Una raccolta di parodie di film noti, brevi episodi che fanno il verso a pellicole cult e meno cult: da Grease a Il Codice Da Vinci, Il Padrino, Il Gladiatore, Avatar, nulla sfugge al frullatore di Greggio che si cimenta con un genere, quello della parodia, che sbanca i botteghini e che lo ha sempre appassionato sin dagli esordi in veste di regista.
Venezia. Anteprima di Box Office 3D. Applausi. Sconcerto. Ora, non è per fare gli snob, anche perché bisogna dare a Ezio quel che è di Ezio e fare tanto di cappello alla sua infinita carriera di entertainer e ammettere che tutto sommato è pure un bravo attore - e lo ha dimostrato con la parte ne Il Papà di Giovanna di Pupi Avati. E poi ci sarà un motivo se quel geniaccio di Mel Brooks, magari non lucido come un tempo ma sempre e comunque geniale, lo ha scelto come suo pupillo italiano, no? Ma francamente non si riesce proprio a spiegare il perché di quell'entusiasmo con cui il film di Greggio è stato accolto alla Mostra di Venezia. Non si può passare sopra a certe gag fastidiose e intrise di volgare maschilismo, a una sceneggiatura che sembra sia stata scritta dieci anni fa (e probabilmente è così a giudicare dai film chiamati in causa) e a un ritmo inesistente. Insomma, la verità è che Box Office 3D fa ridere quanto Incompreso di Comencini, probabilmente il film più drammatico nella storia del cinema italiano. E non è un'esagerazione, anche perché certe battute inserite nella pellicola della star di Striscia la Notizia sono davvero agghiaccianti: nonostante l'estrema prevedibilità riescono a gelare il sangue nelle vene. Perché applaudire una commedia che non fa ridere? Per il 3D inesistente? Perché è il primo film italiano girato in stereoscopia (eh?!?)? Molto più probabilmente gli applausi sono dovuti al fatto che Greggio è uno di casa, quello che da decenni cena con milioni di famiglie italiane. E poi, vedere questo Box Office 3D, ricorda tanto i tempi in cui ci si riuniva davanti alla TV per guardare Drive In. Amarezza.