INTERVISTA A LEONARDO MANERA

 

Sagoma Comedy intervista Leonardo Manera, il popolare comico di Zelig

La location è di quelle strane: Leonardo Manera, il popolare comico televisivo reso celebre dal palco di Zelig e da personaggi come Piter, il ragazzo della provincia bresciana, o Petrektek e Kripztak (interpretata da Claudia Penoni), ci dà appuntamento all’Adventure Park Ursus di Val Breguzzo, il più grande parco avventura del Trentino. Ha deciso di passare il pomeriggio qui, per caricarsi prima dell’esibizione serale nella suggestiva piazza di Molveno (TN), nel cuore delle Valli Giudicarie, dove si tiene la quinta edizione del Festival L’Arte dell’Incontro, una kermesse di musica e teatro comico che si svolge fra luglio e agosto in scenari mozzafiato, e che quest’anno vanta la presenza, oltre a Manera, di Alberto Patrucco e Paolo Migone. Leonardo ha appena finito il percorso avventura. Nemmeno il tempo di prendere fiato, che comiciamo a torchiarlo di domande.

D:
Chi è Leonardo Manera?
R: Leonardo Manera è un comico. Faccio questo lavoro da quando avevo diciassette anni, quindi direi che è la definizione che più rispecchia la mia personalità e il mio essere.

D: Cosa rappresenta per te la comicità?
R: La comicità per me è una forma di comunicazione, ho sempre cercato di portare me stesso sul palco, in modo da farmi conoscere e riuscire, attraverso l’interazione con il pubblico, a conoscere anche gli altri.

D: Quale altro mestiere avresti potuto fare?
R: Da bambino volevo fare il barcaiolo, dopo le superiori invece sono finito a studiare giurisprudenza. Nel frattempo mi esibivo già sui palchi, e se non fosse andata bene in questo settore immagino avrei continuato a studiare, mi sarei laureato e sarei diventato avvocato. Aggiungerei un “forse”, però.

D: Il ricordo più bello della tua carriera?
R: Nel 1997, quindi ormai quattordici anni fa, sono stato premiato da Alberto Sordi a un concorso.

D: Quello più imbarazzante?
R: Gli inconvenienti, in questo mestiere, sono parecchi. Soprattutto all’inizio, quando cominci ad affacciarti a questo mondo lavorativo, ti capita davvero di tutto. Però ricordo che durante un’esibizione, dovevo cimentarmi con un numero che prevedeva che mi strappassi i pantaloni. Devo averci messo troppa foga, e insieme ai pantaloni son venute via anche le mutande. Son rimasto nudo come un verme di fronte al pubblico, e quel momento è stato davvero imbarazzante.

D: Penso che questo sia il ricordo più imbarazzante anche per il pubblico…
R: [Ride, NdR] Immagino proprio di sì!

D: E il ricordo di un Festival in uno scenario come quello delle Valli Giudicarie come lo collochi?
R: L’aspetto interessante, secondo me, riguarda la presenza di persone che si danno da fare per portare un certo tipo di spettacolo in luoghi in cui normalmente, magari, non arriverebbe. Mi piace molto l’atmosfera che si crea con il pubblico, persone curiose con cui si instaura un dialogo, c’è una grande risposta.

D: Il tema della manifestazione, infatti, è l’incontro. Quanto è importante questo elemento nei tuoi spettacoli?
R: In generale adoro parlare e interagire con il pubblico, è un aspetto fondamentale dello spettacolo, perché aiuta ad avere un feedback immediato, a capire cosa è piaciuto di più e cosa di meno e quindi a migliorarsi. Come dicevo prima, la comicità, soprattutto se fatta dal vivo, è un modo per comunicare, con chi sta davanti e con chi sta dietro il palco.

D: Ma è più importante la TV o il teatro?
R: La TV è necessaria per farsi conoscere e far sì che la gente venga poi a vedere gli spettacoli dal vivo. È stato grazie al piccolo schermo che il pubblico ha cominciato a scoprire chi ero e ad amare i miei personaggi. Poi l’atmosfera che si crea nei teatri o in generale negli spettacoli live è ineguagliabile, ma la televisione è un mezzo assolutamente necessario.
                    
D: Tu hai interpretato un sacco di personaggi. Quanto è importante variare?

R: Il fatto è che con il tempo, e il passare degli anni, si cambia inesorabilmente, e rispetto a quando ho iniziato questo mestiere sono completamente un’altra persona. Cambia il modo di pensare, e di osservare la realtà. Di conseguenza, quello che si rappresenta sul palco, non può rimanere uguale, altrimenti si diventa troppo ripetitivi e si perde l’interesse da parte del pubblico. Del resto, senza un cambiamento e una crescita, anche il lavoro più bello rischia di diventare monotono.

D: E quindi come ti poni rispetto al tormentone?
R: Il tormentone è un fenomeno prettamente televisivo, necessario per importi quando il pubblico non ti conosce. Chi assiste agli spettacoli, di solito, tende a non ricordare i nomi degli artisti che si esibiscono, ma si ricorda quello che fanno e quello che dicono. Tormentoni ne ho avuti, sono uno strumento di identificazione, una parola o una frase necessaria a introdurti a chi altrimenti faticherebbe a riconoscerti.

D: Nei panni di uno spettatore, rideresti alle battute di Leonardo Manera? Perchè?
R: Riderei delle cose più surreali, quelle che personalmente mi piacciono di più. Di solito comunque quello che rappresento riflette i gusti del pubblico, per cui se apprezzo maggiormente una gag rispetto a un’altra è anche perché so che avrà più presa sul fruitore finale.

D: Progetti per il futuro?
R: Fra poco uscirà nelle sale Una Notte da Paura, una commedia horror di cui sono coprotagonista insieme a Francesco Pannofino, e poi ho intenzione di fare una tournée in teatro.

D: Ci saluti alla maniera polacca?
R: Saluto tutto il pubblico con l’argento vivo addosso. Sono molto eccitato.

Carlo Amatetti

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

Share This Post On