e viva tra noi, perché a ben guardare qualche indizio c’è ed è evidente. Non avete notato che il Silvio Berlusconi recatosi al S. Raffaele per le visite mediche era ben diverso da quello che siamo abituati a vedere? Solitamente ha un'acconciatura rizzollata di fresco tipo S. Siro prima di un incontro di Champions League, mentre invece in quell’uscita sembrava avesse in testa un monumento al ginocchio. È lampante che si tratti di una contraffazione, di una copia arruolata al posto del lìder autentico, perché si sa: se Berlusconi non va in Duomo, il Duomo… e allora è meglio premunirsi.
Ma se poi la controfigura iniziasse a fare scelte autonome, diverse da quelle prestabilite e non avesse solo una possibilità, ma almeno due? Queste aumenterebbero in maniera esponenziale e saremmo ricoperti da milioni di alternative e forse questo rischierebbe di toglierci l’istinto, l’impulso naturale...
È buffo riflettere come non appena si decida di gironzolare nei propri pensieri per Milano in una fredda nottata invernale, si incappi ugualmente nel traffico. Di concetti e di immagini. Ma tutto questo, che sia fisico o mentale, è racchiuso in un pensiero semplice e al contempo profondo, trasmesso col canto dal Maestro De Andrè: "…per la stessa ragione del viaggio: viaggiare".
Buona strada
Alessandro Betti