RAMIS FA 70

Coincidenze che ti stringono il cuore: venerdì scorso Harold Ramis avrebbe compiuto 70 anni, mentre nelle sale italiane veniva proiettato eccezionalmente Ghostbusters, che quest’anno compie 30 anni dalla sua uscita al cinema.

Era nato il 21 novembre 1944 a Chicago, nella città natale di alcuni suoi amici e colleghi comici, come John Belushi e Bill Murray, quella stessa città dove avrebbero poi sfrecciato alla velocità supersonica i fratelli Blues, in missione per conto di Dio.

Rivedendolo in sala, alla sua prima apparizione nella Biblioteca di New York mentre aspetta Peter e Ray, il buon Egon si è meritato un applauso del pubblico che – me per primo – mi ha sorpreso. È lo stesso sorprendente applauso che ha scatenato un commosso Bill Murray alla cerimonia degli Oscar di quest’anno, annunciando le nomination come miglior fotografia, “Oh ne ho dimenticato uno: Harold Ramis, per Caddyshack, Ghostbusters  e Groundhog Day”.

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#haroldramis

Ramis era scomparso da poco, il 24 febbraio, e ci era dispiaciuto davvero. Quelli della mia generazione – sono nato nel 1982 – lo adoravano, era Egon Spengler, ricordate? “Colleziono spore, muffe e funghi”.
Da piccolino mi divertivano molto i suoi momenti di paura. Così altezzoso e scienziato (“io non scherzo mai”), ci divertivamo a vederlo scappare con Peter e Ray. Come quando appare il pupazzo dei marshmallow. Ray si giustificava quasi disperato, “Non c’è niente di più soffice e dolce di quei candidi gnocchi di lichene!”, e Peter si rivolgeva a Egon, “Ray è completamente partito, Egon, di te che ne è restato?”, e lui, “Mi dispiace, Venkman, il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare…”. Mi divertivano i suoi capelli – che non mi spiegavo perché nei cartoni animati dei Ghostbusters erano diventati biondi – la sua voce, riuscireste ad immaginare Peter e Ray senza Egon?

LA FORMAZIONE AL SECOND CITY
C’è stata una generazione di comici incredibile, fatta di talenti straordinari e, come spesso accadeva, di individui al limite della follia. A raccontarcelo sono gli aneddoti coloriti, le recensioni sconcertanti, le fotografie in bianco e nero, qualche registrazione radio, ma di video niente, solo il pubblico fortunato potrebbe raccontarci cosa hanno visto. E perché avevano quel dolore allo stomaco: ridevano a crepapelle, perché andavano al Second City di Chicago, nei primi anni Settanta, e sul palcoscenico salivano Gilda Radner, Christopher Guest, John Belushi, John Candy, e un tizio alto, dalla voce profonda e dalla incredibile capigliatura, di nome Harold Ramis. Nel 1968 si unì a questo branco di matti sia a teatro (periodo sul quale potete leggere l’interessantissimo libro di Mike Thomas The Second City Unscripted, prontamente tradotto e disponibile presso la Sagoma Editore) e poi in radio con il programma The National Lampoon Radio Hour (1973), con autori come Michael O’Donoghue, e un cast che comprendeva un certo Bill Murray, e suo fratello Brian Doyle-Murray, e Chevy Chase, che sarà inghiottito dalla televisione assieme a Belushi, la Radner e un altro membro di Second City, sezione canadese, Dan Aykroyd, altro “tizio” abbastanza eccentrico. Ramis non seguirà le orme del Saturday Night Live, temendone i massacranti orari di lavoro e lo stress della diretta, ma ritroverà Belushi e alcuni “papà” del demenziale – John Landis, alla regia, Ivan Reitman, alla produzione – con la confraternita del National Lampoon, partecipando al copione di “Animal House” (1978). Il film lo conoscete, fu un successo planetario.
Ricorda Landis, “Ho incontrato Harold a New York negli anni ’70 perché mi era stato proposto di dirigere Animal House e volevo rivedere lo script con gli autori. Harold era uno scrittore brillante old fashion che se ne usciva sempre fuori con una battuta. Gli ho detto che il loro script era la cosa più divertente mai letta. Era meraviglioso, divertente e intelligente. Harold aveva scritto per sé il ruolo di Boon, ma io ho deciso di ingaggiare Peter Riegert al suo posto. Non ho preso lui perché era troppo vecchio per il ruolo e perché pensavo che un altro lo avrebbe fatto meglio. Mi ha portato rancore per molto tempo, ma se guardate la performance di Peter nel film, non sta interpretando Boon, sta interpretando Harold Ramis”.

IL REGISTA DEI COMICI
A quel tempo Ramis lavorava ancora a Second City, soprattutto allo show televisivo (SCTV, dal 1976 al 1979), come scrittore e attore. Fra gli attori, Rick Moranis e Martin Short – che approderanno al Saturday Night Live negli anni Ottanta. Incontrerà di nuovo Murray nel 1979, lavorando al copione del film che lo lancerà come star comica, Meatballs (Polpette). Lavoreranno ancora a braccetto: nel 1980 esce Caddyshack (Palle da golf), con Murray e Chevy Chase, regia dello stesso Ramis, seguito da Stripes (1981), dove Harold e Bill sono attori e Ivan Reitman regista. Praticamente, sono in rodaggio per il successivo film, mancherà solo Aykroyd per formare il terzetto di acchiappafantasmi che nel 1984 diventerà uno dei più grandi successi di sempre, Ghostbusters, scritto da Dan con Ramis.

ramis600-2È questo il film e il ruolo per cui Ramis è stato ricordato e generalmente compianto. Il suo nome potrebbe dirvi poco, eppure è stato un capitolo importante del cinema comico, non solo americano se pensate che ha influito molte generazioni successive. Quando è scomparso, la reazione è stata generalmente molto commossa, specie i colleghi che hanno adorato il suo modo di lavorare, sempre gentile e tranquillo, e i suoi fan, perché anche se Ramis non lavorava da diverso tempo e i suoi ultimi film non sono stati un grande successo, ha contribuito come pochi a realizzare commedie assolutamente intelligenti: è passato dall’umorismo rozzo di “Stripes”, di National Lampoon’s Vacation (1983, con Chevy Chase), al demenziale di Club Paradise (1986, con Robin Williams – chi se lo ricorda? Consiglio il recupero!), allo stravolgimento dei personaggi, Multiplicity (Mi sdoppio in 4, con Michael Keaton), all’invito a vivere meglio, dopo aver passato un incubo comico esilarante, come accadeva nel suo film più famoso, Groundhog Day (Ricomincio da capo, 1993, con Bill Murray: nel 2006 è stato inserito tra i film da salvare dal National Film Registry), fino al rilancio di Robert De Niro come star comica, in Analyze This (Terapia e pallottole, 1999, con Billy Crystal in stato di grazia). Trasmetteva simpatia, dolcezza, nessuna senso di superiorità, come ha detto Bill Murray al Time Magazine, “Si è guadagnato il suo posto sul pianeta. Dio lo benedica“.

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