L’EDITTO BRIGNANO

Il sàtiro, da anni ridotto in cattività grazie a dosi da cavallo di sberle (e di editti) da sinistra e da destra, ha fatto ormai da tempo dell’auto-censura uno stile di vita e, col tempo, ha perso le attenzioni della politica. E subito dopo del pubblico (un sàtiro “non pericoloso” a che serve?). Ma sembra che l’evoluzione della specie non sia finita, e da catalizzatori di sberle, i comici sembra si stiano evolvendo in erogatori di ceffoni, inaugurando la stagione degli editti 2.0.

Andiamo per ordine. Che cosa è successo? Se visitate oggi la pagina Web dell’agenzia Sosia e Pistoia, una delle più grandi in Italia, prima a puntare forte sullo stand-up comedian Giorgio Montanini e il gruppo romano di Satiriasi, oggi appare così nella sezione dedicata alla stand-up comedy.

sosia e pistoia

La pagina dedicata agli stand-up comedian rappresentati dall’agenzia Sosia e Pistoia. Un po’ laconica, non trovate?

Cosa è successo? Il primo a scomparire è stato proprio il profilo del buon Giorgio, noto ai più come mattatore della trasmissione di RAI3 Nemico Pubblico e per la sua fugace, quanto evidentemente scomoda, apparizione a Ballarò (aveva sostituito Crozza nei suoi editoriali satirici). Luisa Pistoia, intervistata al riguardo da Massimo Galanto di TVBlog che le chiedeva se questo significava che l’artista non fosse più rappresentato dall’agenzia, ha risposto tautologica “Quando gli artisti non stanno più sul nostro sito vuol dire che non sono più rappresentati da noi”. Conscia, forse, di non aver soddisfatto appieno la curiosità dell’intervistatore ha poi aggiunto filosoficamente: “Gli artisti sono così: vanno e vengono”. E, parlando proprio di “artisti che vanno”, ecco, poco dopo, la scomparsa anche dei profili del resto della truppa di Satiriasi, il gruppo di stand-up comedian lanciato da Comedy Central nell’ultimo biennio. Tra questi, Filippo Giardina che conferma sempre a TVBlog: “Sono uscito da Sosia&Pistoia, e come me gli altri del gruppo di Satiriasi: Francesco De Carlo, Pietro Sparacino, Mauro Fratini[gli altri due membri di Satiriasi, Saverio Raimondo e Velia Lalli, non sono algidi separatisti ma più semplicemente sono rappresentati da un’altra agenzia, ndr].

Montanini vs. Brignano

L’EDITTO BRIGNANO

E proprio parlando con gli artisti emerge l’oscuro contesto che ha dato luogo al divorzio. Erano da subito cominciate a circolare voci di corridoio, piuttosto insistenti, che dicevano che dietro alla rottura fra Montanini e Sosia&Pistoia ci fosse un comico molto “influente” (leggasi = che genera più cashflow di Montanini) della medesima agenzia, attapirato per essere frequente bersaglio degli strali satirici di Montanini.

Possibile che un comico abbia fatto cacciare un altro comico? Lo abbiamo chiesto allo stesso Montanini.
“A me l’agenzia ha chiaramente detto che non posso più lavorare con loro perché “parlo male di Enrico Brignano”.

Credi che sia stato Brignano a chiedere la tua testa o l’agenzia è stata più realista del re, per non rischiare neppure di poter perdere la gallina dalle uova d’oro?
“Io non so se Brignano ne sia a conoscenza, ma a questo punto spero che prenda una posizione in merito, proprio in nome del lavoro che fa. Che è quello che faccio io, il comico. Sarebbe vergognoso che un comico, che al suo confronto è semi-sconosciuto, venga vessato dal collega ricco e famoso per motivi così futili. Mi piacerebbe mi chiamasse, o chiamasse la sua agenzia per dire “Avete fatto una cazzata”, non perché io poi torni in questa agenzia, ma proprio come atto di difesa verso la nostra categoria. Questa cosa che “non devi parlare male di… perché poi non lavori più” deve finire.

E, ad oggi (17 aprile 2015, ore 16:08, ndr), tu Brignano lo hai sentito?
“No, ancora no… Mi avrebbe fatto piacere ricevere una sua chiamata in cui mi avesse detto “sono affranto per quello che è successo, mi vergogno di questa agenzia e la lascerò quanto prima perché alla base del nostro mestiere c’è l’essere soggetti alla critica per il solo fatto di salire su un palco”. Io lo sono da sempre. La gente mi insulta da tempi non sospetti perché non tutti condividono quello che faccio e dico su palco”.

Se il silenzio di Brignano pesa come un macigno, le responsabilità dell’agenzia, però, appaiono ancora più macroscopiche. Il tuo repertorio, compreso il monologo in cui si cita Brignano come “archetipo” di un certo tipo di comicità, era ben noto. E se questa è la conclusione la domanda è: “perché t’hanno preso?”
“Loro avevano visto tutti i miei spettacoli e sapevano benissimo quello che dicevo su Brignano. Il fatto che se ne escano fuori dopo due anni, mi fa sospettare…”

… che qualcuno li abbia imbeccati… o che abbiano capito solo a due anni di distanza i tuoi monologhi: “Ahh, ma quando parlava di Brignano intendeva Enricuccio nostro?” Me l’immagino proprio la scena dell’improvvisa presa di coscienza dei tuoi agenti, chessò magari mentre rimuginano tra sé e sé facendo colazione. E tac!
“Ah ah, mi sembra l’ipotesi migliore! Io credo e spero che l’agenzia sia stata più realista del re e che, loro per primi, non abbiano capito che Brignano e Padre Pio vengono usati nei miei monologhi come icone. Se la richiesta di epurazione venisse da Brignano sarebbe una cosa davvero vergognosa, e un gran brutto segnale per tutta la categoria. Ma, ripeto, non credo. Aspetto fiduciosamente una sua smentita. E, chissà, una sua chiamata.”

 

L’EDITTO BRIGNANO: UN CASO MOLTO ITALIANO

In attesa della “chiamata” anche il resto di Satiriasi ha mollato baracca e burattini. “Non mi sento rappresentato da un’agenzia – ci ha confessato Pietro Sparacinoche da domani potrebbe svegliarsi e dirmi che non posso parlare male, chessò, di Benedetta Parodi perché “ce l’abbiamo in agenzia”. Con Enrico io non ho alcun problema, anzi io e Mauro (Fratini, ndr) ci abbiamo lavorato (come autori, ndr) e ci siamo trovati bene quando lo abbiamo fatto. E lui lo stesso. È stato molto carino dicendo che il nostro pezzo è quello più riuscito del suo spettacolo. Ci aveva chiamato proprio per aggiungere un quid satirico in più alla sua performance”.

Di tutta questa storia, l’aspetto più triste appare l’incapacità tipica degli artisti italiani di sentirsi comunità. In ambito internazionale, gli artisti, quando viaggiano, se sanno che un “collega” vive o sta lavorando nella città in cui sono diretti, non hanno problemi, anzi hanno il piacere di chiamarlo magari per farsi una birra e chiacchierare del proprio lavoro. In Italia sembra che le cornette del telefono pesino tonnellate. “Quello che è mancata – concorda Mauro Fratiniè stata proprio la possibilità di chiarirsi tra di loro. In Italia difficilmente hai occasione di conoscere un collega se non ci lavori. Manca il momento della condivisione disinteressata, forse manca alla base un profondo interesse culturale per quello che si fa. Tutto si riduce un po’ alla parte commerciale”.

Mauro Fratini è stato anche l’unico a essere riuscito a sentire direttamente Enrico Brignano: “Io l’ho sentito per dirgli che era evidente che Giorgio non ce l’avesse con lui personalmente. Lui, molto genuinamente, mi ha confessato che ci era rimasto molto male“. 

Un brutto segno. Che una telefonata potrebbe spazzare facilmente via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

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