Le avventure della celebre combriccola di toscanacci vengono proiettate nella Firenze quattrocentesca. Le zingarate, ovvero quelle azioni goliardiche compiute per sfuggire alle responsabilità della vita adulta e ricercare una giovinezza ormai svanita, sfidano anche la peste, dando vita a una serie di scherzi che faranno impazzire la Firenze medicea.
Avete presente la sensazione di “stupro” provata quando Vasco ha messo mano a un inno generazionale come Creep dei Radiohead, dando vita alla scialba versione italica Ad Ogni Costo? Ecco, allora pensate a cosa può succedere se un'operazione simile viene fatta con una perla della commedia nazionale come Amici Miei dell'indimenticabile Mario Monicelli. I gruppi di boicottaggio alla pellicola nati sui social network fanno riflettere, e molto. Perché va bene finché De Sica e Neri Parenti fanno i cinepanettoni, chi non vuole non li guarda e tutti gli altri in coda al multisala. È giusto e sacrosanto. Ma sfruttare il nome di un capolavoro della cinematografia italiana per dare vita al solito filmetto usa e getta è francamente troppo. Non c'è spessore nella trama, nelle gag e nelle zingarate. Ma ciò che rattrista di più è vedere De Sica (con tutto il rispetto parlando, dato che rimane comunque un attore estremamente professionale), Ceccherini o Panariello prendere il posto di Tognazzi e compari. Parenti cerca di raffinare il suo stile attingendo al patrimonio di un maestro come Monicelli. Ma il sapore di cinepanettone è duro da mandare via, e il risultato è inevitabilmente deludente, dissacrante e oltraggioso. Non c'è fantasia, non c'è creatività. Manca quello spirito goliardico che ha decretato il successo del lavoro originale, e questo Amici Miei – Come Tutto Ebbe Inizio, più che un prequel, e la parodia di un prequel.