INTERVISTA AD ALESSANDRA FAIELLA

 

Sagoma Comedy intervista Alessandra Faiella

Alessandra Faiella è un’artista a tutto tondo: dalla Tv del Pippo Chennedy Show e Zelig approda alla radio con Ho i Miei Buoni Motivi e La Carica di 101 e al grande schermo con La Grande Prugna. Tiene corsi di ironia e autostima, scrive libri (l’ultima sua pubblicazione è il romanzo Il Lato B, del 2010) e gira i teatri di tutta Italia con spettacoli suoi o classici del teatro umoristico italiano come La Momola Menardi, di Franca Valeri, o Sesso? Grazie, Tanto per Gradire di Dario Fo e Franca Rame. Fra un impegno e l’altro, ha trovato anche il tempo di rispondere alle fastidiose domande di Sagoma Comedy.

D: Chi è Alessandra Faiella?

R: Che bella domanda facile!

D: Puoi anche mentire

R: Sono una star di Hollywood. Sono un’attrice e autrice cui piace non solo recitare, ma anche scrivere. Sono già al quarto libro (Il Lato B). Quando decido che vorrei solo scrivere, partono gli spettacoli, ricomincio a recitare e mi chiamano in TV. È sempre stato così. Forse il destino vuole dirmi che devo continuare a recitare.

D: Cosa rappresenta per te la comicità?

R: È uno stile di vita. Non solo la esercito sul palcoscenico, ma la insegno nei miei saggi, nei miei corsi di teatro comico e di autostima. L’ironia e la comicità sono una filosofia di vita, un modo di vedere le cose per cercare di non sprofondare nelle ansie, nelle tragedie del quotidiano. La comicità è l’unica strategia che ci permette di prendere le distanze dai nostri problemi. E ci permette di farlo in modo sano. È una forma di difesa, come diceva Freud, ma non è una difesa di tipo patologico. Vuol dire giocare con la vita, non prendersi troppo sul serio. E nei momenti difficili, quando si riesce a fare finalmente una risata, significa che siamo riusciti a lasciarci alle spalle un problema o ad averlo superato almeno parzialmente.

D: Quale altro mestiere avresti potuto fare?

R: L’insegnante, infatti insegno teatro. Mi sono laureata, mi è sempre piaciuto studiare, e tutte le volte che sono stata in crisi col mio lavoro ho pensato: “Ma perché non mi sono dedicata all’insegnamento?”. Avevo tutti 30 e lode, avrei potuto tentare la carriera universitaria o fare la ricercatrice. Lavorare nell’insegnamento mi sarebbe piaciuto.

D: Scrivi, reciti, organizzi laboratori e fai mille altre cose. Ma allora è proprio vero che con una laurea in filosofia non si riesce a trovare un vero lavoro?

R: (Ride, ndr) In realtà sono laureata al DAMS, in Lettere e Filosofia con specializzazione nelle materie dello spettacolo. Ma è la stessa cosa, è uno studio totalmente teorico. Quello che faccio in teatro non è dovuto al DAMS. Ma lo rifarei assolutamente.

D: Il ricordo più bello della tua carriera?

R: Ne ho tanti. Ma forse il più bello è stato quando sono entrata nella compagnia con Dario Fo. Fu una gioia immensa, per me lui era un mito. Ho fatto un provino senza sperarci troppo e quando ho saputo che mi avevano preso è stato un momento meraviglioso.

D: Quello più imbarazzante?

R: Quando sono andata al Salone del Libro di Torino; avevo appena conosciuto Serena Dandini, ma non lavoravo ancora con lei. Siamo andati a cena e io non avevo la camera prenotata in albergo. Lei mi dice: “Beh ti ospito in camera mia”. Per me è stato un incubo: io nel mio lettino, nella sua stessa camera, non ho dormito tutta la notte. Lei ha ronfato bellamente, mentre io non riuscivo a chiudere occhio. Per me era un mito, quasi registravo il suono del suo sonno. Mi dicevo: “Ma perché? È una persona come tutti noi”, ma allora era nella cerchia dei miei miti.

D: Quale superpotere vorresti avere?

R: Sdoppiarmi, avere un Avatar che faccia il mio lavoro nei momenti di grande impegno. Se lavori e hai dei figli, in certi momenti particolarmente impegnativi, vorresti avere un clone che andasse a prendere i bambini a scuola e magari ti facesse trovare la cena pronta quando rientri a casa dopo le prove

D: Passiamo a un po’ di letteratura: qual è il lato B di Alessandra Faiella?

R: (Ride, ndr) Nel senso di lato B della mia personalità? Come tutti i comici ho anch’io una parte malinconica, non eccessiva però. Cerco di essere molto allegra in scena come nella vita. Quando mi prendono i momenti di sconforto, però, è parecchio dura tirarsi fuori. L’umorismo rimane sempre e comunque la mia filosofia di vita. Quindi non credo di  avere diversi lati B, mantengo una personalità abbastanza coerente.

D: Ora ti mettiamo alla prova: gradiresti del sesso?

R: Dipende da quando e con chi (ride). Conosco la tua fidanzata, potrei incastrarti!
 
D: Com’è possibile far girare uno spettacolo teatrale intorno a orgasmi, impotenza e frigidità senza scadere nella volgarità?

R: La volgarità è un gusto morboso, uno sguazzare nel torbido. Tutto ciò, in questo spettacolo, manca assolutamente. Lo scopo è proprio quello di liberare la sessualità dai sensi di colpa, dai moralismi assurdi, ma anche dallo squallore della mercificazione, come stiamo assistendo così abbondantemente adesso. Credo che il sesso sia una cosa pulita, e questo è il senso dello spettacolo. Si ride perché è sempre un tabù da smitizzare, ma non c’è nulla di volgare nella sessualità. La volgarità alberga in altre cose.

D: Sesso? Grazie, Tanto per Gradire è stato scritto più di 15 anni fa, e all’epoca fu sottoposto a censura. Oggi non c’è invece il rischio che appaia, al contrario, troppo leggero e pacato per i tempi che corrono?

R: È uno spettacolo del 1994, quindi non è nemmeno tanto datato. Eppure fu comunque censurato. Non riesco a capire perché. Quando lo vidi negli anni Novanta, quando Franca Rame lo rappresentava, continuavo ad avere la sensazione che non ci fosse assolutamente nulla di volgare.

D: Cosa rappresenta per te la figura femminile e artistica di Franca Valeri?

R: È un altro grande mito, una persona di un umorismo e di un’intelligenza veramente rare. Fra le autrici e attrici che ricordo della mia infanzia, lei spicca al di sopra di tutte le altre. C’erano tante brave artiste in quel periodo, Sandra Mondaini e Bice Valori solo per citarne un paio, e questo va a dispetto di chi dice che le donne non fanno ridere, e che oggi ci sono più comiche rispetto a una volta. Ma la Valeri, in più, ha la caratteristica di essere anche una grande autrice. Lo scopo de La Momola Menardi è quello di omaggiarla sotto questo punto di vista, di dar voce alle sue pagine e alla sua scrittura acuta, sottile estremamente intelligente

D: E’ difficile essere una donna, essere orgogliosa e fiero di esserlo e lavorare in un mondo, come quello della comicità, che è ancora considerato prettamente maschile?

R: In realtà oggi si è tornati indietro. Come dicevo prima, in passato c’erano fior di attrici, comiche e non comiche, bravissime. In TV i grandi varietà erano presentati da donne, cosa che oggi non avviene. Abbiamo dovuto aspettare quest’anno per vedere Claudio Bisio affiancato da Paola Cortellesi. E comunque è sempre un uomo a condurre. Tutto ciò prima non avveniva. C’erano Delia Scala, Loretta Goggi, Raffaella Carrà. Oggi è rimasta solo la Dandini, che comunque è nel suo enclave su Rai 3, mentre in passato c’erano show in prima serata trasmessi su Raiuno. Quindi non credo che quello della comicità sia un mondo “ancora” prettamente maschile. Credo piuttosto che lo sia diventato oggi.

Author: Enrico Piazza

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