RENATO POZZETTO, LA VITA L’E’ BELA!

Oggi compie 75 anni l’attore Renato Pozzetto, ormai diventato una vera icona della comicità italiana. Probabilmente la parola “Sagoma” è nata per descriverlo, sia fisicamente che caratterialmente.

I suoi personaggi, sin dall’esordio con Per amare Ofelia, nel 1974, sono stati spesso degli sprovveduti, anche sessualmente complessati, un po’ ingenui e con un’aurea vagamente surreale: non rinunciando ai tormentoni di facile presa con il pubblico – ormai l’esclamazione “Eh la madonna!” è un suo marchio di fabbrica, come il “Taaac!”, “Praticamente”, “Tieni giù le parole” etc – Renato conquistò le platee del cinema con la sua comicità rarefatta e assolutamente originale. Insomma, Pozzetto è stato ed è davvero un grande comico.

La sua formazione artistica è stata casuale ma fondamentale per arrivare al successo nazionale che ha ottenuto in cinquant’anni di carriera e circa sessanta film.

Figlio della guerra, nato il 14 luglio del 1940 a Laveno, cresce con l’amico d’infanzia Aurelio detto Cochi Ponzoni raccontandosi cretinate e frequentando la gente eccentrica che girava per le gallerie notturne di Milano quando, per puro divertimento e il ringraziamento dietro una bottiglia di vino, cominciarono a strimpellare filastrocche e canti milanesi per la gioia dei visitatori. Cochi e Renato passarono dalle Osterie – la prima si chiamava Osteria dell’Oca – verso l’ultima ventata d’avanspettacolo italiano, che ormai si stava trasformando verso uno spettacolo più veloce, meno gambe e più artisti solitari. Stava nascendo il cabaret. Al “Cab ‘64” di Milano incontrano Lino Toffolo, Felice Andreasi, Bruno Lauzi, ed assieme tirano su qualche spettacolo per disperazione. Il loro repertorio era strambo ma avevano bisogno di correzione: per questo un frequentatore assiduo decide di prenderli sotto la sua ala e di aiutarli nei testi e nella chitarra. Enzo Jannacci, detto “Il dottore”, diventò così il padrino di Cochi e Renato che decide di portarsi via tutto il gruppo verso un altro locale prossimo al decollo, lo storico Derby Club Cabaret. Dal 1965/66 per circa dieci anni, Cochi e Renato furono i direttori artistici del cosiddetto “Gruppo Motore”, il team formato da Toffolo, Lauzi, Andreasi, loro due, il Dottore, seguiti poi da Paolo Villaggio, I gatti di Vicolo Miracoli, Teo Teocoli, Massimo Boldi e così via. Dal Derby furono trascinati davanti le telecamere della RAI nel 1968 per il primo contenitore domenicale della tv nazionale, “Quelli della domenica”. Conduce Paolo Villaggio, e assieme a Cochi e Renato ci sono i più “noti” Ric & Gian. E’ quasi un disastro, il pubblico non capisce l’aggressività di Villaggio e trova assurde le canzoni di Cochi e Renato, che per la cronaca esordirono con “A me mi piace il mare”. I funzionari si mettono le mani nei capelli, il pubblico più giovane apprezza invece la comicità dirompente e in un certo senso modernissima che la coppia vuole proporre: la gallina non è un animale intelligente, lo si capisce da come guarda la gente, cantano i due con il passo della gamba a squadra. Dal ’68, anno di rivoluzioni culturali, Cochi e Renato si fanno le ossa, fra locali per tutta Italia e sporadiche apparizioni in televisione. Eppure ottengono la responsabilità totale di due programmi: Il buono e il cattivo (1972) e Il poeta e il contadino (1973). Una squadra di talenti dietro formata da Beppe Recchia (regia), Beppe Viola (testi), Jannacci (canzoni), idiozie e canzoni intelligenti (Cochi e Renato). Cercano quando possono di portarsi appresso i loro amici, a volte funziona (vedi I Gatti), a volte no (vedi Massimo Boldi, che per Canzonissima ’74 a momenti lo rispediscono a casa a calci). Al picco del loro successo accade l’inevitabile: Renato, più comico e forse più furbo dei due, viene chiamato dal cinema visto che non si trovano storie adatte alla comicità verbosa della coppia, sciogliendosi consensualmente e avviando una lunga carriera che, di fatto, esplose nel breve giro di un paio di anni. Dal 1974 al 1976, per dire, Pozzetto sforna ben dodici film, alcuni dei veri cult della comicità, come La Poliziotta (1974), Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista (1975), Due cuori una cappella (1975), Il Padrone e l’operaio (1975).

Quando Cochi e Renato si dedicano a quello che sarà ufficialmente il loro ultimo programma assieme, Canzonissima ’74, regalano alla storia una canzone che sarà nelle hit parade, E la vita, la vita, scritta a sei mani con l’immancabile Jannacci.

Pozzetto, ormai non più Cochi & Renato, si rende conto che viene troppo usato e decide di prendere per le corna la sua carriera, tentando di inserire la comicità delle origini, quella del Derby, in farse come Sturmtruppen (1976), campione al box office, o dirigendo lui stesso cose carine, personali e tutt’altro che banali come Saxofone (1978), purtroppo un flop al botteghino e che determinò una sterzata verso le sue decisioni artistiche: meglio commedie leggere, facili da girare e senza impegno, che dedicarsi al surreale delle origini. Come ha scritto Enrico Giacovelli, dal teatro anticonformista passò al cinema conformista, e come lo stesso Renato ha recentemente dichiarato, non tutti i film che girò lo hanno reso fiero, eppure non sono poche le commedie da ricordare: Oh Serafina (1976), di Alberto Lattuada, Ecco noi per esempio (1977), in coppia con Adriano Celentano, La Patata bollente (1979), diretto da Steno con Massimo Ranieri e Edwige Fenech, Sono fotogenico (1980), di Dino Risi, Fico d’India (1980), sempre Steno ma con un inedito Diego Abatantuono, Il Ragazzo di campagna (1984), ormai un cult, Lui è peggio di me (1985), ancora con Adriano, fino a quel piccolo capolavoro che rivelò il suo talento di grande attore che fu Da Grande (1987), praticamente la parte del bambino che è in lui che aspettava da una vita.

Agli inizi degli anni ’90, la carriera di Renato subì una discesa nonostante il grande successo ottenuto dalla serie de Le comiche (1990, con due seguiti), viene affiancato ad attori che funzionerebbero anche con lui ma sono in film troppo volgari come Ricky e Barabba (1992), di e con Christian De Sica, e Infelici e contenti (1992), con Ezio Greggio, e nel giro di pochi anni l’interesse del pubblico comincia a scemare.

Decide di tornare alle origini, lascia il cinema e richiama Cochi a fare la coppia formidabile che fu 25 anni prima, tornando nella serie di telefilm (modesta) Nebbia in Valpadana (2000). Incidono un nuovo disco, tornano in teatro, sorprendendo il pubblico che li ritrova sul palco come se non fosse passato tutto quel tempo. Nel 2005 sono autori della sigla di Zelig Circus – rispolverando un loro vecchio hit, Libe-libe là – e allo stesso tempo nel cast dei comici che si esibiscono. La Rai li chiama per fare ammenda di un silenzio durato un po’ troppo e affida loro Stiamo lavorando per noi (2007).

Spinti dal successo ottenuto, Renato ritenta la carta della regia e ci riprova con Un amore su misura, purtroppo non ottenendo favori da nessuna parte. Riprova allora come attore comico, prima in Oggi sposi (2009), poi in coppia con Frassica in Casa e bottega (2013).

Certo, non ha più l’esuberanza di un tempo, eppure gli basta ancora uno sguardo, un movimento per far ridere. La sua (sorprendente) partecipazione al film Ma che bella sorpresa, surreale e divertente come sempre, ha confermato la sua grandezza.

Tanti auguri Renato, e grazie.

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