
Zachary e Ethan, due ragazzini di undici anni se le danno di santa ragione: labbra gonfie, lividi, occhi tumefatti. I genitori di chi li ha prese invitano a casa i corrispettivi di chi le ha date per discutere sull'accaduto. Colpo di scena: ai convenevoli di rito seguono ben presto, battute al vetriolo, discussioni accese e situazioni paradossali, in un tutti contro tutti che affonda nel grottesco.
Carnage non è solo un film con un gran cast (che include i tre premi oscar Kate Winslet, Jodie Foster e Christoph Waltz), ma anche una raffinata commedia che intreccia con maestria l'eleganza della forma allo sviluppo narrativo. Tratta dalla pièce teatrale di Yasmina Reza, Il Dio della Carneficina - che in Italia ha visto fra gli interpreti uno scatenato Silvio Orlando - gode nella versione del geniale Roman Polanski di una regia ricca di suspence e humor nero, volutamente hitckochiana (le citazioni da Nodo alla Gola del grande maestro del giallo sono evidenti), che ha esaltato noi Sagome. La pellicola è un crescendo di atteggiamenti infantili che fanno apparire i genitori più immaturi e capriciosi dei loro figi, situazioni paradossali, nevrosi da benestanti, gesta grottesche e una raffinata tendenza all'autodisitruzione compiaciuta che trova la sua evidenza in frasi come “Io credo nel dio del massacro, il dio che governa indiscusso dalla notte dei tempi” o “Non ne posso più di tutte queste stronzate buoniste, e poi io sono un figlio di puttana con un brutto carattere, ok?”
Una prova d'autore che appassiona, stordisce e riesce a divertire dei conflitti che ci portiamo dentro.
Però adesso basta, devo andare a litigare con qualcuno.