Quattro storie diverse tenute insieme da Cesare (Enrico Brignano), poliziotto, e dalle sue intercettazioni telefoniche. Ed è grazie a lui se le vite di Antonio (Vincenzo Salemme), Claudio (Gigi Proietti), Elena (Nancy Brilli), Marco (Emanuele Bosi) e Laura (Luisa Ranieri), si incrociano generando un insieme di situazioni equivoche e catastrofiche condite con l'immancabile tocco di piacioneria all'italiana.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare: Carlo ed Enrico Vanzina sono senza dubbio un punto di riferimento importante per la commedia all'italiana anni Ottanta, oggi ampiamente rivalutata, e quella del film a episodi comici è una formula che ha sempre funzionato. Ma per divertire non è sufficiente prendere attoroni come Gigi Proietti e Vincenzo Salemme e catapultarli in un abisso di luoghi comuni sull'italietta furba e truffaldina. L'utilizzo narrativo di usi e abusi di fenomeni attuali come le intercettazioni telefoniche, i politici intrallazzoni e i figli di papà raccomandati (e incapaci) dovrebbero rendere più credibili e aggiornate ai nostri tempi le situazioni. Mah. I figli del grande Steno (Carlo in regia ed Enrico alla sceneggiatura), che da decenni mantengono un ritmo produttivo da catena di montaggio, stavolta ci regalano una commedia noiosa, più scontata del solito e che procede a stento su un fragile terreno narrativo lastricato di gag riciclate e situazioni disastrose. Che alla fine si risolvono con un pacca sulla spalla, una spaghettata e la consapevolezza che, in fondo, "la vita è una cosa meravigliosa". E lo sarebbe anche senza questo film.