
Il pianto, in tutte le sue declinazioni. E implicazioni. Fatto naturale sì, ma non per questo di facile gestione. E, ovviamente, frequenza, intensità e motivazioni del pianto divergono nettamente quando la lacrima fa capolino dall'occhio di un uomo o di una donna. Un argomento non convenzionale affrontato in un frizzante monologo condito anche da note in libertà.
Niente ali. Tolto il costume delle Winx, lontano dai riflettori di Colorado Cafè, Rita Pelusio è forse meno appariscente, ma sicuramente più esplosiva. Niente effetti speciali, dunque. Solo talento e simpatia. E un tocco in più: un pianoforte. Lo spettacolo è essenziale: un palco nudo su sfondi neri, un pianoforte a coda nero, e una Rita Pelusio in pantaloni e t-shirt neri. Un'oscura essenzialità rischiarata solo dal talento della Nostra che – in circa un'ora e mezzo di one woman show – offre agli spettatori un luminoso caleidoscopo di personaggi e situazioni. Minimo comun denominatore: il pianto. Tra leghisti, esibizionisti, vedove tradite, ostetriche di ferro, donne di servizio sudamericane o esilaranti vecchiette inacidite, si parla del pianto delle donne in carriera ("briefing, brainstorming… e crying"), quello per eccesso o per difetto di fantasia, a chi non rivolgersi per avere aiuto (mamme e amiche in primis), come gestirlo davanti ai figli, delle grandi differenze tra uomini e donne. Il tutto inframmezzato da sapidi siparietti canterini per uno spettacolo che di certo non delude.