
La notizia veniva data a reti unificate. Appena compiuti 218 anni il corpo del Burlamacco[1] cedeva biologicamente in maniera definitiva. A Redento Sperandeo tutto ciò sembrava impossibile. Come tutte le sere, Redento andò a Messa e fece la Comunione. Tornato a casa vide in TV la differita della tappa del CXLIII Giro della Padania e la consegna del premio al vincitore: un cappello da poliziotto in bronzo diviso in due da un battistrada. Cenò alle sette con la madre Adua, come tutte le sere. Quella strana stanchezza lo prese proprio mentre in TV mandavano al ralenty le immagini del Burlamacco collassante su se stesso, lasciando sbucare dal doppiopetto soltanto un’accozzaglia di tessuti simili a un ammasso di rognone. Un occhio di ceramica, un toupet e una dentiera a forma di tagliola da orsi adagiati sopra. La vista gli fece arrivare al naso anche l’odore di quella catasta informe attorcigliata: un misto di borotalco e odontotecnico.
“Dateceli dai cinque ai dieci anni e saranno nostri per tutta la vita” pare abbia affermato Joseph De Maistre, inarrivabile teorico della Restaurazione, e infatti, prima di coricarsi, Redento, come molti, recitò le sue preghiere nel tentativo di intercedere per il Rognone. Nonostante la lettura di alcune pagine in latino del De Libido Suoris (La metafora dello stupro nella retorica moderna), classico intramontabile dell’umanista Sacconus, il sonno fu agitato. Incubi, febbre e delirio. Polveri radiottive e polimeri di ultimissima generazione, alcuni dei quali ancora in via di sperimentazione, si erano alzati al momento della terribile involuzione di quella polpetta avvelenata fino a formare una coltre invisibile dentro e sopra le città di Sandria e Raimondia. Per una beffarda legge del contrappasso, adesso stavano agendo nel sonno degli abitanti. Dalla Materia allo Spirito. Purificandoli.
Redento si svegliò tardi, con un’insolita vitalità, e arrivò alla piazza gremita della Cattedrale di Vaticano Due a funerali di stato già iniziati. Il Burlamacco era stato ricomposto in una bara bianca posta su un piano rialzato e leggermente inclinata verso le telecamere. Il Rognone si trovava all’interno di una matrioska in ceramica che ne riproduceva perfettamente le sembianze in vita a trentatre anni. Infagottata in un doppiopetto argento e peneri alla Little Tony. Il Pontefice, Piano Urbanistico II, dopo aver consolato le vedove in lagrime, stava per dare la parola a Sandro Bondi, il quale avrebbe dovuto leggere e commentare alcuni passi delle Sacre Scritture.
La nottata aveva filtrato chimicamente la Mente del Popolo. Migliaia di persone, assiepate nella piazza attorno al Feticcio, avvertivano una pulsione comune. Sconosciuta. Nuova. Potente...
...Redento abbassò lo sguardo e alzò lievemente la mano. Una colomba bianca consegnò nelle mani del Pontefice un fogliettino sgualcito. Davanti a miliardi di telespettatori che seguivano la cerimonia in mondovisione, Piano Urbanistico II non poté fare a meno di leggerne il contenuto: "Un annuncio prego! Bondi Sandro, ’un si capisce una sega, deve correre subito a casa perché gliè morta la mamma. Bondi Sandro deve correre subito a casa perché gliè morta la mamma". E Sandro Bondi, trascinato dallo Spirito del Popolo, citando un vecchio film, declamò:
http://www.youtube.com/watch?v=7YCVSePryPo[2]
Il potere di Redento e del Popolo evocò le anime di tutti quei morti arrabbiati col cruccio di aver lasciato questo mondo prima di vedere schiattare il Burlamacco. Milioni di anime eteree iniziarono a roteare gaudenti in cielo succhiando nel vortice quella del Burlamacco circondata da diavolesse travestite da suore, infermiere e minorenni accompagnate dai genitori. La minuscola protesi in lega a comando vocale, programmata a irrigidirsi e a moltiplicarsi all’eccesso, si erse a dismisura strappando il doppio petto all’altezza della patta.
Ministri, sottosegretari, funzionaridipartito, capitestata, capibastone, liciogelli, servinellanimo e donnezozzone ballarono tutti la tarantinella e fecero a gara a chi riusciva a guadagnare per primo la punta della formidabile protesi, la quale aveva raggiunto in pochi istanti le dimensioni di un Albero della Cuccagna. Il presidente americano facendosi portavoce di tutte le autorità presenti, prese la parola solo per chiarire: “Now, just to understand, he was always very embarassing for us. But you always voted for him!”[3]
Ma Bondi strappò lui il microfono per continuare con violenza il suo turpiloquio innocente. Miliardi di telespettatori ascoltavano in tutte le lingue la traduzione in simultanea del sermone di Bondi mentre, sul video, le guardie svizzere tentavano disperatamente di abbattere con le alabarde l’Albero della Cuccagna per richiudere la bara.
[1] Il Burlamacco è la maschera ufficiale del carnevale di Viareggio.
[2] Nel film Berlinguer ti voglio bene, di Giuseppe Bertolucci, Roberto Benigni improvvisa l’imprecazione (a sfondo edipico) più lunga della storia del cinema che qua riportiamo con piglio filologico. “La merda della maiala degli stronzoli ne’ culo delle poppe pien di piscio con gli stronzoli che escan dalle poppe de’ budelli de’ vitelli con le cosce della sposa che gli sorte fra le cosce troppe troppi e seghe dentro i’ ccazzo troppi troppi cazzi dentro i’ culo che gli spuntan dalle cosce che gli tornan dalle gambe con la mamma ne’ pompino della nonna che gli schianta dalle da i’ su corpo che gli leccano la schiena poi gli sputa ne’ coglioni e gni lecca ni’ groppone con gli schiantasse tra le zolle che si striscia tra in mezz’all’erba che coi’ le mamme tutte gnude che si struscian dalle file e si sgruppan con la schiena con le poppe sbatacchiate su co’ senza latte che si scopran tra le mucche che s’infila e gni sorte in mezz’all’erba che gni e gni gira mezz’a’ denti e ci sputan quand’è in terra e gli mettano le seghe ne nella fica e si gode tutti insieme e si gode tutti insieme e lo guar-dan da lontano tu coi groppone insudiciato e le cosce no si sposa co i’ marito i’ parente gne le schianta gne le schianta gni ripiglian’i’ parente ma chi chi lo piglia ’sto parente con la carne dentr’i ’corpo co’ i’ corpo de la carne e la mamma sdraiata tra le zolle che gli rimena le zolle e ritornan gli tornan sulla terra e gli schiantano i parenti gllglg gli ne levano tre vorte gni sortan di sotto…”
[3] “No, giusto per capirsi: a noi ci ha sempre fatto schifo. Siete voi che lo avete sempre votato.”