STEPHEN COLBERT: LATE SHOW, ARRIVO!

Martedì 8 settembre prende il via il Late Show firmato Stephen Colbert, che raccoglie la pesante eredità della conduzione di David Letterman. E il primo ospite sarà…

 

Dalla biglietteria di Second City alla copertina di Time il passo non è affatto breve… Ma come Stephen Colbert ha confessato a Time “Ho dovuto lasciare (The Colben Report, ndr), ho dovuto cambiare. Per mantenere credibile il mio personaggio (quello del repubblicano saccente, ndr) non potevo mai abbassare la guardia e permettere al pubblico di avvicinarsi, facendogli capire chi ero veramente”.

Come si apprende dal libro di Mike Thomas The Second City – La Culla della Comicità il comedian originario di Washington si è formato nel famoso teatro di improvvisazione di Chicago: “Ci sono rimasto per cinque anni: era tutto per me. A un certo punto ho smesso di lavorare in altri teatri, ho pensato che se avessi avuto successo lì non avrei dovuto fare nient’altro. Mi sono detto: “Scoprirò quello che mi può offrire”. E aveva davvero un sacco da offrirmi, come ha ancora molto da dare a chiunque voglia prendere sul serio il proprio lato demenziale.”Fondamentale è l’incontro con Paul Dinello e Amy Sedaris che – parafrasando – lo aiutano a togliersi un po’ la scopa dal sedere, professionalmente ed esistenzialmente parlando: “Avevo un approccio da attore, perché avevo studiato recitazione, ed ero molto controllato. Paul e Amy mi fecero conoscere un aspetto un po’ più sregolato della vita”.

È lo stesso Paul Dinello – come riporta sempre Mike Thomas – che ci fa capire come il personaggio de The Colben Report fin da allora stava scaldando i motori per venire fuori: “Stephen era molto bravo a interpretare personaggi di idioti colti, perché aveva una grande proprietà di linguaggio e sprizzava intelligenza da tutti i pori. Era anche abilissimo nel prendere per il culo le persone rimanendo impassibile.

Stephen a Second City incontra Steve Carell e, coincidenza vuole, anche lui già a quei tempi stava elaborando un personaggio che diventerà protagonista del suo primo blockbuster 40 Anni Vergine. “Ho fatto quella gag con lui almeno una volta – racconta Stephen Colbert – Era assolutamente farina del suo sacco. Il personaggio aveva l’età di Steve all’epoca in cui lui lo interpretava, ed era vergine, e non poteva rivelarlo agli amici, perché si vergognava da morire. […] Sono stato davvero contento quando ho saputo che quella gag sarebbe diventata un film, perché mi fece sperare che tutti gli sketch che non siamo mai riusciti a far funzionare lì a Second City potessero un giorno diventare un successo.”

Dopo la missione quinquennale nell’universo di Second City (1991-1995), e una sempre più consistente presenza al Daily Show, arriva nel 2005 lo sbarco su Comedy Central con il suo The Colben Report , che non è che una sorta di spin-off del Daily Show. Qui però il programma è concentrato su Stephen Colbert, un giornalista immaginario interpretato… da Colbert. Un conduttore descritto dallo stesso Stephen Colbert come “dalle buone intenzioni, mal informato, un ricco idiota”. Insomma la caricatura repubblicana dell’esperto di politica televisivo. Il programma ha subito un impatto fortissimo. Colbert viene addirittura invitato alla tradizionale cena con i corrispondenti dalla Casa Bianca, nei panni del suo solito personaggio di anchorman destrorso. Probabilmente gli organizzatori ancora non avevano compreso l’ironia della cosa, e il suo intervento si tramuta in un agghiacciante boomerang per il Presidente Bush. Qui sotto il suo intervento sottotitolato dagli amici dai sempre ottimi giovini di Comedy Bay.

Come ricorda Paul Provenza nel bellissimo Satiristas “in quell’occasione Stephen Colbert venne acclamato come un eroe. Fu un momento che fece fermare tutto il mondo della comicità a riflettere sulla timidezza mostrata fino ad allora.” Ma, continua Provenza “mentre tutta la comunità di comici, e molti americani, lo considerano un autore coraggioso, importante e dotato di un bel po’ di palle, Colbert stesso ha un punto di vista più moderato su ciò che fa e sul suo impatto.” Stephen Colbert, infatti, nella bellissima intervista contenuta in Satiristas precisa: “Non considero coraggioso quello che ho fatto alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca. […] Penso che un atto di coraggio sia compiuto nei confronti di qualcosa di cui si prova ragionevolmente paura. […] Ma io non avevo alcun timore, ero galvanizzato.”

 

Ma l’esperienza de The Colben Report, dopo quasi 10 anni, arriva a una sua conclusione. Ancora in Satiristas Stephen Colbert spiega bene l’utilità dell’indossare la maschera del “disinformato per interesse”: Anche se cerco di indossare la maschera con leggerezza, non la tolgo mai completamente, perché mi permette di dire cose che altrimenti non mi sarebbero concesse. Ad esempio: “Rosa Parks è sopravvalutata. Non dimentichiamoci che è diventata famosa per aver infranto la legge, ok? A quanto mi risulta noi non elogiamo i fuorilegge. Penso che questo fatto venga messo in secondo piano da tutta quella storia dell’autobus. Per carità, c’è voluto un bel po’ di coraggio, ma penso che qui si stia tentando di confondere le acque. È una criminale”. Posso farla franca grazie alla maschera del mio personaggio. […] In questo mi è utile il mio personaggio. Mi permette di passarla liscia. Quasi sempre”.

E proprio quando ormai sta decidendo di togliere definitivamente quella maschera arriva l’occasione perfetta, quella della vita: sostituire nientemeno che l’icona vivente David Letterman al Late Show. La prima puntata si avvicina di ora in ora, attesa per martedì 8 settembre 2015. Tutti i riflettori saranno puntati su di lui. E di certo lui punterà tutto sul proprio talento. Ah, e su George Clooney come primo ospite… non si sa mai.

Tutto su Stephen Colbert:

the second city news-satirstas-comemdy
The Second City – La Culla della Comicità, Mike Thomas, Sagoma Editore Satiristas – La Rivincita della Satira, Paul Provenza e Dan Dion, Sagoma Editore

Stephen Colbert in lingua originale:

Stephen Colbert, perle in ordine sparso:

 

Author: Redazione

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