
Perché un non vedente, un non deambulante e un non pensante si ritrovano sul cornicione del palazzo presidenziale, con uno striscione che rivendica la dignità dei padri? Cosa li porta a questa clamorosa rivolta contro lo Stato, armati solo di strumenti musicali? E perché la polizia li considera come fossero dei terroristi? Questa è la storia di tre uomini privi di strumenti, assediati da barriere architettoniche e mentali, che tentano una disperata insurrezione disarmata e... disarmante.
Un disoccupato idealista che colleziona corsi inutili, un paraplegico che si occupa degli strumenti del Quirinale, un cieco che insegna inglese senza sapere l'inglese: ovvero, una banda di “loser” da far invidia a I Soliti Ignoti di Monicelli. Ma mentre la banda capitanata da Peppe Er Pantera fallisce il colpo della vita nel Bel Paese del Boom e del Miracolo economico, quella di Adriano Bennicelli commette l’unico reato di provare a volare più in alto dell’odierna Italietta, sempre uguale a sé stessa. E la banda armata solo di strumenti veri o immaginari disarma il pubblico a colpi di risate. Michele La Ginestra in grande spolvero guida il terzetto di protagonisti (in scena con lui gli altrettanto bravi Ettore Bassi e Sergio Zecca) che dà voce e corpo agli agrodolci toni tragicomici e al politically correct (o uncorrect?) del testo, indovinando battute, situazioni e il filo rosso di una romanità mai sguaiata. Il mestiere di Marafante firma soluzioni, tempi e ritmi di un montaggio narrativo dichiaratamente cinematografico. Non è poco per un bello spettacolo che attraverso tre vite minori racconta un Paese che sta per festeggiare il suo 150° compleanno e che avrebbe il bisogno disperato di volare. Come i protagonisti di Banda(Dis )Armata.