Per un orco, la vita monotona da marito premuroso, padre affettuoso, ed eroe del popolo, non dev'essere proprio gratificante. Così Shrek, desideroso di poter tornare a sentirsi un vero orco almeno per un giorno, stipula un patto con il subdolo nano Tremotino e accetta di essere catapultato in un mondo in cui non è mai nato. L'offerta è una truffa, e Shrek dovrà scampare a un regno governato da Tremotino, in cui Fiona, Ciuchino e compagnia bella non ricordano l'amico.
Uscendo dalla sala, la speranza è quella di incontrare Tremotino e chiedergli di essere catapultati in un mondo in cui il quarto capitolo di Shrek non è mai esistito. Sì perchè quel Vissero Felici e Contenti nel titolo vuole indicare che la saga dell'orco color giada, che piace ai bambini e fa impazzire gli adulti, è ormai giunta a conclusione, con l'inevitabile lieto fine tipico di quel mondo fiabesco di cui il capolavoro Dreamworks si era nutrito. Una fine purtroppo indegna, un po' buttata lì, con battute già sentite e fini a sé stesse e personaggi che hanno perso lo spessore di un tempo. Il 3D e gli incassi record negli States non bastano a coprire le lacune nella sceneggiatura, una minestra riscaldata e un poco insipida che difetta di quel geniale citazionismo che aveva fatto di Shrek un prodotto acutamente ironico e rivoluzionario. Le cose belle prima o poi sono destinate a finire, è vero, e il team di produzione era conscio che replicare il livello qualitativo dei primi tre episodi a lungo sarebbe stato impossibile. Ma una chiusura così banale appare semplicemente come un ultimo tentativo di ricavare degli utili dal simpatico omaccione verde. La trama del film in fondo non mente: gli orchi non fanno più paura a nessuno. Ma, purtroppo, non fanno più neanche ridere.
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