
Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli, forti del successo ottenuto con gli sketch televisivi, approdano sul grande schermo con la versione cinematografica de I soliti idioti: il burino arricchito Ruggero trascina il fin troppo sensibile figlio Gianluca in situazioni al limite dell'assurdo che dovrebbero permettergli di capire come gira davvero il mondo.
I soliti idioti sono volgari, grotteschi, scomodi solo in apparenza. E ci piacciono così. Il bello è che Nongio e Biggio superano brillantemente il debutto sul grande schermo, riuscendo a traghettare l'umorismo compresso in tempi televisivi ristretti verso un lungometraggio ben fatto, che omaggia la comicità dissacrante dei leggendari Monty Python o del più moderno Sacha Baron Cohen. Il duo di attori sceglie di incentrare la pellicola intorno alle sole vicende di Ruggero De Ceglie e del figlio nerd Gianluca, fra i personaggi più popolari dello sketch show televisivo, e questa scelta aiuta a rendere il risultato molto più simile a un film vero e proprio che a un semplice pastone fatto di gag sconnesse fra loro. Si tratta di un umorismo becero e scorretto, fatto di tormentoni e parolacce, figure grottesche e personaggi che assomigliano a caricature. Ma scavando più in profondità, si trova un ritratto terribilmente realistico di un Italia popolata dai soliti idioti che abitano nell'appartamento a fianco o spediscono raccomandate in un ufficio postale. Più goliardico che satirico, più di cattivo gusto che irriverente, più volgare che sagace, I Soliti Idioti genera comunque risate. E se si riesce a evitare di fermarsi al solito “Dai cazzo Gianluca”, si può anche riflettere sulla condizione di questo strano paese a forma di stivale.