IL FESTIVAL DI VENEZIA PER CHI SE LO FOSSE PERSO

Se in questa settimana, invece di occuparvi di cinema, avete seguito notizie marginali come il Caso Raggi, i turisti appesi a una funivia sul Monte Bianco o il Samsung 7 che prende fuoco, ecco qui una veloce sintesi di cosa vi siete persi alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia .

LA GIURIA
La 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha come grande capo della tribù dei giurati Sam Mendes. Sì proprio lui, il regista premio Oscar che vi ha rotto le palle con Revolutionary Road ma che vi ha esaltato con er meglio 007 di sempre, Skyfall.

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Guardami negli occhi/ Ho detto negli occhi

UN FESTIVAL INTIMO
È stato comunque un festival molto intimo. Nel senso di biancheria. Sul red carpet ha fatto parlare bene di sé Eva Herzigova: a vent’anni dalla campagna pubblicitaria che l’ha resa celebre (quella del reggiseno BRA), ha incanto tutti per la sua freschezza ed eleganza. Di contro han fatto parlare male di loro le due non dive che hanno sfilato senza mutande sul red carpet per lanciare un giovane stilista ricco di ideone, e dei quali non riporteremo i nomi né le immagini, perché questo meritano: essere dimenticati. In questo clima smutandato, il documentario francese su Rocco Siffredi è caduto a fagiolo e ha avuto la capacità di mettere a nudo, per una volta tanto, l’anima del grande Rocco.

MUSICA E MUSICAL
Fra i giurati c’era la performer e musicista Laurie Anderson (va be’ ha fatto anche un film, ma nessuno se lo è filato). Una musicista? Direte. Sì perché le colonne sonore chi le fa, tua sorella? E infatti è stato un festival pieno di Musical e Musica a partire dal primo film in concorso La La Land (stupendo) con Ryan Gosling e Emma Stone passando per il documentario su Nick Cave, One More time With Feeling, senza dimenticare la colonna sonora che il maestro Enzo Avitabile ha firmato per il napoletanissimo Indivisibili. Ma una retrospettiva su Mario Merola, mai?

 

Il Papa con Maradona

Il Papa con Maradona

COMUNIONE&LIBERAZIONE VS VATICANO SPA
Come dice giustamente Marco Giusti su Dagospia: ”Siamo alla festa di cielle o alla mostra del cinema di Venezia?”  Rei di essere troppo affini alla Sacra Romana SPA sono il film di Terrence Malick e il mistico Paradise di Konchalovsky. A riequilibrare tutto con una ventata anticlericale c’è il Young Pope di Sorrentino col suo papa bono, fumatore e i cardinali peccatori. Del resto Venezia sorge su acque torbide, e chi si specchia in esse vede il mondo capovolto.

COSA TE RIDI?
E ora passiamo a quello che dovrebbe essere il pane per i nostri denti: la risata al festival di Venezia.
Partiamo con la scelta della madrina, Sonia Bergamasco. Solidissima attrice di teatro e di un certo cinema impegnato, è nota al grande pubblico per essere la fidanzata di Montalbano e per il ruolo della nevrotica e divertente dottoressa Sironi in Quo Vado della premiata ditta Zalone-Nunziante. Ci piace pensare che la sua scelta di abbracciare ruoli leggeri dopo tante opere impegnate, abbia influenzato il presidente a sceglierla come madrina di un festival più leggero, ma comunque impegnato.

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Oui, je suis Catherine Deneuve

Venezia ha omaggiato, con un Tributo Speciale, Chris Meledandri fondatore della casa d’animazione Illumination e ideatore col suo team de L’Era glaciale, Minions e Pets. Un uomo che ha saputo coniugare perfettamente l’arte del disegno animato alla risata per piccini.

Non è associato al cinema comico, ma quando si pensa ad una simpatica canaglia, il volto che corre in soccorso è il suo, quello di Jean-Paul Belmondo. Il Leone d’Oro alla carriera quest’anno è suo. (foto a destra).

Passiamo al concorso, quest’anno più leggero, e che sembra aver dimenticato i maestri Koreani, Indiani, Cinesi, Iraniani, Iracheni, Thai, Finlandesi etc etc per registi più patinati (dicesi ameri-cani, teteschi, franzosi). Se ci fosse un premio Leone d’Oro che Ride di sicuro andrebbe a Piuma del ruggente (fin dal nome) regista anglo-pisano Roan Johnson. Una storia sulla più forte emozione che la vita può regalare, quella di diventare genitori, se non fosse che i protagonisti di questa avventura sono due adolescenti ancora irrisolti. Un film che spinge a farsi due domande, ma anche due risate.

 

La sezione grandi classici restaura e ripropone due perle della commedia Tutti a Casa (1960) di Luigi Comencini e Manhattan di Woody Allen. Del primo ci piace quel modo unico del cinema italiano di fondere ironia e dramma, del secondo quel modo unico, che pare lui stesso abbia dimenticato, di essere Woody Allen.

Saluti da Venezia con un omaggio al cinema d’autore:

Raffaele Palumbo

Author: Raffaele Palumbo

Figlio non riconosciuto di Virginia Woolfe e Irvine Welsh, fu concepito nella peggiore toilette della Scozia la notte in cui il Muro di Berlino cadde nel Cielo Sopra Berlino. Ama scippare alle poste, fare l'aperivita fra Corso Como 10 e il Frida, trollare sul web. Dopo aver donato il fegato ai peggiori bar di Caracas si è laureato in Lettere Moderne all'Università Federico II di Kagoshima corrompendo tutti i prof. col frutto dei suoi scippi. Nella vita si occupa di tecnologia e umorismo. È bipolare. Non vede i refuusi.

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