
La storia si svolge in Salento, nel pastificio Tammaro, che a causa della crisi licenzia i suoi tre operai. Enzo (Vincenzo Salemme), Carmine (Giuseppe Battiston) e Bandula (Hassani Shapi) sono però riassunti come custodi della preziosissima collezione di opere d’arte contemporanea dei proprietari del pastificio: perché opere così incomprensibili valgono tutti quei soldi? I tre hanno un’idea e parte una truffa in grande stile che rischia però di finire malamente; si ritroveranno così a fare una corsa contro il tempo per rimettere tutto a posto.
Un elogio all’italianissima arte di arrangiarsi! Questo film è una vera commedia all’italiana, decisamente non al livello de I Soliti Ignoti, ma l’idea che da imprese non esattamente oneste possano nascere situazioni comiche non è nuova nel nostro cinema. I personaggi sono purtroppo delle macchiette e nonostante la bravura degli attori, Battiston e Salemme in primis, il film non riesce mai veramente a decollare. Il film non funziona neanche come commedia sociale, le questioni del precariato e della crisi sono là a disposizione ma non vengono mai trattate con il rispetto che meriterebbero, sono solo il pretesto per far iniziare la storia. L’idea centrale, quella di falsificare delle opere di arte contemporanea, è molto carina: chi non ha mai pensato sono capace anche io di tagliare una tela o di lasciare un’impronta su un uovo? Ma viene sfruttata a metà, simpatica la parte dedicata alla ricerca dei materiali, decisamente inverosimile invece come critici quotati e acquirenti esperti cadano nell’inganno… Tirando le somme è un’occasione sprecata, lo spunto di partenza c’è, gli attori sono bravi, ma il film si esaurisce dopo poco più di mezz’ora.