È MORTO MIKE NICHOLS… IL COMEDIAN

In perenne equilibrio tra il mondo del dramma e quello della comicità, Mike Nichols ha riscosso eguale fama sia a teatro che al cinema. Tra i suoi allori, Tony, Oscar e il Grammy. Le Sagome non possono che ricordarne qui la carriera… comica.

È morto ieri notte a 83 anni uno dei registi più celebrati d’America, apprezzato da pubblico e critica sia a teatro che sul grande schermo. Ne ha dato conferma l’emittente Abc News, la rete per cui lavora la (sua quarta) moglie Danielle Soawyer. Il cineasta, nato a Berlino ma naturalizzato americano, era stato nominato agli Oscar per diversi film, come «Una donna in carriera», «Silkwood» e «Chi ha paura di Virginia Woolf?».

Mikhail Igor Peschkowsky – questo il suo vero nome, per cui nulla di sorprendente il fatto che lo abbia addomesticato… – è stato comico, regista, sceneggiatore, produttore. Potremmo accodarci nel ricordarlo come una delle 12 celebrità ad aver vinto tutti e quattro i maggiori premi dell’entertainment made in USA: Emmy, Grammy, Oscar (ovviamente per «Il Laureato» con Dustin Hoffman) e  Tony. Ma non saremmo Sagoma Comedy se non cogliessimo l’occasione per ricordarne qui soprattutto la dimensione comica. Del resto il suo ultimo film, del 2007, non a caso è stato «La guerra di Charlie Wilson», con Tom Hanks, Julia Roberts e Philip Seymour Hoffman. Un film che sottolinea in maniera magistrale la sua capacità di coniugare temi complessi (in quel caso la guerra in  Afghanistan) con un tono giocato sempre sul filo dell’ironia, se non dell’aperta comicità.

Insomma, ha chiuso con una commedia sulla guerra (genere particolarmente gradito, ci torneremo), dopo aver iniziato la carriera come comedian vero e proprio.

nichols may

Nichols è nato a Berlino il 6 novembre 1931. Figlio di un intellettuale russo e di una tedesca, entrambi ebrei, da parte della madre era lontano parente nientemeno che di Albert Einstein. Dopo la promulgazione delle leggi razziali naziste nel 1939 la famiglia emigrò negli Stati Uniti, prima a New York poi a Chicago dove Nichols divenne cittadino americano nel 1944. Ma a Chicago non divenne solo americano, divenne anche un comico. Dopo aver lasciato l’Università di Chicago per frequentare l’Actors Studio sotto Lee Strasberg, tornò per unirsi nel 1955 ai Compass Players, antesignana della successiva più raffinata compagnia di Chicago The Second City (per saperne di più: The Second City, La Culla della Comicità) dove affinerà le proprie doti recitative comiche a suon di improvvisazione teatrale con Elaine May, Shelley Berman, Del Close, e Nancy Ponder, sotto la regia di Paul Sills, tra i futuri fondatori del già citato Second City.

Proprio con Elaine May, nel maggio del 1958 andò a formare uno strabiliante duo comico destinato a riscuotere un grandissimo successo: trascinati dal successo di vendite di tre loro dischi, per anni fecero sfracelli in nightclub, alla radio e in TV.

Nel 1960 Nichols e May debuttarono a Broadway con lo show An Evening With Mike Nichols and Elaine May, diretti nientemeno che da Arthur Penn (futuro regista di capolavori come Gangster Story o Il Piccolo Grande Uomo). L’album di quello show vinse nel 1962 il Grammy Award nella categoria Best Comedy Album. Il duo si sciolse l’anno successivo, ma i due si riconciliarono presto, e collaborarono spesso negli anni successivi.

Ed è sempre la commedia quella che gli farà scoprire il suo vero amore professionale: la regia. Dapprima quella teatrale proprio portando sul palcoscenico negli anni Sessanta le prime commedie di Neil Simon: A piedi nudi nel Parco e La Strana Coppia. Tra regia e produzione teatrali, il buon Mike ha portato a casa qualcosa come 9 Premi Tony. La sua ecletticità, e il suo amore – ancora una volta – per la comicità, lo hanno portato a dirigere decenni dopo nientemeno che un musical dei Monty Python Spamalot.

mike nichols e spamalot

Anche la sua carriera cinematografica è stata costellata da grandi commedie, anche se ha sempre “giocato” col genere, portando sempre lo spettatore a non avere mai chiaro il genere dei suoi lavori. Lo stesso «Il Laureato» ha travalicato i confini di genere, affermandosi come un capolavoro tout court.

Nichols si è sempre dimostrato molto interessato a parlare di guerra con i toni della commedia. Non che questo lo abbia sempre premiato. Anzi. Proprio alla trasposizione del libro comico cult «Comma 22» deve il suo primo grande flop. Ma ci piace ricordare, invece, la piccola perla «Biloxi Blues», una trasposizione questa volta cinematografica di una pièce di Neil Simon (in Italia tradotto mestamente in «Frenesie Militari») che, stranamente, aveva raccolto alla sua uscita più denari che critiche (uniformemente) positive. Si tratta del secondo capitolo della trilogia autobiografica di Neil Simon che comprende Memorie di Brighton Beach e Broadway Bound. Ma è senz’altro un film da riscoprire con duetti attoriali rimarchevoli tra un giovane Matthew Broderick e un grande Christopher Walken.

Un altro grande successo di Nichols lo si deve sempre a una commedia, «Una donna in carriera», commedia carrieristica veramente anni Ottanta che ha fatto di Melanie Griffith una star e che gli ha procurato un’altra nomination all’Oscar. Decisamente meno riuscite, invece, la sua versione de Il Vizietto con «Piume di Struzzo» nonostante l’ottimo cast, da Robin Williams a Nathan Lane, o la commedia fantascientifica «Da che pianeta vieni?». Si è infine riconciliato con la commedia grazie ai duetti tra Tom Hanks e il compianto Philip Seymour Hoffman nel già citato «La Guerra di Charlie Wilson».

Insomma, come performer prima, e regista teatrale e cinematografico poi, Nichols ha dato un contributo davvero significativo all’evoluzione della commedia americana, firmando ottimi film, e lanciando o consolidando le carriere di grandi attori. Quindi, il grazie più sentito delle Sagome tutte: Mike, ci mancherai!

Carlo Amatetti

Author: Carlo Amatetti

Carlo Amatetti è l'editore di Sagoma, casa editrice specializzata in comicità e humour. Combatte da sempre per l'idea che anche la comicità debba entrare a buon diritto nell'ambito della cultura. Sorprendendosi che si debba ancora farlo...

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