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11.10.2011 di MAX MORINI
SIATE AFFAMATI, SIATE FOLLI? CONTENTI VOI...
È appena cominciata la Beatificazione di Steve Jobs; E noi lo "sdrammatizziamo" subito con la biografia non autorizzata riscritta da Max Morini

Guru, visionario, genio, artista, imprenditore:ma chi era veramente Steve Jobs? Innanzitutto un americano che incarna perfettamente il Sogno Americano: farsi da soli, lavorare duramente, diventare ricchi e famosi. E su come costruire il suo sogno, il piccolo Steve fin da bambino ha le idee chiare.

UN'INFANZIA SEGNATA
Dotato di  grande personalità e di un carattere deciso, appena nato chiede ai propri genitori di farsi adottare da una famiglia con un cognome più consono al suo destino. Sceglie allora i Jobs ( plurale di “job”, lavoro, quindi lavori ): un marchio di fabbrica che più americano non si può. Unico problema le scarse risorse economiche della famiglia di adozione. Per poter costruire nel garage di casa il primo personal computer con l’amico Wozniak, Steve infatti deve prima costruire anche il garage. I genitori  non possono permetterselo. Irregolare ed eccentrico, SJ scopre presto che l’ Università non fa per lui; l’unico corso che lo interessa veramente è quello di Calligrafia citato nel famoso discorso a Stanford. Anni dopo se ne ricorderà  per introdurre i caratteri grafici nei pc. E meno male che non ha seguito Egittologia o adesso sui nostri monitor digiteremmo geroglifici.

LA MELA DI NEWTON (E DEI BEATLES)
Passano gli anni e finalmente Steve nella San Francisco del Flower Power e della contestazione ha la visione chiara della sua missione nella vita: fare business con la tecnologia. Copiando. A cominciare dal nome e dal logo della Apple, clonato da quello dell’etichetta discografica dei Beatles. "L'ho fatto per dispetto, non mi sono mai piaciuti" ha dichiarato molti anni dopo interrogato sui motivi della scelta "In realtà ho sempre preferito i Rolling Stones". D'altra parte, meglio così. Se fosse stato il contrario avremmo avuto milioni di computer che fanno la Linguaccia. Poi, la svolta che cambierà per sempre il suo e il nostro futuro quando il Ragazzo-Mela scopre i segreti del centro tecnologico di Palo Alto: finestre che si aprono e si chiudono su un computer cliccando su un mouse. Decide di copiare tutto immediatamente. "I buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano" dirà Steve citando Picasso; quando Bill Gates con Windows gli ruberà a sua volta finestre e mouse si correggerà aggiungendo: “Ma se qualcuno lo fa a te allora sono cazzi amari". L'avversione per i Beatles non lo abbandona mai; il primo computer di massa avrebbe dovuto chiamarsi McCartney per sbeffeggiare il povero Paul e solo l’intervento dei suoi soci arriva a dissuaderlo in exstremis e a correggerlo in Mcintosh.
 
LA CADUTA
Ma poi l’antipatia per i Fab Four , come per contrappasso, gli si ritorce contro. Arriva infatti a condividere con i Baronetti un amaro destino: "Non funzionano più i gruppi con le chitarre" aveva detto il dirigente della Decca che rifiutò i Beatles dopo il primo provino. "Il design applicato alla tecnologia non funzionerà mai", diranno i dirigenti della Apple che licenzieranno Steve. Quando dici la competenza e l’intuito commerciale. Uscito dalle Apple, il nuovo progetto di Jobs è però un fallimento: "Next" non funziona, anche perché, condizionato dal nome della società, mentre sta lavorando su un progetto pensa già a quello successivo e non riesce a finirne neanche uno. Intanto alla Apple senza di lui sbandano e perdono di vista obiettivi e finalità: sono convinti di coltivare Mele del Trentino.

IL RITORNO DA EROE
Il baratro si avvicina, lo richiamano. E solo quando ritorna alla Apple Steve ha un'altra visione: una macchina con cui ascoltare musica mentre si cammina. Quando i suoi collaboratori gli dicono che è stato già inventato dalla Sony e si chiama Walkman, lui risponde: "Perfetto, copieremo anche quello". Nasce così  l'iPod e poi finalmente l’iPhone e l'iPad che Jobs-l’iStrione annuncia dal palco di Cupertino indossando il suo maglioncino nero da esistenzialista. Molto cool ma anche molto impegnativo, considerate le temperature in California. Ma un Guru è un Guru. Un Guru che ormai, purtroppo, non potrà più annunciare ai fan le grandi novità tecnologiche del futuro, l’ iPed, l’iPid e l’iPud e, finite le vocali, anche quelle con le consonanti: iPbd, iPcd e così via fino alla Z. Segneranno anche loro per sempre la nostra vita? Probabilmente sì, se solo riusciremo a pronunciarle.

JOBS CREA DALL'ALDILÀ
Dalle indiscrezioni che trapelano, Jobs stava lavorando ad un nuovo grande, progetto: una televisione portatile ultrapiatta poco più grande di un iPad con cui, mentre stai vedendo il tuo programma preferito, puoi telefonare, chattare su fb, mandare dei messaggi su twitter, ascoltare musica su iTunes, vedere un film in streaming, sfogliare giornali e magazine e acquistare libri . Volendo si può anche tenere spenta come soprammobile per evitare emicrania e senso di nausea. Dalle indiscrezioni dovrebbe chiamarsi  "iWhat?". Siate affamati, siate folli diceva Jobs a Stanford. Sicuramente. Solo un folle mentre impazza la crisi economica spende 600 euro per uno smartphone. Da studi recenti sembra anzi che la crisi sia legata più che ai mutui subprime a quelli accesi per poter comprare iPhone e iPad. E quando qualcuno dice che Jobs "mi ha cambiato le mia vita" si riferisce senz’altro al rosso fisso del suo conto corrente.

Mentre solo un affamato di attenzione può tirare fuori un IPhone mentre sei al bar, a cena, sull’autobus, in metropolitana e spiattellarlo in faccia agli altri con grande e per niente malcelata soddisfazione. Io poddo, io phono, io paddo. Perché anch’io ho addentato la Mela. Voi, no.

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