
L’avvenente Mirandolina ha ereditato dal padre una locanda che gestisce con l'aiuto del suo fidato cameriere Fabrizio. La locanda è ritrovo di cavalieri, marchesi e conti che l’astuta Mirandolina si diverte a lusingare, far innamorare e immancabilmente rifiutare, solo per il gusto di esercitare l’arte della seduzione. L’opera classica di Carlo Goldoni, originariamente ambientata nella Firenze del 1700, per mano del regista Corrado d’Elia fa un viaggio nel tempo e rivive negli anni ’70, tra i vivaci colori di una scenografia di plastica, musiche pop e ritmi incalzanti che ricordano la più attuale televisione.
La Locandiera rinverdisce una tipo di approccio fra mondo femminile e maschile quasi dimenticata, in cui una donna seduce e una schiera di uomini se la contende. Mirandolina rappresenta il modello di femminilità ambita, libera e intenzionata a esser artefice del proprio destino al punto da gestire consapevolmente il gioco della seduzione che le ruota intorno. Grazie alle geniali scelte del regista Corrado d’Elia la storia rivive in un'inedita modernità. Lo stesso D’Elia spicca anche come interprete, nel ruolo del burbero cavaliere di Ripafratta, dalle cui radici di diffidenza e misoginia l’ammaliante Mirandolina riesce comunque a far fiorire l'amore. Tra gli ospiti della locanda nell'intenzione originaria di Goldoni figurano anche due commedianti che, pur spacciandosi per dame, si tradiscono per i goffi modi. In questa rinnovata versione le attricette vengono rimpiazzate da starnazzanti ed esilaranti Drag Queen che aggiungono colore e consolano i corteggiatori delusi, avvolgendoli di una femminilità più marcata di quella di una donna vera. Tutta la storia si svolge in una stanza rosa shocking, con un arredamento da casa delle bambole in stile Barbie Girl degli Aqua (hit tormentone nel 1997). E’ una commedia leggera, brillante e coinvolgente, restaurata nella forma, ma non nei contenuti, nell’assoluto rispetto di un testo originale che è senza tempo.