PICCOLO GRANDE CHARLOT

 

Prima premessa: è stato l’artista dalla bibliografia più estesa e potrebbe sembrare inutile scrivere un altro libro su di lui, eppure quando il personaggio è grande, gli argomenti sembrano non esaurirsi mai. Per questo segnaliamo un nuovo libro italiano su Charlie Chaplin.

Seconda premessa: parlare di Charlie Chaplin richiederebbe una certa sensibilità e cultura che mi appartengono fino ad un certo punto. Lo stesso Jerry Lewis, che ha venerato Chaplin alla pari di altri geni come Stan Laurel e Buster Keaton, ha scritto che parlare del suo genio è come cercare di misurare l’oceano con una tazza. E’ impossibile. La cultura penso di averla, ho visto tutti i suoi film, letto molti libri, e quando avevo 8 anni, alle elementari mi permisero di fare un tema su di lui. Il voto fu così basso che da quel momento nutrii nei suoi confronti un certo astio. Crescendo, capii quanto fu innovativo e importante per l’evoluzione del cinema comico e non solo, ma la sua figura cominciò a sembrarmi antipatica. Troppo furbo, troppo ripetitivo nelle sue storie, specie nelle prime comiche che fece da solo, mi allontanai da Charlot per avvicinarmi ad altri tizi più simpatici e dai quali non mi sentivo in inferiorità: Stanlio e Ollio, rozzi ma gentili, diventarono i miei comici preferiti. Chaplin, nel frattempo, lo rincontrai alla scuola di cinema che ho frequentato, la “Rossellini”, tuffandomi nei suoi lungometraggi e, soprattutto, scoprendo quel fantastico documentario che è “Chaplin Sconosciuto”. Da lì capii, nei suoi innumerevoli tentativi di costruire una gag, una storia, quanto fu davvero geniale. Okay, era insicuro, impulsivo, collerico, lavorava bene solo con se stesso ed era geloso con i colleghi, sacrificò la sua vita privata per il lavoro – un vizio che comunque influenzò molti comici, vedi le turbolenti vite matrimoniali di Laurel, di Keaton – e aveva un debole per le ragazzine. Non furono cose che mi condizionarono quando rimasi folgorato da capolavori come “La febbre dell’oro”, “Il circo”, che per me rimane il migliore in assoluto, “Luci della ribalta”, e, ma non tutto, “Luci della città”. Sono sempre convinto che “Il dittatore” rappresenti uno dei film più coraggiosi mai fatti nella storia del cinema – un diretto attacco satirico contro il dittatore che, ricordiamolo, al momento che fu scritto il film, godeva di molti ammiratori anche in America e non sembrava quel pericolo vivente che si sarebbe poi dimostrato – ma con punti noiosi, specie nelle parti drammatiche. Lo so, finirò all’inferno per aver detto questo, ma tranquilli non parlerò di Chaplin, approfitto solo dello spazio per segnalarvi un libro scritto su di lui.

In occasione del centenario dalla prima apparizione del Vagabondo, nel 1914, e anche per i 125 anni che Charlie Chaplin ha compiuto proprio lo scorso 16 aprile, la Scuola di Cinema “Zavattini” ha organizzato un nuovo evento dedicato ai comici, con una giornata dedicata tutta a Charlot. Per l’occasione, è stato realizzato un libro che racconta come il personaggio di Charlot abbia influenzato la cultura anche in Italia, soprattutto nei film di montaggio, e come musicista, con uno studio approfondito anche sulle sonorizzazioni delle vecchie comiche, con un intervento prezioso del grande Lino Patruno. “Mitico Charlot”, è stato scritto dall’amico Enzo Pio Pignatiello e dal musicista Riccardo Colucci, lo pubblica la Pioda Edizioni, qui il link per poterlo acquistare. L’ho letto tutto d’un fiato, e se amate e studiate Charlie Chaplin, andrete matti: il loro studio è stato davvero eccellente e interessante soprattutto per conoscere il successo di Charlot nel nostro paese, fra documenti d’epoca e critiche dei quotidiani, ma anche la guerra alla pirateria che vide in prima linea lo stesso Chaplin.

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