«Wow!» E’ il commento a corpo caldo di Hillary Clinton. Dal canto suo, Silvio Berlusconi si limita a una vaccata in latino; qualcosa che ha a che vedere con i treni in transito. Queste due reazioni ci dimostrano che, prima di correre a fare il pieno di benzina, l’Occidente, dinnanzi alle orribili riprese del linciaggio di Muammar Gheddafi, rimane interdetto, sconvolto, sgomento.
Immagini del genere non si possono proprio tollerare, denuncia il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: "Troppo mosse, manca una regia esperta, non c’è profondità di campo; la qualità complessiva è modesta e il video risulta sgranato". Il presidente del Consiglio Nazionale di Transizione libico, Mustafa Abdel Jalil, replica sdegnato: "Spiace che l’Onu non abbia apprezzato la scelta della camera a spalla, magistralmente sdoganata da Steven Spielberg in Salvate il Soldato Ryan. E spiace che non sia stata colta la chicca della pistola d’oro, riferimento letterario al proiettile d'argento necessario a uccidere i vampiri".
A mediare tra le due posizioni, giunge opportuna una voce terza, quella del grande regista Mel Gibson: "Ravviso anch’io – commenta al riguardo - un abuso di camera a spalla e un montaggio sin troppo sincopato. Nondimeno, c’è qualche comparsa più del necessario e nella sceneggiatura colgo un eccesso di enfasi. Al contrario – conclude il regista –, apprezzo il contrasto cromatico tra la camicia cachi del Raìs e l’acceso rosso arterioso del sangue sul volto. Mi ha ricordato un’opera del maestro Burri". Insomma, anche per Hollywood la faccenda è chiara. Le riprese vanno fatte come Dio comanda: campo, foro d’entrata; controcampo, foro d’uscita!
Sulla rete, frattanto, impazza l’ipotesi del fake, ossia del documento video-tarocco. A dire il vero, questa complottistica ipotesi appare assai improbabile. Resta tuttavia il dubbio, proprio perché le uccisioni di questi tiranni non sono mai del tutto nitide. A partire dalla fucilazione di Nicolae Ceausescu e della moglie, testimoniata da una tremolante ripresa che mostra qualche sbuffo di intonaco sul muro e due sagome scure, indistinte, coricate a terra; oppure la concitata impiccagione di Saddam Hussein; per non dire del fantomatico lancio in pasto ai pesci – così, sulla fiducia – della salma di Osama bin Muhammad bin ‘Awad bin Laden: in arte Bin… boom, bam!
Ormai la misura è colma: a 2011 quasi concluso, non si può rimanere ancorati al medioevo. Occorre uno scatto di qualità. La tecnologia digitale, in proposito, offre un livello di definizione e di gestione rapida dei download dal quale non si può, e non si deve, più retrocedere.
Ecco allora che per l’uccisione dei prossimi tiranni, a partire dal siriano Bashar al Assad, la Nato suggerisce di utilizzare le migliori apparecchiature video e di allestire un’adeguata messa in scena, affidandosi a professionisti della comunicazione. Una rivisitazione in chiave moderna di Rugantino, si legge in una circolare del Consiglio di Sicurezza, potrebbe andare benissimo. Nella circolare, tra l’altro, sono trascritti anche gustosi dettagli: il boia col cappuccio D&G; il condannato con un’ampia camicia bianca scollata, di Versace; le ultime parole concordate con gli autori di C’è Posta per Te; i parenti fatti accomodare in prima fila, sui quali poi indugiare con struggenti primi piani, e Super Tata che ci mostra come gestire i bambini durante l’esecuzione dei propri genitori; un tappetino di pianoforte e archi; la ghigliottina Beghelli a sensori di peso e così via.
Quindi il gran finale, coi liberatori che brindano allegramente, sulle note di una marcia di Ravel, spinando il sangue arterioso del dittatore che zampilla dal collo reciso, in un tripudio di flûte sanguinolenti alzati al cielo. Tutto questo per un futuro degno della nostra civiltà. In quanto a ciò che è stato, restano le polemiche. Il dopo Gheddafi, infatti, divide e scatena reazioni di sconcerto. Specie dopo l’indegna esposizione dei corpi del Colonnello e del figlio Mutassim in un supermercato rionale di Misurata. Il fatto, non poteva passare inosservato. L’Europa, furiosa, denuncia la mancanza dell’etichetta e un packaging non adatto, mentre il WTO attacca senza mezze misure con un comunicato ufficiale: "Le normative sono chiare: i corpi non andavano esposti nella cella frigo, ma nel settore fresco e latticini".
Naturalmente, è tutto inventato. Ma sembra tremendamente vicino alla realtà. C’era un ragazzo italiano che diceva: «Restiamo umani!» Fortuna che non ha fatto proseliti. Avrebbe rovinato la festa.