
Johnny vive a Hollywood nel leggendario hotel Chateau Marmont. Se ne va in giro sulla sua Ferrari e casa sua è un flusso continuo di ragazze e pasticche. Totalmente a proprio agio in questa situazione di torpore, Johnny vive senza preoccupazioni. Almeno fino a quando giunge inaspettatamente allo Chateau la figlia undicenne, Cleo, nata dal suo matrimonio fallito. Il loro incontro spinge Johnny a riflessioni esistenziali che lo porteranno a fare delle scelte.
Era tanta l’attesa per Somewhere, il film della giovane figlia d’arte Sofia Coppola. Sofia, regista intimista e rivelatrice, torna a tre anni di distanza dallo storico Marie Antoinette e si dedica nuovamente ai temi a lei più cari: quelli introspettivi, in cui si indagano i rapporti e le relazioni tra genitori e figli. C’è tanto di autobiografico nell’ultimo film della regista americana che ha anche scritto e curato la sceneggiatura. Una commedia amara che ci racconta, attraverso uno sguardo malinconico e pigro, le vicende del divo hollywoodiano Johnny Marco, interpretato da uno Stephen Dorff più che in forma. Fin da subito lo spettatore si ritrova ad osservare, quasi sconcertato, l’universo voyeuristico dell’attore americano, un uomo troppo annoiato e privo di una reale identità, che trascorre le sue giornate all’insegna di feste, alcol, pasticche e rapporti occasionali. Sarà l’inaspettato arrivo di Cleo, figlia undicenne del divo, a creare scompenso e minare quel mondo privo di incertezze e pieno di effimere e inconsistenti soddisfazioni. La Coppola descrive attraverso le immagini, le musiche, le luci e le pause, l’inconsistenza, la superficialità e l'aridità di un universo, quello dello spettacolo, in cui tutto ruota intorno all’esibizionismo. Ma qualcosa non funziona, e la regista, pur dimostrando una notevole maturità, si fa prendere dalla foga e non riesce o non vuole scavare a fondo le esistenze e le psicologie di questi personaggi.
Per poter inserire commenti devi essere un utente registrato