INTERVISTA ESCLUSIVA A ROBIN WILLIAMS

 

Per ricordare degnamente Robin Williams eccovi in esclusiva l’intervista del comico Paul Provenza a Robin Williams, tratta dal libro Satiristas! La rivincita della satira.

Robin Williams ha completato ormai da tempo il passaggio da comico folle e imprevedibile ad attore di prima categoria. Ma non ha mai abbandonato i palcoscenici della stand-up comedy e non si è mai allontanato troppo dalle sue radici. A differenza di molti comici che come lui hanno intrapreso grandiose carriere nel cinema e nella televisione, Robin si considera ancora e soprattutto un comico da palcoscenico. È la sua condizione naturale, ed è anche la dimostrazione che puoi tirare un comico giù dal palco, ma non potrai mai staccargli il microfono. Dopo aver intrattenuto le truppe in Iraq e Afghanistan, ha sviluppato una visione del mondo più ampia e una maggiore consapevolezza del potere dell’umorismo e del perché oggi sia più importante che mai.

Non c’è pubblico migliore delle nostre truppe in missione. Sono felici da impazzire che tu sia tra loro, perché pensano, beh… è chiaro. Pensano: “Noi siamo obbligati, ma tu?” Apprezzano che tu sia andato fin lì, ma anche i tuoi sforzi di cogliere le discrepanze tra la realtà e quello che ci dicono, cioè che tutto sta andando bene. Le truppe pretendono che si dica la verità.

Ma la satira politica funziona con i soldati che sono nel bel mezzo della guerra?
Quando gli Hummer [Veicolo militare in dotazione dell’esercito USA. ndt] non erano ancora stati rinforzati a sufficienza ho detto che dovevano legare Dick Cheney al paraurti di un Hummer come il personaggio “Lord Humungus” in Interceptor – Il Guerriero della Strada. Mettetelo sul paraurti: “Ora sono armati a sufficienza!” I soldati ci sguazzano in queste cose. Una volta, commentando pubblicamente il fatto che i soldati non avessero l’equipaggiamento e le armi di cui avevano davvero bisogno, Rumsfeld disse: “Bisogna combattere una guerra con quello che si ha”. E io dissi: “Sì, ma… un’armatura normanna del XI secolo?” Andavano matti per quel tipo di battute. Anche fare a pezzi Bush davanti a loro era come sfondare una porta aperta, perché sapevano che razza di idiota fosse.

Nei comedy club, quando tu criticavi la guerra, la gente diceva, e dice ancora adesso: “No! Dobbiamo sostenere i soldati!”
Invece, ogni volta che ho avuto militari tra il pubblico, loro hanno sempre preso le mie difese. Alla grande. Soprattutto se ci sono stati, in guerra. I soldati si rendono conto più di chiunque altro delle situazioni del cazzo in cui li ficcano. Se parli con loro, ti senti dire che mettere in discussione il governo non è antipatriottico, ma che è la forma più alta di patriottismo! Se patriottismo significasse “Non mettere in discussione l’autorità”, saremmo ancora inglesi: “Oh, mio caro, le cose vanno piuttosto benino, oserei dire. Desidera del tè?” Inoltre, molti soldati hanno finito da un pezzo il loro turno di servizio. Vengono spremuti ben oltre le loro forze, e nonostante questo c’è ancora gente che alimenta l’idea di andare in Iran? L’esercito e i Marines hanno già dovuto abbassare i propri standard e ora accettano anche gente con precedenti penali. Se avessimo bisogno di ancor più soldati, dovrebbero abbassarli ulteriormente e a quel punto avremmo le Forze Molto Speciali: “Esercito detto me dolce tutti giorni! Io in esercito perché piace me dolce di esercito!”

Ti capita mai di finire nei guai per le tue battute?
A volte ti capita un fondamentalista cristiano che la mette giù dura. Il cosiddetto führer… ehm… furore cristiano. E pensi: “Quando arriverà l’Apocalisse e quelli come voi verranno accolti in Cielo finalmente potremo starcene un po’ in pace”. E che dire dell’idea che durante l’Apocalisse potranno saltare la coda per entrare in Paradiso? Anche i musulmani pensano di poter saltar la coda ed entrare per primi e gli ebrei ortodossi hanno la loro versione della stessa idea… Mmm. Gli ebrei ultraortodossi – gli estremisti chassidici – saranno impegnati a occupare la Cisgiordania, ma non nell’esercito, li vedrai invece dire agli altri ebrei: “Voi non siete veri ebrei”. “Va bene, lasciami appoggiare l’Uzi così possiamo discutere di teologia”. Sai, per la serie “I mormoni non sono veri cristiani”, e gli sciiti non sono veri musulmani e i sunniti non sono veri musulmani per gli sciiti… C’è tutta questa gente che dice: “Sei dietro di me nella coda, io sono davanti. Gne gne gne”. Persino gli scientologist, e quelli sono i più litigiosi di tutti. Se li prendi in giro, puoi star sicuro che contatteranno subito te e i tuoi avvocati. Una volta ho fatto una battuta sulla “Profittology” di “E.N. Ron” Hubbard – che, più che altro, era una battuta sulla Enron – ma, nonostante questo, subito dopo mi ha contattato un personaggio famoso che non nominerò che mi ha detto: “Sai, se potessi evitare di rifare quella battuta, noi lo apprezzeremmo molto”.

Satiristas - l'ultima intervista di Robin WilliamsE tu come hai risposto?
Beh, mi ha chiamato da amico, quindi ho cercato di gestire la cosa. Gli ho detto: “Non è una battuta su Scientology, è sulla Enron”. E lui ha detto: “Lo so ma, in realtà… apprezzeremmo davvero se tu potessi evitare di rifarla”. E io ho risposto: “Cercherò di rispettare la tua richiesta”. Dopo di che sono passato a parlare della “Chiesa di Ginecology”. Sarebbe uno spasso passare tra quelle tendine. Si convertirebbe un sacco di gente. Ma gli unici a contattarmi sono stati sempre loro. Non ho mai ricevuto proteste dalla Chiesa cattolica per le mie battute sul “Programma Divino di Protezione Testimoni” per i preti pedofili. Ma Scientology? Mi sono saltati addosso. Anche gli antiabortisti sono permalosetti. […]

A volte penso che la satira politica risulti spesso controversa perché chiede alla gente di smettere di pensare in termini di bianco e nero o di bene contro male.
La gente non vuole farlo, né a livello intellettuale, né emotivo. Il problema è che devi costringerli a fare i conti con quel tipo di cose, o finiranno per farlo in un modo molto più spiacevole. I governanti russi un tempo dicevano che il loro popolo era come un orso grande e feroce. Se lo tieni impegnato a stare in equilibrio su una palla, puoi star certo che non la lascerà andare per ucciderti. Quella palla non è altro che la PAURA . Fanno sì che la gente sia così preoccupata di perdere l’equilibrio da non riuscire a pensare ad altro. Credo che oggi ci sia sempre più gente che si è resa conto di questo meccanismo, ma l’unico modo per spezzarlo definitivamente è ricordarlo in continuazione. L’unico modo per spezzare la grande bugia è colpirli con la grande verità. E non devi mai mollare e dire: “Oh, beh… pazienza”. È quello che vuole chi detiene il vero potere. Sperano che tu dica: “Oh, beh”.

Sei più politicamente impegnato rispetto al passato?
Sto attraversando una specie d’improvviso risveglio. La disintossicazione mi ha cambiato la vita. Mi sono reso conto che non voglio più anestetizzarmi in alcun modo. Voglio essere sveglio e consapevole. C’è molto di cui essere grati e molto per cui bisogna ancora lottare. Questo Paese è in un tale casino che ci sono un sacco di motivi per alzarsi in piedi e dire: “Ehi!” E noi comici, noi sì che possiamo farlo. Ci sono paesi in cui verremmo incarcerati o uccisi. Due anni fa il comico iracheno Walid Hassan, una celebrità nel suo paese, è stato ucciso a Baghdad. Quello sì che è un posto in cui è dura fare i comici. Un’altra storia vera: in Germania stavo partecipando a un talk show molto serio condotto da una donna, che a un certo punto mi chiede: “Perché penzi che ci ziano cozì pochi comici in Cermania? Ce n’è qualcuno ma non tanti”. E io: “Avete mai pensato che forse è perché una volta avete cercato di sterminarli?” Ed ecco la parte veramente terrificante. Lei ci pensa un attimo e poi dice: “No”. E io ho pensato: “Oh, cazzo. Ecco il problema. Ce l’abbiamo davanti agli occhi”. Sai, se ricordi la figura del buffone – che peraltro, in genere, era un nano o una persona deforme – il suo ruolo principale era quello di mettere il re di fronte ai propri difetti e alle proprie debolezze e di cercare, per quanto potesse, di fargli farlo ridere di essi. Il suo compito era di ricordare al re: “Non sei un dio”. Ne Il Nome della Rosa, Umberto Eco parla della teoria di Aristotele sulla commedia. Il compito della commedia è ricordarci che anche il Papa scoreggia. […]

Credi che la comicità possa avere qualche effetto dal punto di vista politico?
Per un certo periodo ho pensato di sì. Prima della rielezione di Bush ho pensato: “Ehi, ce la possiamo fare! Guarda quello che idiota”. Per i comici era una manna dal cielo. Anche solo il suo modo di apparire come un anticristo dei poveri: due sei e un cinque. Margaret Cho ha fatto una delle battute migliori: “Bush non è Hitler, ma se si applicasse di più…” Patton Oswalt invece ha descritto un Bush che crede di lasciare un’eredità importante ed è convinto che la storia gli darà ragione, come se credesse all’improvviso di essere i Velvet Underground: “Sì, oggi tutti torturano il proprio popolo e pisciano sulla Costituzione, ma io lo facevo quando ancora non era di moda”. Voglio dire, un sacco di comici geniali l’ha preso pesantemente per il culo per anni… e cos’hanno ottenuto alla fine? È stato rieletto! […]”. “

Non mi risulta difficile credere che abbiano pensato fosse davvero uno di loro. Non penso infatti ci sia molta differenza tra il personaggio di Colbert e, per dire, Ann Coulter. La differenza è che lui fa ridere, lei invece è una stronza.
Credo che usino le strisciate vaginali dei suoi esami medici per neutralizzare il veleno dei serpenti. Ma in un certo senso hai ragione. Magari un sacco di repubblicani sono convinti che la Coulter sia una spiritosona. Deve aver azzeccato qualcosa, dato che si becca 50.000 dollari ogni volta che appare come speaker e va alla grande. Si rivolge allo zoccolo duro del popolo repubblicano, che l’adora. Ma d’altra parte c’è anche gente che vorrebbe ammazzarla, sai … Magari è quella la differenza. Colbert può esibirsi praticamente di fronte a tutti, perché la sua è una satira eccellente. È l’Andy Kaufman della satira politica. O forse no? Cos’è? Cazzo, è talmente originale! Non lo so cosa ci voglia per cambiare questa cultura o per smuovere la gente. Ma dobbiamo continuare a parlare, a dire le cose che non vogliono nessuno senta. Perché possiamo farlo. È come durante la Resistenza francese, ascoltiamo la BBC in attesa del messaggio in codice. “La lotta continua”. […] 

Estratto dall’intervista contenuta in SATIRISTAS! – La rivincita della satira, Sagoma Editore 2013, Tutti i diritti riservati, Vietata la riproduzione anche parziale

Immagine di Dan Dion

Carlo Amatetti

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

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