JULIAN GOUGH, LA PENNA TERRIBILE D’IRLANDA

Al suo primo sbarco in Italia, per presentare il suo “Jude il Candido”, l’irlandese Julian Gough si è sentito subito a casa: “Un piccolo paese cattolico afflitto da una politica disfunzionale… mi sono sentito come in Irlanda!”

Julian Gough sbarca finalmente anche nelle librerie italiane. Il suo romanzo cult, Jude il Candido, è stato presentato pochi giorni fa al Book Pride dove ha ipnotizzato tutti con il suo umorismo… e il suo completo! L’autore irlandese è un vero personaggio e un grande nome della letteratura europea. Il suo prossimo romanzo, ancora inedito – che non è umoristico, ma una sorta di thriller in un futuro distopico – ha catalizzato l’ultimo London Book Fair per il fatto che se lo è accaparrato Ravi Mirchandani di Picador. Sembra che Infinite, questo il titolo, sia la prossima scommessa di questo grande editor per far aggiudicare a un altro “suo” autore un Booker Prize.

julian gough

Julian Gough, elegantissimo, al Book Pride di Milano

Affronta nei suoi romanzi – quale che sia il registro che decide di usare (comico o meno) – tutti i grandi temi della modernità con una particolare attenzione per la scienza, l’economia e la tecnologia. Giustamente Mirchandani ha dichiarato, sempre a proposito di Infinite, ma vale per tutte le sue opere: “Some of the most excitingly original serious writing at present is being done at the edges of genre, from Kazuo Ishiguro to Picador’s own Emily St John Mandel. Julian Gough’s novel is a glorious and thrillingly intelligent example of this, a serious novel that combines the plot arc of a thriller with a stream of stimulating ideas drawn from today’s science, politics and technology. Whether he is writing about the challenges of a single mother raising an autistic child or the issues raised by a world of constant surveillance, Gough’s novel is brilliant, insightful and remarkable. I’m delighted we will be publishing it at Picador.”

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Julian Gough alla presentazione di Jude il Candido (Book Pride 2016).

Tornando a Jude il Candido, a detta dello stesso Julian Gough, è il tentativo (a nostro giudizio perfettamente riuscito!) di scrivere “il libro serio più comico del Millennio”. Irriverente e audace, Gough ha suscitato anche parecchio scalpore, da una parte attaccando la Chiesa, dall’altro preconizzando quella crisi economica che di lì a poco avrebbe cambiato la vita di milioni di persone (il romanzo è stato scritto nel 2007). Insomma, non solo un romanzo esilarante, ma anche un’opera controversa e premonitrice, primo capitolo di una saga che vedrà il nostro eroe sbarcare prima in Inghilterra (nell’imperdibile secondo romanzo in uscita in Italia sempre nel 2016) e poi negli Stati Uniti.

JUDE IL CANDIDO

Julian, il ritratto che fai dell’Irlanda e dell’Europa, al netto delle risate, non è di certo dei più confortanti.
“In effetti è così. Quando ho scritto il libro l’Irlanda correva a grandi falcate verso l’esplosione della più grade bolla immobiliare di sempre. Record, per inciso, di cui siamo molto fieri. Tutti spendevano e spandevano, bevevano champagne, e compravano macchinone tre volte più care di quello che potevano permettersi. Tutti in Irlanda si stavano dirigendo a tutta birra contro un muro che non vedevano”.

E lo hai visto tu prima di tutti? Serviva dunque uno scrittore?
“Gli scrittori spesso servono proprio a questo. Io sono molto interessato all’economia (ha scritto due opere radiofoniche al riguardo per la BBC, ndr) e uno scrittore ha un’arma in più rispetto a un’economista: riesce a vedere la realtà da più punti di vista. E qualche volta questo aiuta a vedere un po’ più in là di quello che i numeri dicono”.

Perché Julian Gough ha deciso di dare un taglio umoristico a questa critica della società moderna e dell’Irlanda?
“In Irlanda osservavo, oltre che i segnali di un imminente catastrofe economica, gli effetti di una irreversibile crisi spirituale. Gli scandali della pedofilia della Chiesa hanno raffreddato molto gli entusiasmi cattolici degli irlandesi. Ma se volevo davvero parlare di tutto questo, della Chiesa corrotta, dell’Islam, delle multinazionali fagocitanti, dovevo trovare anche il modo per rendere tollerabile per me scriverne e per i lettori leggere quanto avrei scritto. E l’umorismo mi sembrava l’unico modo. Come dicono gli antichi greci la tragedia è la lente attraverso cui gli uomini vedono se stessi, mentre l’umorismo è quella usata dagli Dei: ci vedono con divertito distacco, come noi potremmo vedere le tragiche avventure dei protagonisti di un fumetto. L’umorismo rende tollerabile, anzi divertente, assistere alle peggiori tragedie”.

Hanno detto di te che sei un mix tra Douglas Adams, Flann O’Brien e Samuel Beckett. Anche se è la definizione del Washington post a essere sicuramente la più divertente: “Julian Gough è come Roddy Doyle, ma estremamente di buon umore”.
“Beh, sono tutti grandi nomi e ringrazio sentitamente. Sicuramente sento l’influenza dei grandi nomi della letteratura irlandese. Sicuramente amo James Joyce, anche se ho un rapporto complicato con la sua opera. Mi piace molto Flann O’Brien. Ma, in realtà, non mi ispiro solo al mondo della letteratura. Hanno avuto molta influenza su di me la musica pop, i videogame, e anche i Simpson. Secondo me le prime 10 stagioni dei Simpson contengono una delle riflessioni satiriche più rilevanti del nostro tempo. Oggi, forse, questo primato spetta alla stand-up comedy, come forma espressiva nel suo insieme”.

Julian Gough alle prese con il furto del maiale dello scrittore Will Self

Grazie all’Ulisse di James Joyce Dublino, quella che appelli nel libro “diletta e degenerata”, è diventata una ambita meta turistica.
“E non me ne capacito. Credo che nessuno abbia in realtà letto l’Ulisse perché ogni sua pagina sembra urlare un unico chiaro concetto: “state lontani da Dublino!”. La Dublino che descrivo nel libro è… l’Inferno. E, effettivamente, Dublino vista nella sera sbagliata, non si discosta molto da questa visione. Davvero mi meraviglio come Dublino possa avere una così buona reputazione all’estero. Per intenderci, è una città con 16mila eroinomani e nessun teatro lirico”.

Insomma, sei molto critico verso l’Irlanda.
“Beh, forse devo chiarire una cosa. Io amo l’Irlanda. Mi fa impazzire, ma la amo. Quello che non sopporto è l’idea d’Irlanda, e di cosa sono gli irlandesi, che abbiamo ereditato da Eamon de Valera, padre fondatore dell’Irlanda. Era talmente desideroso di distinguersi dagli Inglesi, che ha costruito un’identità del Paese in negativo, come un paese “Non Inglese”. Ma non è vero. Noi abbiamo tantissime cose in comune con gli inglesi. Siamo diventati un paese cattolico, per non essere come gli inglesi, ma l’80% degli irlandesi era protestante. L’irlandese è diventata la nostra lingua nazionale, ma nessuno parla l’irlandese! Lo parlano solo in tre piccole cittadine in tutta l’Irlanda! A forza di definirci come l’opposto degli inglesi, è rimasto fuori moltissimo di quello che veramente siamo”.

Julian Gough, frontman del gruppo indie Toasted Heretic

E cosa siete?
“Durante i 100 anni della nostra indipendenza sono molti più gli irlandesi che hanno lasciato l’Irlanda di quelli che sono rimasti ad abitarci. Negli USA ci sono 40 milioni di persone che si dichiarano Irlandesi, quando in Irlanda vivono 4 milioni di persone. La verità è che gli Irlandesi sono cittadini del mondo, è questo quello che sono”.

Parliamo della tua “prima” in Italia. Come è stata la tua esperienza al Book Pride?
“È stato fantastico. La gente mi ha riservato una grandiosa accoglienza e ho davvero goduto passeggiare tra gli stand che vedevano, gli uni accanto agli altri, editori specializzati in heavy metal e artigiani con deliziosi porta-libro in tessuto. Fantastico. Amo davvero il mondo dell’editoria, che è pieno di persone che amano il mestiere che fanno. E lo dico provenendo da quello della musica (Julian è stato il frontman di un gruppo rock di discreto successo, i Toasted Heretic, ndr), che è pieno di persone terribili e di cocainomani. Quindi è delizioso trovarsi qui tra persone che sorseggiando caffè e parlano forbito…”

Carlo Amatetti

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

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