
Dopo 4 anni di dorata latitanza, Cetto La Qualunque riabbraccia la sua amata terra e le sue proprietà, conquistate senza troppa fatiche, fra abusivismi edilizi e Sovrintendenze ignorate. Ma la “sua” Calabria è cambiata: si pagano le tasse e si emettono scontrini (quanto basta, senza esagerare), c'è addirittura chi prova a far rispettare la Legge. Ma Cetto non ci sta, decide di “salire in politica” per candidarsi sindaco, e fonda il PdP (Partito du Pilo) per difendere il suo sistema di valori: la campagna elettorale può cominciare.
Quando un comico diverte le platee sbeffeggiando vizi e trame immorali della politica, si dice che fa satira. Antonio Albanese è andato oltre, mostrando che dietro la satira c’è tanta, troppa amarezza. Cetto La Qualunque incarna i difetti che la classe politica nostrana ha sfornato in 65 anni: clientelismo socialista, familismo democristiano, aggressività mediatica e populismo accattone da seconda Repubblica. Lo spaccato sociale è carico di realismo fin dalle prime scene, tanto da sconfinare in una sorta di reportage folkloristico-televisivo, in cui le donne sono porno-icone senza nome e dagli abiti succinti. Un cosmo in cui la parola legalità è sovvertita fin dalle fondamenta e Polizia, GdF, Carabinieri e magistrati rappresentano Il Male. In questo scenario desolante, La Qualunque e la sua cricca sguazzano alla grande, regalando momenti grotteschi e battute fulminanti. Come quando Pino il lacchè sospira a Cetto, che si guarda tronfio allo specchio: ”Chi è bello, è bello, e chi è chiu bellu di te... si trucca”. Una volta candidato, Cetto e il suo “Qualunquemente pensiero” vengono affiancati da Jerry (Sergio Rubini), lo stratega di comunicazione politica, e avanzano fra il popolo al grido di ”Fatti i cazzi toi!”. Insieme imbastiranno un sistema di controllo delle masse, con tanto di giornalista televisivo asservito, promesse di lavoro e ovviamente chiu pilu pe' tutti. Il Pilu scende prepotentemente in campo, e quella che all'inizio sembra una finzione cinematografica troppo spinta si trasforma nella triste realtà quotidiana della politica: la realtà supera (in peggio) la fantasia. Le risate in sala abbondano, ma quanta amarezza!