
L'androloga Anna (Luciana Littizzetto) e il benzinaio Piero (Emilio Solfrizzi) sono sposati da vent'anni. Lui perde la memoria e lei lo "riformatta" trasformandolo nell'uomo perfetto. Il bidello Rocco (Salvatore Ficarra) e l'impiegato Michele (Valentino Picone) suonano in una cover band dei Beatles e le rispettive compagne non vedono di buon'occhio la loro passione. Il chirurgo plastico Marcello (Claudio Bisio) e l'impiegata Paola (Nancy Brilli) sono divorziati da anni ma fingono di essere una famiglia felice per non spezzare il cuore della mamma di lui (Wilma De Angelis), ottantenne a cui resta poco da vivere.
Attenti al mostro! Dopo King Kong contro Godzilla, dopo Alien vs Predator e soprattutto dopo Maschi contro Femmine, arriva in sala il film che sancisce il passaggio dai supereroi al supercast, dalla guerra fra mostri alla guerra fra sessi. Ma è un bluff - e non è un sequel - perché Femmine Contro Maschi sviluppa i personaggi secondari nati da una costola del primo episodio. E Bisio, Littizzetto & Co finiscono loro stessi col fare la figura dei mostri. Se in McF Fausto Brizzi è stato accusato di legarsi troppo agli schemi televisivi, con FcM fa ancora peggio, utilizzando la tecnica dello spin off, in auge nei telefilm degli anni '80 (vedi Serialmania) e asservendosi definitivamente al tubo catodico. Onestamente c'è un altro collegamento, ancora più funesto, fra i due capitoli: il primo non era stato giudicato malaccio, ma già lasciava presagire quel peggio che nel secondo prende puntualmente forma. Trovate banali, gag elementari, più antiche di Stanlio e Ollio, battute che sarebbe meglio non rivedere nelle sale cinematografiche, soprattutto ora che il cinema italiano sta trionfando con Qualunquemente e Che Bella Giornata. Uscire di casa per vedere un surrogato mal riuscito di Zelig e Striscia la Notizia sfiora l'irritante; se fossimo allo stadio Olimpico di Roma, e non al cinema, i tifosi laziali canterebbero: “Ma che siete venuti affà?”. Dopo King Kong e Predator, in sala ci sono i mostri di Brizzi. Meglio chiudersi in casa.