
Checco fa la security in una triste discoteca della Brianza, ma si ritrova a lavorare come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano. Dopo infiniti malintesi ed equivoci sarà lui stesso a diventare una minaccia per il patrimonio artistico italiano. Nel frattempo incontra Farah, una ragazza araba che si finge francese, arrivata nel nostro paese per portare a termine la sua personale vendetta...
Checco Zalone l'ha fatto di nuovo. Con Cado dalle Nubi ha sbancato i botteghini, facendo pensare di aver già dato fondo a tutto il suo repertorio cabarettistico per creare un fenomeno cinematografico irripetibile. E invece rieccolo sul grande schermo, sempre più scemo e coinvolgente. I personaggi di Luca Medici sono così ignoranti da essere geniali. Fotografano un'italietta sgangherata, candidamente razzista e felicemente semianalfabeta, e lo fanno servendosi di una comicità surreale, spontanea, lontana dalla mediocrità dei cinepanettoni, che mangiano polvere al box office, ma nemmeno paragonabile all'umorismo esplosivo di Roberto Benigni o all'ironica intelligenza di Francesco Nuti. È semplicemente Checco Zalone, che tiene lo spettatore incollato al grande schermo con l'appeal acqua e sapone di Aldo Giovanni e Giacomo e la demenza naif di Rowan Atkinson. Non bisogna certo aspettarsi una sceneggiatura impeccabile o una regia visionaria, ma semplicemente delle risate di pancia, così come lo sono la scrittura e la recitazione di Checco, che si scaglia contro tutto e tutti dimenticando il politically correct e dimostrando di essere qualcosa di più di un semplice fenomeno usa e getta.