
Hugo Cabret è un orfano, che vive segretamente tra le mura della stazione ferroviaria di Parigi negli anni trenta. Quando incontra un automa rotto, con l'aiuto di un'eccentrica ragazza (Chloe Moretz) decide di ripararlo. Ma l'automa presenta segreti che riportano a galla vicende del passato che lo stesso patrigno della ragazza aveva inabissato. Questi si rivela essere uno dei più grandi autori della storia del cinema internazionale che viveva nella triste illusione di essere stato dimenticato da tutti.
Ehi, ma allora Martin Scorsese non sa fare solo drammoni e noir. Alla soglia dei settant'anni, il regista di Taxi Driver e Quei Bravi Ragazzi esordisce alla regia in una favola fantasy e per di più in 3D che tocca anche la leggenda degli albori del cinema. Nuove e antiche tecniche si mescolano con risultati tutt'altro che disprezzabili, anzi la tecnica tridimensionale non è più esercizio di stile ma diventa strumento di narrazione efficace per le avventure del giovane protagonista. L'impressione è di assistere a una gigantesca macchina per provocare emozioni e stupore nello spettatore, un po' come succedeva una volta quando il cinema si chiamava cinematografo, i film erano in bianco e nero e venivano vissuti tutte le volte come una grande avventura. Ma oggi gli spettatori sono molto più smaliziati ed esigenti, si sa. Per questo buona parte della riuscita di Hugo Cabret è merito dello scenografo Dante Ferretti e della moglie che, per farla breve, hanno riprodotto per intero la stazione di Paris Montparnasse. Già solo per questa monumentale opera il film meritrebbe di essere visto.